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«Il radarista di Ustica non si suicidò»

Presentati alla procura di Grosseto nuovi elementi sulla morte del maresciallo che disse l capitano dell'aeronautica: "Siamo stati noi a tirar giù quell'aereo"
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Nuovi misteri sulla strage di Ustica del 1980, in cui morirono 81 passeggeri del volo Dc- 9 diretto a Palermo e poi squarciato in volo in circostanze mai chiarite. L’associazione Antimafie Rita Atria ha presentato un esposto alla Procura di Grosseto, in cui presenta nuovi elementi che mettono in dubbio la versione del suicidio del maresciallo Mario Alberto Dettori, il radarista di Poggio Ballone e in servizio la notte della strage, trovato impiccato nel 1987. Dettori è solo uno dei molti tasselli di un’intricata vicenda: nel corso degli anni, le teorie più dibattute sono quella di un missile straniero contrapposta a quella dell’attentato terroristico, con un ordigno esplosivo piazzato nella toilette. Secondo la prima tesi, ad abbattere il Dc- 9 sarebbe stata una testata francese destinata ad abbattere un aereo libico con a bordo Gheddafi, nel corso di una guerra missilistica in atto nei cieli italiani in mezzo alla quale si è trovato il velivolo civile. Dettori, alla postazione radar, fu uno dei pochi testimoni diretti di ciò che successe sul cielo di Ustica e ciò che vide, secondo i familiari che si sono rivolti all’associazione, gli fu fatale.

Il maresciallo, subito dopo la strage, chiamò il capitano dell’Aeronautica Mario Ciancarella, in servizio alla base di Pisa fino al 1980, dicendo «siamo stati noi a tirarlo giù, io non le posso dire nulla perché qua ci fanno la pelle». E, ancora, raccontò alla cognata Sandra Pacifici che «stava scoppiando la terza guerra mondiale». Una posizione, dunque, a sostegno della tesi che l’aereo sia «esploso in scenario di guerra aerea», come si scrive nell’ordinanza di rinvio a giudizio- sentenza istruttoria di proscioglimento nel 1999 ( la cosiddetta “inchiesta Priore”, dal nome del giudice che si occupò dell’indagine). Le indagini per strage, infatti, si conclusero con una sentenza di non luogo a procedere, in cui si definirono «ignoti gli autori della strage» e l’inchiesta «ostacolata da reticenze e false testimonianze, sia nell’ambito dell’aeronautica militare italiana che della Nato, le quali hanno avuto l’effetto di inquinare o nascondere informazioni su quando accaduto».

Ora, l’esposto punta a smontare la tesi del suicidio di uno dei pochi testimoni diretti di quanto avvenuto quella notte nei cieli italiani, infittendo il mistero dei depistaggi intorno alla strage. «L’esposto è frutto delle testimonianze e dei nuovi elementi raccolti in questi anni, correlati anche all’incidente sospetto del tenente colonnello Sandro Marcucci ( oggetto di una nuova indagine presso la Procura di Massa, ndr) e al caso emblematico della firma falsa ( accertata dal Tribunale di Firenze) del presidente Pertini sulla radiazione del capitano Ciancarella. Tre storie legate tra loro», si legge in una nota dell’avvocato Goffredo D’antona. La tesi, infatti, è che Ustica abbia «più vittime di quelle dichiarate» .

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