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L'appello del Pontefice per tutelare la dignità del Paese e della giustizia

Magistrati e avvocati, che credono nella loro professione, sono costretti ogni giorno ad assistere e, a volte, a partecipare, a paradossali eventi che di giudiziario hanno ben poco
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Sono stati più di mille i detenuti che hanno assistito domenica scorsa alla celebrazione eucaristica presieduta da Papa Francesco, nella Basilica di San Pietro, in occasione del Giubileo dei Carcerati. Con loro il ministro della Giustizia, i sottosegretari, il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, tutti accompagnati da alti funzionari del ministero.Il Santo Padre ha fatto riferimento, nel corso della cerimonia, alla Speranza, alla Misericordia e ha affermato, rivolto ai detenuti: "Ipocrita chi vede per voi solo il carcere". Ma il passaggio più significativo, da un punto di vista istituzionale, è stato il pensiero della Chiesa declamato da un giovane, in lingua portoghese: "Guida o Padre, i progetti dei politici: lo Spirito di carità li orienti a servire la dignità di ogni persona".Parole queste da ricordare quando il Papa, dopo la messa, si è affacciato alla finestra, per l'Angelus, e ha esplicitamente chiesto un atto di clemenza per i detenuti. Nella piazza gremita erano giunti, intanto, coloro che avevano partecipato alla marcia per l'Amnistia organizzata dai Radicali, lungo il percorso da Regina Coeli a Piazza San Pietro. Migliaia di persone, parlamentari, le rappresentanze di Regioni e Comuni, associazioni e moltissimi avvocati delle Camere penali."La dignità di ogni persona", non solo quella dei detenuti, è questo il principio a cui fare riferimento quando si pensa all'amnistia e all'indulto. Istituti emergenziali previsti dal nostro Ordinamento per superare momenti di difficoltà che non consentono un'attività conforme alla Legge.L'amnistia estingue il reato e viene concessa per quelli di minore pericolosità sociale. Consente di "liberare" i palazzi di giustizia da una mole di fascicoli enorme, la maggior parte dei quali sarebbero in ogni caso destinati alla prescrizione. Fascicoli che, con la loro pendenza, impediscono ad altri, più recenti, di essere trattati, con l'inevitabile conseguenza che anche questi ultimi saranno, per la maggior parte, destinati a non giungere a sentenza definitiva. Al fine di evitare tale situazione, in alcune Procure della Repubblica, si sono adottati provvedimenti interni che, di fatto, bloccano le indagini per alcuni delitti a favore di altri ritenuti più importanti. In alcuni Tribunali i processi destinati alla prescrizione, vengono rinviati a nuovo ruolo, in attesa che maturi il termine per dichiarare estinto il reato. Oggi, dunque, sono i magistrati a decidere quali condotte perseguire e quali no. Ciò avviene, inoltre, solo in una parte del Paese, con un'evidente disparità di trattamento e contro il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale.Dinanzi a tale situazione, la dignità degli operatori della giustizia e di coloro che per diverse ragioni sono costretti ad avere a che fare con essa, è quotidianamente calpestata. Magistrati e avvocati, che credono davvero nella loro professione, sono costretti ogni giorno ad assistere e, a volte, a partecipare, a paradossali eventi che di giudiziario hanno ben poco. Insieme a loro incredule persone offese, testimoni, indagati e imputati, disorientati dall'andamento lento del procedimento a cui sono interessati.L'indulto estingue la pena e consente di far uscire dal carcere quelle persone che devono scontare una condanna, o un residuo di essa, dell'entità stabilita dalla norma. L'Italia ha recentemente subìto l'onta di una sentenza "pilota" della Corte Europea dei Diritti Dell'Uomo per le condizioni di (in) vivibilità delle nostre carceri. Sono stati adottati provvedimenti (anche temporanei sconti di pena, es. liberazione anticipata speciale), che hanno momentaneamente risolto, solo in alcuni istituti e solo in merito al sovraffollamento, quanto indicato dalla sentenza. Oggi permane l'assenza di quei rimedi "strutturali" richiesti dal Consiglio d'Europa, si sta tornando nuovamente a un numero di presenze negli istituti molto al di sopra di quello tollerabile ed il Consiglio d' Europa ha nuovamente censurato il nostro Paese.Tali condizioni di detenzione, non solo compromettono e logorano la dignità dei detenuti (che contrariamente alla libertà è un bene di cui neanche lo Stato può disporre), ma la stessa dignità di coloro che, all'interno dell'Amministrazione penitenziaria, vorrebbero svolgere il loro lavoro secondo i principi costituzionali e le norme dell'Ordinamento Penitenziario. La dignità di quei magistrati di Sorveglianza (pochi invero), che entrano nelle carceri e sono costretti a vedere raccapriccianti miserie e trattamenti disumani e degradanti.L'appello del Papa è, dunque, un richiamo ai politici per tutelare la dignità stessa del Paese dinanzi ad una giustizia affaticata, che scoraggia sempre di più coloro che ancora credono nel suo irrinunciabile valore. Il ministro Orlando, al quale va comunque riconosciuta la volontà di un radicale cambiamento, ha affermato, che "la praticabilità di un atto di clemenza è ardua" in quanto non vi sono le condizioni politiche. Purtroppo è vero, la politica spesso ha poco a che fare con la dignità.*Responsabile"Osservatorio Carcere"Unione Camere penali

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