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Il documento dei 56 professori contro la riforma costituzionale di Renzi

Tra le firme, anche quella di Gustavo Zagrebelsky, Valerio Onida e Giovanni Maria Flick
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Rilevano alcuni aspetti positivi, come la restrizione del potere del Governo di adottare decreti legge, e la contestuale previsione di tempi certi per il voto della Camera sui progetti del Governo che ne caratterizzano l’indirizzo politico e la previsione della possibilità di sottoporre in via preventiva alla Corte costituzionale le leggi elettorali.Però, nel suo complesso, bocciano senza riserva la riforma costituzionale del Governo Renzi. Ciriticano anzitutto il metodo: la riforma costituzionale deve essere condivisa e non ottenuta a colpi di maggioranza, perchè la Costituzione non è una legge qualsiasi, ma esprime le basi comuni della convivenza civile e politica.Dal punto di vista sostanziale, i 56 costituzionalisti criticano la sostanziale eliminazione del Senato. Pur concordando con la necessità di superare il bicameralismo perfetto, ritengono che la riforma generi la creazione di un Senato estremamente indebolito, privo delle funzioni essenziali per realizzare un vero regionalismo cooperativo. Inoltre, non riequilibrando i numeri per l'elezione del Presidente della Repubblica e del Consiglio Superiore della Magistratura, anche queste nomine rischierebbero di ricadere nella sfera di influenza dominante del Governo.Per quanto riguarda la riforma del procedimento legislativo, la pluralità di procedimenti differenziati a seconda delle diverse modalità di intervento del nuovo Senato rischia di provocare conflitti.I giuristi criticano anche l'indebolimento dell'assetto regionale della Repubblica, dovuto alla mutazione nel riparto di competenze tra Stato e Regioni. La riforma, infatti, elimina le competenze concorrenti, con l'intento di ridurre il contenzioso tra Stato e Regioni. Ma, – sottolinea il documento – in questo modo si è rinunciato a costruire strumenti efficienti di cooperazione fra centro e periferia. Senza contare che il contenzioso degli anni scorsi è stato causato non dall'usurpazione di funzioni, ma dalla mancanza di una coerente legislazione statale di attuazione.Quanto all'obiettivo della riforma di ridurre i costi delle istituzioni, i costituzionalisti rilevano come l’azzeramento dei costi del Senato e la soppressione di strutture intermedie come le Provincie non siano il modo adeguato per garantire la ricchezza e la vitalità del tessuto democratico del paese, ma risultino al massimo una strizzata d’occhio ai sussulti dell’antipolitica.Nella conclusione, il documento anticipa anche riserve sul futuro referendum costituzionale: se venisse indetto su un unico quesito pro o contro la riforma nel suo complesso, l’elettore sarebbe costretto ad un voto unico su un testo non omogeneo e si troverebbe costretto a far prevalere nella scelta ragioni “politiche” e non di merito.

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