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Lo torturano in cella, denunciò le violenzenel carcere di Parma

Il deputato racconta come ha trovato il detenuto marocchino Rachid Assarag: «Stava su un materasso di gomma bagnato, sporco di sangue. Vicino alla finestra c’era dell’altro sangue. Aveva due ematomi enormi»
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Sangue sul pavimento e il materasso, ematomi su tutto il corpo, vestiti strappati e bagno senza acqua con le feci nel water. È questo quello che ha visto il deputato cinque stelle Vittorio Ferraresi e l’avvocato Fabio Anselmo durante un’ispezione a sorpresa nel carcere di Piacenza scaturita dall’ennesima denuncia del detenuto Rachid Assarag. Il deputato voleva riprendere tutto con il telefonino, ma è stato malamente allontanato con le spinte da parte della polizia penitenziaria.La vicenda di Assarag è un continuo martirio da un carcere all’altro. Una storia che noi abbiamo denunciato da tempo. Si tratta del detenuto che aveva registrato le voci di medici e agenti che avevano ammesso le violenze all’interno del carcere di Parma. Nella registrazione la guardia carceraria si era lasciato andare: “Ne ho picchiati tanti, non mi ricordo se in mezzo c’eri anche tu”. Il medico del penitenziario era stato ancora più esplicito: “Vuole denunciarle? Poi le guardie scrivono nei loro verbali che non è vero. Che il detenuto è caduto dalle scale; oppure il detenuto le ha aggredite e l’agente che si è difeso, ok? Ha presente il caso Cucchi? Hanno accusato i medici di omicidio e le guardie no. Ma quello è morto, ha capito? È morto per le botte. Ne picchiamo tanti, qui comandiamo noi” Rachid – durante la registrazione che aveva fatto di nascosto – non si era fatto problemi a parlare delle violenze che avrebbe subito e aveva spiegato sempre al medico penitenziario: “ Io ho subito, mi hai visto che io ho subito la violenza! ”. E il dottore gli rispose: “Certo, ho visto… Quello che voglio dire, è che lei deve imparare ad abituarsi, perché non può cambiare lei, come non lo posso cambiare io! ”. Ma Rachid non molla. Insiste. Vuole risposte per capire come muoversi, a chi far presente cosa non funziona. Il medico si era messo a parlare anche delle “protezioni” da parte della magistratura di cui godrebbero gli agenti. E aveva citato il caso di Stefano Cucchi, il giovane arrestato per droga e morto in custodia cautelare una settimana dopo, vicenda finita con l’assoluzione al processo d’appello. “Ah, il magistrato è dalla parte di loro? ” aveva quindi chiesto Assarag. “Certo… in un caso di morte, in un caso di morte come quello di Cucchi, sono riusciti a salvare gli agenti e hanno inchiappettato i medici”.Grazie a queste registrazioni – in seguito rese pubbliche- è stata aperta un’inchiesta da parte della procura. Il pm però ha chiesto l’archiviazione, ma l’avvocato difensore Anselmo si è opposto. Dopo quella denuncia, Assarag, vive un vero e proprio incubo. Prima di quest’ultima vicenda confermata dalla visita a sorpresa da parte del deputato cinque stelle, il detenuto avrebbe subito altri pestaggi a seguito delle registrazioni. La penultima in ordine cronologico sarebbe avvenuta nel carcere di Sollicciano. Era il giorno prima del capodanno del 2015. Avrebbe avuto un contrasto con un agente penitenziario che lo avrebbe dovuto portare in infermeria. Mentre gli apriva il blindo, avrebbe detto: “Andiamo maleducato”. Assarag gli avrebbe chiesto del perché di quell’insulto e ottenendo per risposta che se non ci fossero state le telecamere, “gliele avrebbe date”. Poi sarebbero arrivati altri agenti, lo avrebbero portato in isolamento e lì lo avrebbero percosso. Questo è ciò che il detenuto aveva denunciato alla moglie durante il colloquio telefonico durato dieci minuti.Dopo quest’ultimi fatti di Piacenza – confermati dal deputato del movimento cinque stelle – Emanuela D’Arcangeli, la moglie di Assarag, si domanda: “ Rachid ha denunciato un sistema (non solo delle mele marce). Un sistema di omertà in cui la polizia violenta agisce; dei medici impotenti coprono e dei magistrati disinteressati non approfondiscono. E se un detenuto denuncia, non viene creduto, perché la Procura non si muove abbastanza in fretta, per poter raccogliere le prove, nel momento in cui quelle prove si possono ancora trovare? ”.

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