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La riforma del carcere? Sequestrata al Senato

Superare l’ergastolo ostativo sarebbe il miglior modo per onorare Pannella: ma accelerare su questo in piena campagna referendaria è un rischio per il governo
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Arriverà davvero entro l’estate la riforma della prescrizione? E il via libera alla delega sulle intercettazioni? Impossibile dirlo. L’unica cosa certa è che le due materie sono intrappolate dentro l’unico, ampio disegno di legge sul processo penale. Con loro un’altra importantissima delega: quella sull’ordinamento penitenziario. Riforme diverse che si tengono l’un l’altra. Nel senso che le divergenze tra Pd e Ncd su uno solo dei 36 articoli del ddl tengono in ostaggio tutto il resto.La riforma del carcere è dunque sequestrata lì, in mezzo ai litigi sulla super-prescrizione. È bloccata nonostante la relativa delega entri già nello specifico delle misure da adottare. Lo fa in particolare all’articolo 31 del ddl, ordinato in 14 commi che affrontano tutte le emergenze del sistema carcere, dal decisivo allargamento delle “pene alternative”, alla giustizia riparativa e all’affettività dietro le sbarre. C’è una rivoluzione copernicana già scritta per titoli, in linea con molte delle “raccomandazioni” avanzate agli Stati generali dell’esecuzione penale.A tenere il timone della riforma penitenziaria è il guardasigilli Andrea Orlando: secondo l’articolo 29 «i decreti legislativi» sul carcere «sono adottati su proposta del ministro della Giustizia». Orlando deve muoversi con passo felpato per più di un motivo. Innanzitutto accelerare su tutele e lavoro per i detenuti nel pieno della campagna sul referendum è un rischio da acrobati. Nei mesi scorsi e soprattutto durante gli Stati generali, si era ipotizzato uno stralcio della materia penitenziaria dall’immenso ddl penale. Ma è facile immaginare cosa accadrebbe, se una legge che riveda l’uso dei collegamenti video durante i processi «con modalità che garantiscano il diritto di difesa» (comma “i”) fosse approvata prima di quella sulla prescrizione: il fronte del no griderebbe subito al “governo amico dei criminali”. Di queste difficoltà il guardasigilli è ben consapevole. Ne ha parlato sabato nel suo intervento all’addio a Marco Pannella. «Voci come la sua valgono oro, ed è necessario che si continui ad ascoltarle». Pannella da solo costituiva una spinta straordinaria per chiunque, sul carcere, avesse voluto spingersi oltre il perimetro dell’opportunismo. «Lui e il Papa», ha detto Orlando a Piazza Navona. E andare avanti sul superamento totale (o quasi) dell’ergastolo ostativo (comma “e”) sarebbe per esempio un modo straordinario di onorare la memoria del leader radicale. Ma per ora si deve attendere che l’intera riforma penale marci unita. C’è spazio appena per qualche misura di contorno. Come il protocollo d’intesa sul “Piano formativo” per i detenuti che Orlando e la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini hanno sottoscritto ieri a Palermo, in occasione del 24esimo anniversario della strage di Capaci. Si tratta di un rafforzamento delle reti tra istituti di pena, Regioni e imprese in materia di formazione scolastica e professionale. Il presupposto dunque per allargare la diffusione del lavoro nei penitenziari. Un passo avanti, che rischia però di non portare al traguardo. Finché il Senato terrà in ostaggio l’intera riforma del carcere.

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