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Osvaldo Napoli: «Erano fascisti, cercavano un politico a caso»

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Osvaldo Napoli non è più parlamentare dal 2013. L’ultimo incarico politico che gli ha restituito visibilità nazionale risale al maggio scorso: candidato alla carica di sindaco di Torino nelle liste di Forza Italia. Si è classificato al quarto posto, dietro Chiara Appendino, Piero Fassino e Alberto Morano ( sostenuto da Lega e Fratelli d’Italia). Da allora, Napoli fa il consigliere comunale, lontano dai riflettori dei palazzi romani. Eppure ciò non gli impedito di finire vittima di un agguato rivendicato dai Forconi, un sedicente movimento dal basso, anti casta, molto vicino all’estrema destra. A due passi da Montecitorio, una decina di persone circonda l’ex parlamentare, improvvisando uno strampalato processo popolare: gli leggono deliranti capi d’accusa, lo afferrano dalle braccia, lo stratto-nano. Fino all’arrivo delle forze dell’ordine. « Erano squadristi, fascisti, delinquenti seriali » , ci racconta al telefono Napoli pochi minuti dopo l’accaduto. Il tono di voce è pacato e indignato allo stesso tempo. « Mi scusi ma ho poco tempo » , dice, « mi stanno arrivando decine di telefonate » .

Bene, andiamo subito al punto allora. Ci spiega cosa è successo?

Stavo rilasciando un’intervista a Striscia la notizia quando sono stato attorniato da un gruppo di una decina di persone. Hanno semplicemente intuito che io facevo politica e si son messi a urlare: « a morte » , « arrestiamo tutti i politici » . Citavano un fantomatico articolo della Costituzione che dice che « il popolo può imprigionare i rappresentanti della politica » .

Quindi non stavano aspettando lei in particolare?

Non sapevano nemmeno chi fossi, me l’hanno spiegato dopo i carabinieri, cercavano solo un “ politico”. Poi un energumeno, un delinquente seriale, ha cominciato a prendermi da un braccio e a tirarmi con forza. A quel punto i carabinieri hanno capito qual era la situazione e un militare si è avventato sulla persona che mi voleva “ arrestare” costringendolo ad allentare la presa su di me. Io ho colto la palla al balzo e, grazie al mio scatto da tennista, sono riuscito a entrare nel Palazzo in via degli Uffici del Vicario.

Ha temuto per la sua incolumità?

Inizialmente no, infatti in un primo momento sorrido e dialogo con quelle persone, pensavo si trattasse di uno dei soliti scherzi televisivi. Ma quando ho capito che avevo davanti dei delinquenti ho dovuto ragionare per capire come liberarmi nel più breve tempo possibile.

Cosa le rimproveravano?

Niente, davvero nulla. Invocavano solo la galera per i politici.

Questo episodio è figlio di un clima pesante che si respira nel Paese?

No, secondo me no. Questi non c’entrano nulla con la povera gente che non arriva a fine mese. Io mi son trovato davanti a degli squadristi, fascisti che usano questi sistemi per riuscire ad avere visibilità.

Ha già sporto denuncia?

Mi dicono che uno di quelli ha già quaranta denunce, è inutile che io ne faccia una in più. Bisognerebbe però capire chi c’è dietro, perché è evidente che non hanno agito in maniera autonoma, non sono culturalmente così preparati neanche per fare questo tipo di azione.

E chi potrebbe esserci? Si è fatto un’idea?

No, nella maniera più assoluta.

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