Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Il rischio della riforma è quello di un presidenzialismo anomalo senza un sistema di garanzia

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

I comitati per il NO al Referendum che si sono costituiti in questi mesi hanno il compito per legge e per gli statuti che si sono dati, di spiegare con oggettività il valore e il significato delle norme sottoposte alla valutazione dei cittadini: i comitati per il SI dovrebbero avere la stessa funzione.Ritengo una anomalia la presenza del presidente del Consiglio e dei ministri in questa lunga campagna elettorale che vanno in giro in Italia mobilitando i sindaci e tutto l'apparato dello Stato per fare propaganda. La Costituzione non è un programma di governo e dunque il governo non può utilizzare le sedi istituzionali per una funzione " diversa ". Il Capo dello Stato dovrebbe far sentire la sua voce in proposito come garante delle funzioni proprie delle istituzioni e dell'equilibrio politico.In tutti questi mesi, dunque, si sta svolgendo una campagna elettorale anomala non veritiera non essendo stata ancora fissata la data del Referendum, mettendo quindi in difficoltà l'Autority delle Comunicazioni che ritiene di non poter garantire la parità nella informazione, perché fuori dal periodo stabilito per la campagna elettorale ognuno può dire quello che vuole!? Tutte le prese di posizioni dunque sono non veritiere perché ci si divide tra chi vuol difendere le norme e chi vuol criminalizzarle e nessuno si incarica di "spiegare".Assume perciò valore la presa di posizione di Stefano Passigli, sul Corriere della Sera del 4 agosto, perché fa giustizia di tutti i luoghi comuni finora usati e spiega che "la principale ragione per giudicare negativamente la riforma è però la modifica del Senato. Mentre una sua abolizione o una sua trasformazione in una Camera delle Regioni sarebbe stata utile, avere conservato il bicameralismo per modificare Costituzione o leggi elettorali o per ratificare trattati internazionali, senza una elezione diretta dei senatori da parte dei cittadini viola un principio fondamentale della rappresentanza democratica. Inoltre al Senato non è stata data la facoltà di approvare l'allocazione delle risorse tra Stato e Regioni, vero potere di una Camera rappresentativa dei territori".Queste valutazioni di Passigli sono la risposta precisa e obbiettiva a chi ritiene che il bicameralismo è la vera ragione delle modifiche e quindi costituiscono una risposta esauriente alla tesi esposte qualche giorno fa da Salvatore Vassallo su il Fatto Quotidiano il quale appunto non "spiega" ma fa l'avvocato difensore delle norme con tutta la debolezza inevitabile per le cause indifendibili.Vassallo parte dalle considerazioni che "i costituenti per ragioni storiche ben note decisero di dare poteri molto deboli al Presidente del Consiglio"; "è per questo", aggiunge Vassallo, "che dal 1994 tutti hanno fatto proposte per rafforzarli quei poteri e quelle funzioni". Dico anche io che si tratta di un problema reale, ma Vassallo conclude che "non c'è nemmeno un singolo comma che aumenti i poteri del premier che restano deboli. E allora? La riforma non risponde a quella esigenza che la cultura costituzionale del nostro Paese ha sempre riconosciuto e che anche la "politica" ha volta a volta evidenziato!Le proposte delle precedenti commissioni parlamentari ricordate dal professor Vassallo stabilivano maggiori poteri al presidente del Consiglio, prevedevano pur sempre, sia pure in maniera molto timida, pesi e contrappesi per creare un armonia istituzionale e un controllo democratico. In verità nelle attuali "modifiche" sono stati ridotti tutti gli altri poteri: per fare alcuni esempi la elezione degli organi di garanzia come la Corte costituzionale o quella per il presidente della Repubblica è legata alla maggioranza parlamentare di governo e quindi queste istituzioni sono destinate a perdere i ruoli propri di garanzia. Il presidente del Consiglio ha di fatto una investitura popolare sia pure da una minoranza degli elettori, configurando un presidenzialismo anomalo senza un sistema di garanzia. Queste valutazioni obbiettive e reali possono sfuggire a chi assume il ruolo di difensore non a chi con la propria cultura vuol spiegare al colto e all'inclita il significato delle norme.Si fanno paragoni con l'Europa e l'America per spiegare le nuove norme (e quando si ricorre a questi esempi vuol dire che si hanno argomenti deboli), ma per far anche io alcuni esempi dico che non vi è una costituzione democratica al mondo che abbia un articolo di 500 parole come un regolamento ministeriale, e non esiste una Camera legislativa, se unica, eletta con un sistema sfacciatamente maggioritario. È stato giustamente detto che con "l'alterazione di ogni criterio di proporzionalità e rappresentatività "viene fuori un regime di tipo sud americano.Il lucido disegno democratico dei costituenti è contenuto nelle norme rigide e fortemente collegate tra loro per evitare semplici modifiche capaci di mettere in discussione il complesso meccanismo di rappresentanza che ha garantito in tutti questi anni la democrazia, e una sostanziale solidarietà sociale; tutto l'apparato dello Stato, tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione hanno garantito le istituzioni reagendo ai tentativi di golpe di Borghese e di altri, al governo Tambroni, all'uccisione di Aldo Moro, al terrorismo, etc.La verità è che nessuno è in grado di spiegare un'idea di Stato e di società presente nella "modifica istituzionale", un disegno strategico per le nuove generazioni, Vassallo insiste nel dire che l'obbiettivo principale della riforma è superare il bicameralismo paritario e tutti sappiamo che l'obbiettivo non si raggiunge perché tante leggi, in maniera confusa e a volte inutile, continuano ad essere esaminate dalle due Camere, che il procedimento legislativo viene complicato e non semplificato e che c'è una confusa ripartizione delle competenze legislative. Ma aggiungo, in ogni caso, che se fosse vero non giustificherebbe uno stravolgimento costituzionale.Un disegno reale in effetti c'è ed è qualunquistico e demagogico: la riduzione drastica della "rappresentanza, il ridimensionamento drastico del ruolo delle Regioni (con tanti equivoci da far dire a Valerio Onida che la Corte costituzionale" si deve preparare a fare gli straordinari"), la eliminazione delle Province presentate come "poltronifici"; tutto per distruggere quella complessa struttura democratica decentrata che costituisce l'unità della Repubblica.Si dà la possibilità allo Stato di legiferare senza limiti in virtù della "clausola di supremazia" anche per funzioni riservate alle autonomie locali e si compromette pertanto l'art. 5 della Costituzione intaccando la prima parte della Costituzione ritenuta da tutti immodificabile.Un ultima considerazione. Da parte di tanti e in particolare della cosidetta sinistra del Pd si collega il voto positivo alle modifiche costituzionali alla modifica della legge elettorale. È vero, che le due leggi sono collegate ma la negatività delle modifiche costituzionali resta e forse non si traduce di per sé in "una deriva autoritaria" come assume Stefano Passigli, ma rende il sistema non limpido, non funzionante e pericoloso. Il sistema elettorale Italicum che attribuisce un premio di maggioranza,  (lo ricordo al professor Vassallo) non previsto in alcun paese democratico, è solo un aggravante insopportabile.

Ultime News

Sponsorizzato

Articoli Correlati