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Sorpresa: fiducia sul decreto sgradito agli amici dell’Anm

Renzi aveva assicurato che mai avrebbe forzato la mano su leggi giudicate male da Davigo. Ma per le norme che prorogano i vertici della Suprema corte arriva il contrordine
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«Come si può mettere la fiducia su una legge definita dall’Anm inutile se non dannosa? ». Matteo Renzi aveva posto la domanda retorica a proposito della riforma penale. E aveva concluso che prima di darle via libera bisognava «ascoltare gli amici magistrati». Chissà il presidente dell’Anm Piercamillo Davigo come accoglierà il premier, all’incontro già fissato per il 24 ottobre, se davvero oggi il governo metterà la fiducia sul decreto Cassazione. Che è tutt’altra cosa rispetto alla maxi riforma del guardasigilli Andrea Orlando: si tratta di “Misure urgenti per la definizione del contenzioso” presso la Suprema corte. Si dà il caso però che l’Associazione magistrati si fosse scagliata con furore anche contro questo provvedimento. E in particolare contro la norma, contenuta all’articolo 5, che prevede una proroga del trattenimento in servizio limitata solo ai vertici e ai direttivi delle alte magistrature. Tra questi, Giovanni Canzio e Pasquale Ciccolo, presidente e pg della Suprema corte.

L’Anm ha accolto l’eccezione con furibonde recriminazioni. Ci si aspetterebbe da parte dell’esecutivo cautela analoga a quella adoperata per il ddl sul processo penale. E invece oggi l’esecutivo metterà la fiducia sul provvedimento. Dovrà essere convocato un Consiglio dei ministri ad horas, perché la blindatura del decreto Cassazione non era mai stata autorizzata. Renzi non potrà essere presente: è a Washington. La riunione di palazzo Chigi dovrà essere presieduta dal ministro più anziano. Non ci sono dubbi d’altronde sull’orientamento del premier: che al decreto in questione tiene moltissimo, persino più del ministro competente Orlando.

Alla decisione si arriva in capo a un paio di giorni ad alta tensione nella commissione Giustizia del Senato. Dove lunedì sera si è deciso di votare subito il mandato al relatore Giorgio Pagliari e di dichiarare decaduti o improponibili cento emendamenti. Abbandono dei lavori per protesta da parte di Forza Italia e cinquestelle, con preannuncio di una «forte discussione in Aula» da parte dell’ex guardasigilli Francesco Nitto Palma. Un’accelerazione dei lavori improvvisa e insolita, tanto più se paragonata all’andatura elefantiaca della riforma penale, da ormai un anno e mezzo a Palazzo Madama. Com’è arrivata la maggioranza là dove non ha mai potuto osare su prescrizione, intercettazioni e altre norme chiave del ddl Orlando? Semplice: grazie ai senatori di Ala, il gruppo che fa capo a Denis Verdini. Sono stati loro ad assicurare il numero legale in commissione lunedì sera. Saranno sempre loro mettere al sicuro la fiducia oggi in Aula. «Il carico della Cassazione va alleggerito», nota il senatore Ciro Falanga, vera guida del drappello verdiniano in materia di Giustizia, «c’è un’urgenza oggettiva e incontestabile», secondo il parlamentare di Ala. Che non si lascia impressionare neppure dal “parere critico” approvato la settimana scorsa in commissione Affari costituzionali. «Se il fine è nobile, come in questo caso, si può anche chiudere un occhio di fronte a mezzi non lo sono».

Rassicurata dal machiavellico senatore Falanga, la maggioranza aspetterà stamattina che Palazzo Chigi autorizzi la blindatura. Saranno spazzati via così la pregiudiziale di costituzionalità dei cinquestelle, gli emendamenti di Felice Casson che vuole eliminare la proroga per i vertici della Cassazione e quelli analoghi di Doris Lo Moro, ex magistrata pure lei e autrice del parere in Prima commissione. Quando il governo decide di fare sul serio, brucia i tempi persino sulla giustizia.

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