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Pasquino: «La rimonta del M5S? Utile al Pd per fare opposizione»

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Secondo il professore emerito di Scienza Politica all’Università di Bologna, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia «avranno problemi seri da risolvere, primo tra i quali come stare nell’Ue»
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Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza Politica all’Università di Bologna, è convinto che la rimonta del Movimento 5 Stelle sia «un buon segno anche per il Pd, che potrebbe essere sostenuto nella fase dell’eventuale opposizione da un M5S forte dal punto di vista dei seggi parlamentari» e spiega che Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia «avranno problemi seri da risolvere, primo tra i quali come stare nell’Ue, visto che ad esempio Fratelli d’Italia e Fi hanno posizioni opposte». Su astensionisti e indecisi è netto: «siamo un paese che invecchia e i vecchi vanno a votare meno – dice – ma spero si rimanga al di sopra del 70 per cento, che sarebbe una buona partecipazione elettorale».

Professor Pasquino, a pochi giorni dal voto sembra che il Movimento 5 Stelle abbia il vento in poppa, soprattutto al Sud. Quanto può cambiare nello scenario il recupero dei grillini sia rispetto al centrosinistra che al centrodestra?

La rimonta grillina è importante, probabilmente Conte sta recuperando elettori che già hanno votato il M5S nel 2018 e tornano a sceglierlo ancora dopo una fase di insoddisfazione. Ma potrebbe anche essere che stia recuperando nell’astensionismo, che fu la sua forza nel 2018. Complessivamente è un buon segno e lo è anche per il Partito democratico, che potrebbe essere sostenuto nella fase dell’eventuale opposizione da un Movimento forte dal punto di vista dei seggi parlamentari. Anche se una parte di elettori che oggi è intenzionato a votare M5S, magari fino a poco giorni fa voleva scegliere il Pd.

A proposito di Pd, il partito di Enrico Letta sta trainando il centrosinistra ma non è riuscito a mettere insieme una coalizione in grado di giocarsela alla pari con il centrodestra. Crede che il segretario abbia fatto degli errori di strategia?

Sicuramente quello messa in campo non era l’unica coalizione possibile. Letta ha cercato di tenere dentro Calenda e con qualche difficoltà anche Renzi, ma per ragioni che mi sfuggono hanno risposto picche. Calenda penso lo abbia fatto per il suo ego, Renzi perché è incompatibile con Letta. Lo scopo era portare via voti moderati al centrodestra, ma non essendoci riuscito è finita con un centrosinistra indebolito. Tuttavia capisco che sia già in corso una lotta per la successione a Letta, ma la colpa di un eventuale sconfitta non è solo sua.

Ha citato Calenda e Renzi, che in questa fase stanno cercando di prendere il voto moderato di una parte di Forza Italia e Partito democratico, magari anche rubando un po’ di consenso alla Lega. Crede che riusciranno nell’intento?

Renzi e Calenda sono il quarto polo e penso che arriveranno sotto il Movimento 5 Stelle. Non credo che saranno decisivi nella formazione di un nuovo governo. Dovevano raggiungere voti che altrimenti sarebbero andati al Pd o al centrodestra ma mi pare che non abbiano ancora cominciato questa operazione e che comunque non sappiano come portarla avanti.

Spostandosi sul centrodestra, crede che un exploit di Fratelli d’Italia e il crollo al tempo stesso di Forza Italia e Lega potrebbe mettere in difficoltà la coalizione nella formazione di un nuovo governo?

Conteranno i seggi. Sono loro che definiscono la forza di un governo. Quel che mi pare di vedere è che Salvini è irrequieto e nervoso, evidentemente sta continuando a perdere voti e lo sa. Berlusconi forse sta recuperando un po’ di voti con la sua posizione sull’Europa e contro Putin. Forse questo fermerà l’emorragia che c’è stata avendo anche perso due donne che portavano diversi voti nei territori. In ogni caso, credo che Meloni sarebbe stata comunque più avanti degli altri ma quel che conta è che avranno problemi seri da risolvere, primo tra i quali come stare nell’Ue, visto che ad esempio Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno posizioni opposte.

Molti elettori solo all’ultimo decideranno se andare a votare o meno e, in caso, per chi. Pensa che le prossime elezioni possano essere le meno partecipate della storia?

C’è una parte di indecisi che non sa se andare o meno a votare. Poi ci sono gli indecisi veri, cioè quelli che decidono all’ultimo momento. Questi decidono o in base alla campagna elettorale, o parlando con gli amici o magari rispetto alle politiche internazionali. Se Putin continua a dire cose assurde magari può favorire il Pd.

A cosa dovremmo un’alta astensione, forse a una crisi della classe dirigente, alla mancanza di leadership nel paese o altro?

In generale siamo un paese che invecchia e i vecchi vanno a votare meno, perché non sono in grado fisicamente di andarci e perché nessuno va a cercare il loro voto, visto che non sono più inseriti in reti sociali, sindacali e lavorative. Questo può venire colmato dal fatto che i giovani di oggi sono più attenti di quanto lo fossero i giovani di una volta. Forse l’affluenza scenderà un po’ rispetto a quella del 2018, ma spero si rimanga al di sopra del 70 per cento. Che sarebbe una buona partecipazione elettorale.

 

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