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«Il Csm deve diventare la casa dei magistrati e non delle correnti…»

Giuseppe Cioffi
Intervista al giudice penale del tribunale di Napoli, Giuseppe Cioffi, candidatosi al Csm come indipendente: «Il mio appello al voto è rivolto a quei tantissimi magistrati insoddisfatti e delusi dalla deriva correntizia»
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«Il Csm è la casa dei magistrati e non delle correnti». Giuseppe Cioffi, giudice penale del Tribunale di Napoli Nord, sintetizza così il suo punto di vista sull’organo di autogoverno della magistratura per il quale concorre in qualità di indipendente. In magistratura dal 1986, Cioffi, dopo una esperienza come avvocato, si è occupato prevalentemente di criminalità – soprattutto di stampo camorristico – e di tutela ambientale. «Un’esperienza molto importante – dice al Dubbio – dalla quale nel 2002 è derivata la chiamata dalla presidenza del Tribunale di Napoli a presiedere un collegio apposito, formato per la celebrazione di alcuni processi di camorra con tanti imputati detenuti. Dopo alcuni anni in Commissione parlamentare bicamerale antimafia prima, dove mi sono occupato dell’analisi socio- giudiziaria dell’epica stragista della mafia e le implicazioni di politici e uomini delle istituzioni, ed ecomafia dopo, sono stato destinato al Tribunale di Napoli Nord».

Dottor Cioffi, la sua candidatura al Csm come indipendente è un segnale chiaro di rinnovamento?

Se oltre la quota dei ‘ garantiti’ e di quelli usciti da cosiddette primarie, che hanno potuto avviare in anticipo l’attività di presentazione, arriverà un buon numero di indipendenti, esperti e capaci, il tasso di qualità della vita consiliare si eleverà a tutto vantaggio della intera categoria. Potrà tornare a crescere la fiducia sincera dei tanti rimasti in assordante silenzio, seppur fortemente sconfortati da mancate risposte e provvedimenti a dir poco discutibili. In questa direzione la mia candidatura deve essere intesa come una opportunità e un supporto a linee programmatiche da tempo condivise. Per un Csm dai metodi lineari e coerenti, e tempi rapidi e certi.

Cosa l’ha spinta a candidarsi?

La normativa recentissima in tema di candidatura al Consiglio superiore della magistratura ha aperto la possibilità di proposte fuori dagli schemi usuali. Dopo aver letto alcuni miei scritti di circa vent’anni anni fa di forte attualità, il confronto con tanti bravissimi giudici del mio Tribunale, mi sono detto che dovevo mettere a disposizione dei colleghi, soprattutto i più giovani, la mia esperienza e la mia attitudine alla responsabilità in un momento in cui la necessità di un cambio di passo è così fortemente avvertita, sebbene poco dichiarata. Sicuramente, posso dire che nella compagine dei candidati, tutti validi e brillanti colleghi, la motivazione ad orientare il consenso alla mia proposta può venire dal considerare la mia ormai lunga e verificabile storia di indifferenza al carrierismo e al correntismo e alle logiche di appartenenza. A ciò si aggiunga la mia propensione alla analisi delle criticità ed attenzione ai problemi dei piccoli uffici. Voglio, però, anche aggiungere un’altra cosa.

Dica pure…

Ho riattivato la mia passione e inclinazione alla partecipazione associativa nel 2015, vincendo le elezioni a presidente della sottosezione Anm Napoli Nord. Ovviamente, correndo senza appoggio o sostegno di alcuna corrente.

Il suo impegno in un contesto impegnativo come quello del Tribunale di Napoli Nord intende accendere anche i riflettori sulla giustizia nei “territori di frontiera”?

Sicuramente la conoscenza e la vissuta esperienza sin dalla nascita del Tribunale di Napoli Nord, in uno degli uffici più importanti e complicati del panorama nazionale, è stimolo particolare e tensione mirata a occuparsi delle sedi giudiziarie di cosiddetta frontiera con la competenza maturata nella Pretura mandamentale più grande d’Italia, fuori dalle sedi principali, il cui territorio è ricompreso nel circondario del Tribunale di Napoli Nord. Uffici di frontiera in cui, come ho verificato nel mio, hanno operato e lavorano magistrati motivatissimi e molto impegnati a rendere un servizio giustizia pur tra molteplici difficoltà. Il compito del Consiglio superiore della magistratura sul punto dovrà essere quello di destinare nuove risorse e rivedere gli organici.

Lei fa appello ai “magistrati delusi e sensibili alla dignità della professione”. Delusi prima di tutto dal correntismo che tanto peso ha avuto nel Csm?

Proprio così. Come ho avuto modo di dire più volte, rivolgo l’appello al voto indipendente e indifferente a quei tantissimi magistrati insoddisfatti e delusi dalla deriva correntizia ovvero dalla degenerazione dei gruppi organizzati che hanno disperso un patrimonio di valori e senso del confronto.

Dopo quanto accaduto negli ultimi due anni, con i relativi scandali, si potrà scrivere una nuova pagina per la magistratura?

La speranza e anzi il dovere di riabilitare l’istituzione magistratura e, soprattutto, i tantissimi che vi operano con dedizione, capacità e impegno, passa proprio dalla realizzazione di una nuova formazione del Csm. La presenza di indipendenti esperti garantisce trasparenza, celerità nelle procedure, soprattutto quelle in ambito disciplinare, e può rappresentare una occasione per i colleghi espressi dalle formazioni tradizionali di azione più libera da vincoli di appartenenza. Occorre perseguire una sostanziale depoliticizzazione e decorrentizzazione delle decisioni in materia di incarichi di vario genere con ripristino di criteri più obiettivi, si pensi all’anzianità meritevole, e minor invadenza nell’area del lavoro specifico.

Come si potrebbe raggiungere questo obiettivo?

Si può fare con circolari su prassi e attribuzione di poteri ai dirigenti, per assicurare e ripristinare una relazione di fiducia con i magistrati alle prese con il quotidiano. Personalmente, poi, dedicherei una ulteriore attenzione al capitolo della gestione delle risorse economiche del Consiglio superiore della magistratura e della Scuola superiore della magistratura, con una più oculata destinazione dei fondi e contenimento dei costi.

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