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Angelo Mai, la cultura conta più della legalità

La spada di Damocle di 630mila euro richiesti dal Campidoglio. Perché uno spazio libero deve affrontare delle situazioni così parossistiche per la sua sopravvivenza?
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A Roma non vado mai a vedere concerti di musicisti che non conosco: se poi non mi piacciono li odio perché fanno brutta musica, se invece sono bravi li odio perché sono invidioso. Ma, stavolta invece, non è andata così.Avevo finito presto a scuola e, siccome sto vivendo un momento abbastanza travagliato, ho chiamato Andrea per un aperitivo, volevo lasciarmi per un po’ alle spalle una serie di preoccupazioni che mi affliggono. Lui stava andando all’Angelo Mai e mi ha chiesto di raggiungerlo.Andrea è un pianista con il quale suono in alcuni progetti. È un musicista sensibile, raffinato e dannatamente chiuso nei suoi schemi mentali. Insomma, se la parola “genio” nel nell’immenso mare magnum del campo di indagine musidcale è riservata a (non poche) menti altissime, lui è assimilabile alla categoria “genietto” con tutti gli annessi e connessi che questa definizione comporta nella gestione di un progetto di vita, di una continuità fiscale e un alimentazione sana. Essendomi svegliato alle cinque, avevo pensato all’aperitivo proprio per non farmi cooptare nel suo bioritmo, che so essere al di sopra delle mie forze. Arrivo, c’è anche Valerio che è un pianista che l’anno scorso per il concerto di natale suonò, cantò e arrangiò magistralmente Chestnuts roasting on an open fire nella versione di Nat King Cole e ciò è bastato a farmelo essere subito simpatico.-«Ehi, come stai, è un sacco che non ci vediamo».-«Anvedi, te sei fatto i capelli blu! »-«Se fosse una sceneggiatura, sarebbe il momento della consapevolezza. Quello in cui l’eroe ha acquisito l’elisir e si prepara alla battaglia finale».-«Grande, come te va? »-«Eh, è ‘n periodaccio, nun c’ho ‘na lira e nun so se je la faccio a paga’ le tasse a ‘sto giro, comincerò a rateizzare».-«Che devi fa’, c’hai ‘na famija te. A me mi è arrivata una richiesta dal comune. Vogliono seicentomila e passa euro»Andrea è il presidente dell’associazione Angelo Mai che da anni è impegnata in un lungo e grottesco contenzioso col Comune di Roma. Gli è arrivata una richiesta di 631mila Euro per la totalità degli affitti dello spazio, che per altro hanno contribuito con notevole aggravio economico, a rendere agibile.-«Ah, vabbe’. Hai vinto tu»-«Che fai stasera c’è un concerto. Te lo vedi? »-«No Andre’, sono sveglio dalle cinque. Non mi avrai»Tra una chiacchiera e l’altra lo invitano, anzi gli intimano di andare a prendere sei pale di pizza. E chi d’altronde non sognerebbe di vivere in un posto in cui puoi intimare una qualsiasi richiesta al tuo presidente?-«Dai accompagnami»,-«Vabbe’, ma dopo me ne vado», in realtà so già che vincerà lui e che alla fine resterò,Il concerto fa parte della rassegna  [non] SOLO e prevede che nella prima parte i musicisti suonino da soli, mentre nella seconda invece si esibiranno insieme. Il primo a salire sul palco è Francesco Ponticelli, non lo conosco. Per venti minuti esplora le possibilità del suono del suo contrabbasso, anche con dei loop che crea grazie a una nutrita pedaliera e che poi modifica e su cui improvvisa sopra altre melodie. Ricorda lievemente il lavoro di Eberhard Weber, ma con una sua personalità e cosa più sorprendente (in quanto contrabbassista) non sono né infastidito, né invidioso. Sto semplicemente ascoltando il “racconto” di una persona che ha qualcosa da dirmi senza neanche darmi troppa preoccupazione capire come usa e cosa fanno tutti quei pedali davanti a lui.Il secondo a salire sul palco è Luca Velotti. Lui lo conosco, non fosse altro per la sua decennale collaborazione con Paolo Conte, ma anche per tantissimi gruppi in cui suona per Roma. Sapevo che era un maestro ed è stato comunque bello sentirlo in una veste informale, esegue Besame mucho e Limehouse blues al clarinetto, poi imbraccia il tenore e intona Angelica di Duke Ellington e forse un altro pezzo che non ricordo. Poi è la volta del pianista Greg Burk, l’assolo lo esegue su un Fender Rhodes, è un vulcano di idee. A un certo punto le mie ernie si fanno sentire e per la prima volta nella vita riesco a realizzare il sogno di potermi sdraiare a un concerto e farmi portare in giro delle idee in sette ottavi di Greg. La seconda parte, consta di un improvvisazione collettiva (credo senza schemi) e di uno standard, e l’unica cosa che posso dirvi giacché «la musica esprime quello che a parole non si può dire» è che mi dispiace che non c’eravate.Di qui una considerazione, perché uno spazio come l’ Angelo Mai, in cui uno come me può capitare un pomeriggio di un giorno buio per caso e uscirne la sera con l’umore trasformato, deve affrontare delle situazioni così parossistiche per la sua sopravvivenza? Non dovrebbe essere il Comune a dover offrire a i suoi cittadini spazi dove poter condividere, sperimentare e divertirsi?In tante città è così. Perché a Roma non riusciamo a farlo e quando qualcuno con notevoli investimenti economici e psico fisici prova a supplire a questa mancanza gli mettiamo i bastoni tra le ruote?Non vorrei entrare nella questione burocratico amministrativa, che conosco poco, ma ricordare che se fosse stato valido come unico principio il rispetto della legalità anche la Santa Inquisizione sarebbe stata una meritoria opera di giustizia.

Francesco Redig de Campos

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