Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Una carriera rovinata e un suicidio. Ma l’indagine sulla sanità è un flop

Dopo la tragedia di Varese dovremo aspettare ancora, per una riforma della magistratura?
Processo “Pasimafi”, il professore Fanelli verso l’assoluzione. Ma intanto il rettore dell’Università di Parma Borghi si è ucciso per colpa della gogna
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Il professore Guido Fanelli, luminare delle cure palliative, è il padre della legge 38 del 2010 sulla terapia del dolore. Milanese, classe 1955, per la sua attività di ricerca venne insignito della medaglia d’argento al merito della sanità pubblica e per anni ha rappresentato l’Italia in tutte le sedi internazionali dove si affrontava il tema della cure palliative. A

gli inizi del 2000, Fanelli diventa primario di anestesia all’ospedale di Parma nonché ordinario di rianimazione. Molto intraprendente, riesce ad avere 8 milioni di euro di fondi per la ricerca sul dolore, portando l’università ducale ai vertici europei. Si avvale di un staff di giovani ricercatori, molti dei quali lasciano incarichi all’estero per trasferirsi nella città emiliana. In poco tempo il suo ambulatorio aumenta del 100 per cento le prestazioni, circa 20mila l’anno, divenendo uno dei cinque hub in Italia, l’unico in Emilia Romagna, per la terapia del dolore.

All’alba dell’8 maggio del 2017 Fanelli viene arrestato insieme ad una ventina di di persone, fra medici e dirigenti di case farmaceutiche, in una maxi retata dei carabinieri del Nas. Altri 50, fra cui il rettore dell’Università Loris Borghi che dopo qualche mese si suiciderà tagliandosi le vene sotto un ponte della ferrovia, vengono invece indagati a piede libero. Per la Procura di Parma, pm Giuseppe Amara, che lo ha intercettato per due anni, Fanelli sarebbe la mente di un «vasto sistema di corruzione e riciclaggio». Anzi, per utilizzare le parole della conferenza stampa dell’allora procuratore Salvatore Rustico, di «corruzione quasi permanente, con mercimonio delle funzioni pubbliche per interessi privati», con l’obiettivo di pilotare il “business” delle cure palliative e delle terapie del dolore.I reati contestati a vario titolo alle persone coinvolte sono associazione a delinquere aggravata, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, riciclaggio, truffa aggravata, abuso d’ufficio, peculato, comparaggio farmaceutico, trasferimento fraudolento di valori. Fanelli, in pratica, avrebbe messo in piedi una fitta rete di interessi creando società di comodo per il riciclaggio del denaro illecito e che gli permettevano di acquistare immobili, auto di lusso ed anche uno yacht, il Pasimafi, che poi darà il nome all’indagine del Nas di Parma.

L’allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin, alla notizia dell’arresto del professore, esprimerà «profondo sgomento perché si tratta di uno dei settori più delicati che riguardano il fine vita». Senza attendere il processo, comunque, Fanelli viene subito licenziato dall’ospedale di Parma. Nel 2018 le indagini vengono chiuse e spacchettate in due filoni: il primo per la corruzione, il secondo per i concorsi universitari che sarebbero stati pilotati da Fanelli. Il procedimento, si scopre, si fonda quasi esclusivamente sulle intercettazioni. Molte delle quali tradotte in maniera erronea. “Peer review”, la procedura di revisione degli articoli scientifici ad opera di studiosi competenti nell’argomento specifico, diventa per i carabinieri del Nas “Pay review”, ovvero “revisione dei pagamenti”, intendendosi ricerca di maggiori compensi di natura illecita. “Macrogold”, che viene tradotto come un compenso in oro, si riferisce invece a un farmaco, il Naloxegol. “Bias”, termine inglese che significa errore nella redazione di un protocollo di ricerca, viene trascritto dal Nas “buyers”, con il significato quindi di compratori.

Comunque, a parte ciò, l’anno successivo il gip di Parma si dichiara incompetente e trasferisce circa il 70 percento dei capi d’imputazione a Lecco e La Spezia. Nella cittadina lombarda, scrive il gip, «le ipotesi accusatorie apparivano claudicanti» e nelle «informative riepilogative dei Nas non si rinvengono elementi tali a dimostrare la consapevolezza degli indagati nelle (ipotetiche) condotte illecite».«Nel caso di Fanelli – scrive nel provvedimento di archiviazione il gip – tale aspetto presenta indubbie difficoltà e incertezze, in quanto trattasi di un soggetto che, da un lato ricopre diversi incarichi pubblici … dall’altro lato, lo stesso soggetto, … riveste un ruolo di c.d. opinion leader nella materia della terapia del dolore e in tale veste, del tutto informale, svolge tutta una serie di attività, … del tutto separate da quelle attinenti e collegate alla sua qualifica pubblica, …strettamente privatistiche che nulla hanno a che fare con l’attività della pubblica funzione ricoperta dal Fanelli». «In altri termini, quando Fanelli presenta un lavoro scientifico … o quando fornisce … consulenze indebite su strategie di marketing farmaceutico … non esercita alcuna funzione pubblica e sicuramente non svolge alcun atto pubblico».

Il giudice lecchese, per rendere più esplicito il provvedimento di archiviazione, fa un esempio: «È come se un magistrato facesse, a pagamento, delle consulenze commerciali e giuridiche per uno studio legale del circondario dove presta servizio, ma senza occuparsi di aspetti relativi ai procedimenti allo stesso assegnati. Si tratterebbe di un grave illecito disciplinare, ma certamente non si potrebbe parlare di corruzione». Circostanza che era comunque già nota al Nas di Parma, ricorda il gip, in quanto «nell’informativa conclusiva, elenca gli incarichi debitamente autorizzati svolti da Fanelli per le aziende private, definendoli appunto “incarichi extraistituzionali”, cioè che non hanno alcuna attinenza con le attività della Pubblica Funzione».

Preso atto di ciò, il tribunale di Parma ha dovuto restituire circa 1,7 milioni di euro, tra denaro e beni, che erano stati sequestrati a Fanelli, tra essi il famoso yacht. Finito, allora, in un sostanziale nulla di fatto il filone sulla corruzione, è adesso rimasto in piedi quello sugli eventuali abusi concernenti i concorsi condotti dall’Azienda ospedaliera universitaria per l’assunzione di dirigenti medici. Il pm di Parma Paola Dal Monte che ha ereditato il fascicolo dal collega Amara, trasferito nel frattempo a Modena, aveva chiesto la trascrizione di alcune intercettazioni che inchioderebbero Fanelli. Il collegio, però, ha negato la loro trascrizione sulla scorta dei principi espressi dalla sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione Cavallo.

All’udienza delle scorsa settimana, visto il diniego, la pm era pronta a chiedere l’assoluzione per tutti, suscitando la sorpresa dei presenti, giudici per primi che hanno deciso per un rinvio a luglio. Per la parola fine su un procedimento costato fino ad ora qualche milione di euro, bisognerà attendere ancora qualche mese. Ad assistere Fanelli, l’avvocato Ennio Amodio.

Ultime News

Articoli Correlati