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La Coop la licenzia perché non riesce a sollevare dei pesi

È successo in provincia di Firenze: impugnata la decisione
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"AAA, addetta alle vendite part-time cercasi. Segni particolari: palestrata". Potrebbe fare sorridere un annuncio di lavoro di questo tipo se non fosse che richiama un amaro fatto riconducibile alla cronaca di questi giorni. Una dipendente della Coop di Pelago, cittadina in provincia di Firenze, è stata licenziata perché non riesce a sollevare pesi superiori agli 8 chilogrammi.La lavoratrice ?- la chiameremo Maria -? assunta dal 1991 con contratto a tempo indeterminato, è stata licenziata lo scorso 26 agosto, dopo esser stata prima collocata in ferie forzate e poi in aspettativa retribuita per oltre un mese. Secondo il datore di lavoro ci sarebbero i motivi oggettivi perché la tipologia e l'entità delle limitazioni accertate hanno determinato il venir meno di ogni "possibile apprezzabile interesse alle ridotte prestazioni lavorative". L'avvocato Pierluigi D'Antonio ha impugnato il licenziamento annunciando il ricorso presso la sezione Lavoro del Tribunale di Firenze affinché la donna possa essere reintegrata. Secondo D'Antonio tutti gli elementi della questione riconducono ad un caso di licenziamento di natura discriminatoria."Maria ha avuto un problema alla schiena causato con molta probabilità -? spiega il difensore – proprio dall'attività lavorativa. Ma come ha certificato anche l'Azienda sanitaria di Firenze, la donna è idonea alla mansione di addetta alle vendite. L'unica limitazione è che non può sollevare pesi superiore agli 8 chilogrammi per un periodo limitato di sei mesi. Per risolvere la questione sarebbe bastato un po' di buon senso da parte della Coop e di collaborazione tra colleghi. Oltretutto a Maria mancano quattro anni per andare pensione".La Coop parla attraverso l'avvocato Cesare Pucci: "Il datore di lavoro ha semplicemente fatto quanto prevede la legge. Quando un lavoratore raggiunge un certo grado di inidoneità è possibile che non possa più essere utilizzato convenientemente dal suo datore di lavoro. Si può cercare di dare una mano riorganizzando il personale e riaffidando le mansioni ma solo fino ad un certo punto. Quando un lavoratore non è più in grado di fare la maggior parte dei lavori non c'è altra soluzione che risolvere il rapporto di lavoro". Stiamo parlando di un negozio. Davvero la donna non potrebbe stare alla cassa? Non avrebbe alcun peso da sollevare e oltretutto potrebbe alternare la posizione di lavoro in piedi con quella seduta. "Non stiamo parlando di un ipermercato ma di un piccolo negozietto in un paesino di provincia. Un posto in cui tutti fanno tutto. La donna ha evidenti limiti fisici: non può stare nella stessa posizione per più di un certo tempo. Vuol dire che non riuscirebbe a concludere nessuna mansione senza interruzioni o senza chiedere collaborazione con i colleghi".Alla rigidità delle Coop torna a rispondere l'avvocato D'Antonio. "Si tratta di mettere in pratica del semplice buonsenso. Nel negozio lavorano in quattro, tra chi è alla cassa e chi sistema gli scaffali. Se si volesse, per sei mesi qualcosa da far fare alla signora Maria si troverebbe senza difficoltà". I sindacati non hanno preso ancora preso posizione, così come non si è ancora pronunciato il Consiglio della Coop di Pelago.

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