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Detenuti spostati negli ex Opg, ma i pazienti sono ancora lì

La “promiscuità” permane in 3 ex ospedali psichiatrici riconveriti in penitenziari comuni
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Le carceri, alcune carceri, continuano ad essere sovraffollate: per fronteggiare la situazione il ministero della Giustizia ha spostato centinaia di detenuti negli ex Opg, riconvertiti nel frattempo in istituti penitenziari. Ma c’è un problema: gli ex Opg in questione ancora ospitano illegalmente alcuni pazienti che dovrebbero essere trasferiti – come prevede la legge – nelle strutture residenziali sanitarie (Rems).Secondo gli ultimi dati messi a disposizione dal dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, ad oggi risultano 53.873 detenuti presenti a fronte di una capienza regolamentare di 49.697 posti. Ciò vuol dire che risulta un sovraffollamento di quasi 5000 detenuti in più, senza considerare che come spazi disponibili vengono tenuti nel conteggio anche celle attualmente inagibili e ambienti non detentivi, come la palestra o le sale colloquio. La radicale Rita Bernardini, sempre in prima linea sulle questioni legate al carcere, ha inviato al Dubbio una rielaborazione dei dati: emerge che ben 71 istituti penitenziari subiscono un sovraffollamento che varia dal 187,30 per cento (il carcere di Brescia primo in classifica) al 120 per cento. «La percentuale – ribadisce Bernardini – in realtà è molto più ampia perché sono comprese nella conta dei posti regolamentari non solo gli ambienti non detentivi, ma anche le 4000 sezioni dichiarate inagibili da una circolare del Dap». E dai dati emerge appunto che 316 detenuti sono stati distribuiti in 4 ex opg. Solo uno di questi – quello di Reggio Emilia – risulta completamente libero dai malati psichiatrici, mentre nei rimanenti ancora vi sono rinchiusi illegalmente pazienti con patologie psichiatriche. È una convivenza forzata – anche se in sezioni diverse – quella tra i detenuti e le persone con patologie del comportamento. I numeri messi a disposizione dal Dap e aggiornati al 31 maggio sono questi: 54 detenuti nell’ex Opg di Aversa, 177 detenuti in quello di Barcellona Pozzo di Gotto, 36 detenuti in quello di Montelupo Fiorentino e poi 82 detenuti – in questo caso appunto senza pazienti – trattenuti nell’Opg di Reggio Emilia.Sui numeri peraltro c’è una precisazione, che rettifica quanto riportato dal sito giustizia. it, da parte del vice capo dell’Amministrazione penitenziaria, Massimo De Pascalis. Il quale ha inviato dei dati aggiornati proprio a Rita Bernardini: vi si rileva che l’ex opg di Aversa è definitivamente chiuso e i malati psichiatrici ancora ristretti nei restanti Opg sono 53. Franco Corleone, il commissario straordinario per vigilare sull’attuazione della legge che prevede la chiusura definitiva degli Opg, raggiunto dal Dubbio, spiega che in realtà, di reclusi per ragioni sanitarie, ne rimarrebbero ancora 58, giacché in quello di Aversa risultano essercene ancora 5 da trasferire nelle Rems. Corleone ha comunque assicurato che entro questa settimana i pazienti di Aversa verranno definitivamente trasferiti, ed entro agosto – ci assicura – gli ex Opg verranno definitivamente liberati dai pazienti. Per adesso i tre ex Opg ricordati – amministrativamente tutti riconvertiti in carcere ordinario – ospitano sia i detenuti che i pazienti.L’Opg di Montelupo ritrasformato in penitenziario è un caso emblematico. Nel 2015 il presidente della regione Toscana Enrico Rossi aveva annunciato di aver presentato al ministero un progetto innovativo per il superamento degli Opg, che è stato approvato e ritenuto effettivamente all’avanguardia: prevedeva uno stanziamento di 12 milioni di euro per la sua attuazione. Secondo Rossi si trattava di una decisione storica che cambiava una situazione “pietrificata” dal 1886, quando la struttura venne adibita a manicomio criminale, e segnata dal passaggio a ospedale psichiatrico giudiziario nel 1975. «Il nostro impegno è chiaro – aveva spiegato in maniera trionfale Rossi – perché chiuderemo l’Opg entro la primavera 2015, lavoreremo perché la progettualità sul futuro della Villa sia in capo al Comune e avvieremo da subito il percorso affinché anche la struttura dell’Ambrogiana venga riconosciuta dall’Unesco patrimonio dell’umanità». E invece oggi scopriamo che Montelupo Fiorentino non si è ancora scrollato del tutto di dosso il proprio triste passato.Sempre a quanto dice Franco Corleone, poi, le attuali Rems sono poche e il numero di malati psichiatrici che sono attualmente in grado di ospitare non basta a coprire il fabbisogno del circuito penale. In poche parole non si è fatto in tempo a istituire le nuove residenze che già si palesa il rischio di “sovrappopolamento”. Un rischio dovuto anche al fatto che i magistrati emettono troppo spesso dei provvedimenti per una misura di sicurezza nella Rems e per questo motivo – ci spiega sempre Franco Corleone – risultano ad oggi 196 persone in attesa di essere ricoverate nelle nuove strutture. Il commissario straordinario ha comunque proposto un intervento legislativo – accolto con favore dal ministero della Giustizia – che faccia ricoverare nelle Rems solo i condannati definitivi.Nel frattempo il comitato “stop-opg” ha pubblicato un vadamecum per chi è ancora internato negli Opg o in una Rems per favorire misure non detentive e prevenire internamenti. Chi è ospite in una Rems deve verificare se è stato presentato il Programma terapeutico riabilitativo individuale (PTRI): che la norma obbliga a produrre e inviare, entro 45 giorni dall’ingresso, al magistrato e al ministero della Salute. Il PTRI è a cura della Rems con il concorso dell’Asl competente e dell’Uepe, e deve essere finalizzato a soluzioni diverse dalla Rems. Inoltre il paziente deve accertarsi are che sia stato rispettato il principio di territorialità: nell’assegnazione alla Rems deve essere rispettato il principio di assegnazione alla regione di provenienza dell’internato, così da agevolare i rapporti con la famiglia e la presa in carico delle Asl. Ma non basta: il vadamecum ricorda anche di verificare se sono previste uscite, attività esterne, ingresso di associazioni e operatori per lo svolgimento delle attività, se la struttura è connotata da caratteristiche “custodialiste” (sbarre, limitazioni nel ricevere visite, telefonare, ecc). La cosa più importante – spiega il vadamecum di “stopopg” – è sapere che non è un ergastolo: esiste il termine massimo delle misure di sicurezza. Il rischio di un “ergastolo bianco” però, nei fatti, non è ancora del tutto scongiurato. Così come è avvenuto negli ex Opg, c’è il pericolo di un mancato percorso ben definito, sottoposto a verifiche. Le Rems sono nate anche per mirare al reinserimento, ma perché sia effettivamente assicurato, nelle nuove strutture andrà garantita proprio quell’attenzione al principio di umanità che nell’Opg non si è quasi mai vista.

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