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Zsa Zsa Gabor, l’ultima diva di Hollywood

L’attrice ungherese si è spenta a 99 anni nella sua casa di Los Angeles
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Un diplomatico, il fondatore degli Hilton Hotel, un attore, un banchiere, un pretroliere, il creatore della bambola Barbie, un avvocato divorzista, un conte messicano e infine un principe tedesco. Nove mariti e una vita da diva hanno fatto di lei una delle ultime leggende hollywoodiane. Zsa Zsa Gabor, al secolo Sari Gabor, si è spenta domenica nella sua villa a Los Angeles: aveva 99 anni, una vita di ricordi e un ultimo marito, il nono, di trent’anni più giovane di lei.

Nata a Budapest nel 1917 quando la capitale ungherese era ancora parte dell’impero Austro- Unigarico, prima di diventare Zsa Zsa, Sari calcò per primi i palcoscenici di Vienna nel 1934 e nel 1936 venne incoronata Miss Ungheria. Furono però gli scintillanti Stati Uniti d’America a fare di lei una diva.

Zsa Zsa si trasferì negli States allo scoppiare della Seconda Guerra Mondiale, lasciandosi alle spalle il primo marito ma portando con sè le due sorelle Magda ed Eva, entrambe future attrici. In America il suo aspetto esotico la rese subito un’attrazione per i salotti mondani di Hollywood: «è la cortigiana più costosa dopo Madame de Pompadour», dicevano i maligni, per via dei suoi molti flirt. Lei rispondeva: «Faccio molti pasticci ma scelgo io i miei uomini, non viceversa. E del sesso non so nulla, perchè sono sempre stata sposata».

Di lei si ricorda soprattutto il forte accento dell’est, vezzo mai perso nonostante una vita passata al sole della California, e i capelli biondissimi ad incorniciare il viso dai tratti affilati. Nessun personaggio da lei interpretato in oltre trent’anni di carriera cinematografica ( recitò ne L’infernale Quinlan di Orson Welles e Moulin Rouge di John Huston), ha mai scalzato dalle scene lei stessa: Zsa Zsa, che rifiutava i ruoli minori che le venivano offerti perchè «io posso essere un personaggio, ma non voglio certo diventare una caratterista». Capace di reinventarsi passando dal cinema alla televisione, dagli anni Cinquanta aveva trasformato il piccolo schermo nel palcoscenico per il suo ruolo preferito, comparendo nelle vesti di se stessa in moltissimi sceneggiati serie televisivi. Del resto, la sua più grande interpretazione è stata proprio questa, tanto da far coniare dalla stampa americana lo «Zsa Zsa factor», la capacità di «essere famose perchè si è famose».

Ironica, spregiudicata, esagerata e sempre pronta a stupire, i suoi nove matrimoni sono stati lo scandalo e il gossip preferito di Hollywood, che lei alimentava con battute sferzanti: «Ogni donna dovrebbe avere quattro animali nella sua vita: un visone nell’armadio, una Jaguar in garage, una tigre nel letto e un asino che paghi per ogni cosa». Del resto, raccontava querula di essere «una casalinga meravigliosa, ogni volta che lascio un uomo mantengo la sua casa!», dopo l’ennesimo divorzio e nuovo matrimonio.

Su di lei sono fiorite ogni tipo di leggende, che lei ha sapientemente nutrito con l’attitudine da attrice consumata, come quando finì in carcere, nel 1989, per aver schiaffeggiato un poliziotto che le aveva fatto una multa perchè guidava la sua Rolls- Royce senza patente. Una volta rilasciata, ai cronisti che le chiedevano come era stata la permanenza nella prigione della contea, li liquidò con un’alzata di spalle: «Il cibo non era il massimo, ma comunque sono a dieta».

Con lei, se ne va una delle ultime dive della vecchia Hollywood e la prima vera socialite, maestra nell’arte di fare notizia essendo se stessa.

 

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