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Berlusconi diventa l’ago della bilancia

L'analisi #2
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Ora per Silvio Berlusconi, l’uomo della ridiscesa in campo, a 80 anni e dopo una delicata operazione al cuore, che ha fatto la differenza per la vittoria del No contro la riforma costituzionale renziana, il quattro volte premier che Renato Brunetta ringrazia sotto i riflettori della notte del referendum, tutti i premier del Pd possono andar bene, per un governo breve, che rifaccia la legga elettorale per Camera e Senato. La linea di Arcore, che il capogruppo azzurro alla Camera, strenuo difensore del No, esterna davanti alle telecamere, a pochi minuti dalla conferenza stampa del premier e segretario del Pd, è che ora qualsiasi nuovo premier del Pd va bene. Ma c’è un preoccupazione ora tra gli azzurri e cioè che Romano Prodi, con il suo Sì al veleno al referendum, ritenuto una sorta di abbraccio della morte per Renzi, ne approfitti per prendersi la rivincita proponendosi, come uomo che salva il centrosinistra dal disastro, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con il quale fin da dai tempi della Dc ha ottimi rapporti. Non a caso il coordinatore regionale emiliano di Forza Italia, Elio Massimo Palmizio, dice al Quotidiano nazionale dalla sua Bologna, che vanta una delle più alte affluenze al voto,: “Il prossimo premier non vorrei fosse Prodi, sarebbe un incubo”. Palmizio, ex manager Fininvest, uno dei “magnifici” 27 di Publitalia che fecero il partito azzurro, è l’unico dei fondatori di Forza Italia rimasti in parlamento. Ma al di là di Prodi, è indubbio, si fa notare dentro FI, che “Silvio” ha fatto la differenza, impedendo con la sua offensiva mediatica, da gran comunicatore, a Renzi di sfondare in quella che ormai era l’ultima frontiera per poter vincere e cioè l’elettorato dei moderati, rappresentato da Forza Italia. Dicono dentro FI a “Il Dubbio” nella notte del referendum: “Il presidente è stato decisivo per la vittoria del No. Con la sua ridiscesa in campo ha spostato quasi tutto l’elettorato degli indecisi attestato settimane fa a quasi il 30 per cento. Erano quasi tutti nostri, ora grazie a Berlusconi solo 1 su 4 ha votato per il Sì”. “Silvio” ago della bilancia ora. Ma niente appoggi a governi tecnici. Quanto agli alleati: “Hanno vinto certo anche Salvini e Meloni, ma il voto austriaco con la sconfitta dell’estrema destra li ha acciaccati”. Insomma, secondo Forza Italia nella notte del referendum, “Silvio” ha rifatto il miracolo: tipo quello del febbraio 2013 quando con quella celebre spolverata alla sedia di Travaglio in Tv provocò il pareggio con il Pd di Pier Luigi Bersani. Dove ora Renzi, martedì è atteso alla direzione più diffcile della sua vita. Nico Stumpo, leader bersaniano della minoranza, con “Il Dubbio” esulta a caldo: “Evviva, martedì, ci sarà molto da discutere”. E dentro Fi preannunciano “Massimo D’Alema, come del resto tutti, anche i grillini, saranno gli interlocutori. Il presidente Berlusconi perlerà con tutti”. Difficile pensare che l’uomo di Arcore, il “mago” delle risalite dell’ultim’ora, si muovesse così massicciamente sul piano mediatico senza avere sondaggi più che attendibili sotto mano. L’obiettivo vero, confessano dentro Fi, ora sarebbe quello di arrivare alla scadenza naturale della legislatura. Berlusconi è in attesa della sentenza di Strasburgo per poter essere di nuovo eleggibile. E, comunque, “approvare la nuova legge elettorale per le due Camere è cosa che richiede obiettivamente tempo, e nella primavera 2017 ci sarà l’appuntamento per i Trattati di Roma e poi il G7 a Taormina”.  Sperando che nel frattempo sarà arrivato il verdetto favorevole da Strasburgo.

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