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«Quel 13enne sembra femmina: toglietelo alla madre»

Giudici e assistenti sociali spediscono il ragazzino in una casa famiglia
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Allontanato dalla madre e dal padre per «segnali di disagio psichico», tra i quali «difficoltà di identificazione sessuale». Luca – il nome è di fantasia , 13 anni, il 24 novembre scorso è finito nel decreto di un giudice del tribunale dei minori di Venezia, che per risolvere il «disturbo della personalità» che lo affligge, far fronte alla «necessità di metterlo in contatto con i propri desideri» e avviare un percorso di revisione del suo mondo interno, ha deciso di interrompere temporaneamente i rapporti coi genitori. Decaduta la patria potestà, almeno temporaneamente. Perché Luca, secondo gli assistenti sociali che già lo hanno preso in carico sarebbe aggressivo e maleducato, bugiardo e provocatorio. Ma il problema più grave, a sentire gli assistenti sociali, sarebbe un altro: Luca «ostenta atteggiamenti effeminati» e ha «difficoltà di identificazione sessuale» legate al rapporto di dipendenza con la madre.

La storia è delicata e articolata. Ma Francesco Miraglia, il legale esperto di diritto di famiglia che segue la madre di Luca, parla di «rischio discriminazione». Arrivare in una casa famiglia, un ambiente molto delicato e difficile, col marchio di ‘ omosessuale’, infatti, potrebbe compromettere ulteriormente l’equilibrio di un ragazzino conteso tra due genitori che, più volte, si sono sfidati in tribunale.

Allontanato dalla madre e dal padre per «segnali di disagio psichico», tra i quali «difficoltà di identificazione sessuale». Luca – il nome è di fantasia -, 13 anni, il 24 novembre scorso è finito nel decreto di un giudice del tribunale dei minori di Venezia, che per risolvere il «disturbo della personalità» che lo affligge, far fronte alla «necessità di metterlo in contatto con i propri desideri» e avviare un percorso di revisione del suo mondo interno, ha deciso di interrompere temporaneamente i rapporti coi genitori. Decaduta la patria potestà, almeno temporaneamente. Perché Luca, secondo gli assistenti sociali che già lo hanno preso in carico sarebbe aggressivo e maleducato, bugiardo e provocatorio. Ma il problema più grave, a sentire gli assistenti sociali, sarebbe un altro: Luca «ostenta atteggiamenti effeminati» e ha «difficoltà di identificazione sessuale» legate al rapporto di dipendenza con la madre.

La storia è delicata e articolata. Ma Francesco Miraglia, il legale esperto di diritto di famiglia che segue la madre di Luca, parla di «rischio discriminazione». Arrivare in una casa famiglia, un am- biente molto delicato e difficile, col marchio di ‘ omosessuale’, infatti, potrebbe compromettere ulteriormente l’equilibrio di un ragazzino conteso tra due genitori che, più volte, si sono sfidati in tribunale.

Il decreto del tribunale dei minori parte da qui: il padre di Luca vuole riavere suo figlio. E la madre non vuole lasciarlo andare.

In mezzo c’è il pubblico ministero, che ha chiesto – e ottenuto – il collocamento del tredicenne in una struttura residenziale idonea, che sarà compito dei servizi sociali individuare, il decadimento della patria potestà da parte di entrambi i genitori e l’incontro con gli stessi in modalità protetta. Luca, dal 2007, vive solo con la madre. Gli incontri col padre sono stati sospesi da un anno e mezzo, dopo la denuncia sporta dalla donna contro di lui per una pesante accusa: maltrattamenti e abusi ai danni del figlio. Il procedimento a carico dell’uomo, però, si è chiuso con un’archiviazione, essendo emersa, da una perizia disposta dal gip, «l’incapacità del bambino a rendere testimonianza a causa di un vero e proprio blocco emotivo rispetto alla tematica del padre». Insomma, non è stato possibile accertare fino in fondo se le accuse fossero fondate o un’invenzione. Luca, infatti, non riesce a dire com’è andata. Il tribunale dei minori ha quindi disposto un percorso di ripresa graduale dei rapporti tra il padre e il figlio, guidato dai servizi sociali, e un sostegno che consentisse ai genitori di rapportarsi tra loro nell’interesse del bambino. Ma per il giudice ciò non è avvenuto, anzi il bambino sarebbe stato usato come «strumento del conflitto di coppia». Il ragazzino era stato così affidato ai servizi sociali per le attività scolastiche e ricreative. Dalle 7 alle 19 sono gli assistenti sociali a vigilare su di lui, a farlo studiare e relazionare con i coetanei. Ma dall’analisi effettuata dagli esperti in quel contesto sarebbero emersi i problemi del ragazzino.

Luca, appunta il tribunale riferendosi alla relazione tecnica, «presentava problematiche relazionali profonde e segnali di disagio psichico», come aspetti regressivi e aggressivi. Violento, irascibile, in opposizione con tutti. Ma, soprattutto, «il suo mondo affettivo risultava legato quasi esclusivamente a figure femminili e la relazione con la madre appariva connotata da aspetti di dipendenza, soprattutto riferendosi a relazioni diadiche con conseguente difficoltà di identificazione sessuale – si legge -, tanto che in alcune occasioni era andato a scuola con gli occhi truccati, lo smalto sulle unghie o brillantini sul viso». Una festa di Halloween in terza elementare, ha chiarito la madre. Ma la storia travagliata di questo ragazzo è andata avanti così. Il bambino, nel 2014, è stato infatti inserito in un gruppo famiglia, per consentire «l’intervento psicoterapico ed educativo» . Le denunce non mancano nemmeno in questo caso: la madre di Luca, infatti, ha denunciato per percosse il responsabile della comunità diurna. E ha poi denunciato, nuovamente, il padre per abusi sessuali sul figlio. Un padre passivo, dice il tribunale, e una madre che in alcun modo si sente responsabile della situazione. Il percorso di recupero, per il tribunale, è dunque fallito per colpa dei genitori. In mezzo ci sta Luca, conteso e statalizzato. Destinato, forse, ad arricchire l’esercito dei bambini ‘ rapiti’ dallo Stato.

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