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Habemus coalitionem (forse). Ma gli scontenti accusano Letta

Accordo Letta Calenda
Al partito di Calenda andrà il 30% dei collegi, un gruzzoletto niente male, e al Pd il restante 70%. Tutto bene dunque? Neanche per sogno. Fratoianni e Bonelli insorgono...
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La notte ha portato consiglio. Dopo avere sfiorato la rottura definitiva nella giornata precedente, Pd e Azione trovano l’intesa in vista delle prossime elezioni del 25 settembre. Un accordo che ridisegna gli equilibri degli schieramenti e che dà nuova linfa al centrosinistra. «È una proposta in grado di essere competitiva e alternativa alle destre, il patto che abbiamo fatto oggi rende le prossime elezioni contendibili, abbiamo ritenuto nostro dovere offrire una proposta convincete e vincente», ha detto il segretario nazionale durante la conferenza stampa alla Camera che si è svolta al termine del confronto tra i vertici dei due partiti. Per il Pd all’incontro hanno partecipato anche le capigruppo di Camera e Senato, Deborah Serracchiani e Simona Malpezzi, e il coordinatore della segreteria, Marco Meloni. Per +Europa erano presenti anche Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi.

Grande soddisfazione per l’esito finale della trattativa è stata espressa anche dall’ex ministro dello Sviluppo economico che, alla fine, l’ha spuntata su tutto, compresa l’esclusione di Fratoianni e Di Maio come candidati comuni della coalizione. «Sono pienamente e interamente soddisfatto dell’accordo che abbiamo raggiunto, c’è un richiamo all’agenda Draghi. Oggi si riapre la partita, non credo che gli italiani siano disponibili a farsi sottomettere da una proposta che li porta ai margini dell’Europa. Siamo solidi e compatti, niente è scritto, andiamo a vincere le elezioni, da oggi per me ogni discussione è finita, c’è la partita e la partita la vinciamo».

Nel dettaglio l’accordo raggiunto tra Pd e Azione prevede che la totalità dei candidati nei collegi uninominali della coalizione verrà suddivisa tra Democratici e Progressisti e Azione/+ Europa nella misura del 70 per cento (Partito Democratico) e 30 per cento (+Europa/ Azione), scomputando dal totale dei collegi quelli che verranno attribuiti alle altre liste dell’alleanza elettorale.

«A seguito di un incontro con le delegazioni dei due partiti abbiamo siglato una intesa, che riteniamo molto importante, un patto elettorale – ha spiegato il segretario del Pd Letta – all’interno di un accordo più largo con altre componenti a nostro avviso fondamentali per essere vincenti nei confronti della destra. Non è immaginabile che il Paese dopo Draghi passi al governo delle destre o guidato da Giorgia Meloni.

Dopo Draghi l’Italia ha bisogno di una esperienza di governo che porti avanti programmi che hanno avuto grande successo». Il commento di Calenda all’intesa sottoscritta è stato, invece, affidato a twitter. «I nostri punti sono stati tutti recepiti. Accordo nettissimo su agenda Draghi – da no tasse e revisione reddito di cittadinanza a rigassficatori – sia sul punto che neanche un nostro voto vada a ex 5S o Fratoianni. Ognuno ha la leadership della sua area ma valori comuni. È un ottimo accordo. Fine. Per essere chiari se propongo un accordo e viene accettato, firmo quell’accordo. Non ho negoziato per rompere e Letta si è comportato correttamente».

A masticare amaro è, invece, Italia viva che fino all’ultimo ha provato a tentare Calenda per la costituzione di un polo di centro alternativo alla sinistra. E seppure il leader di Azione ha detto che le porte della coalizione rimangono aperte a tutti, Italia viva, tramite i suoi vertici, ha annunciato la corsa in solitaria. Sia il presidente Ettore Rosato che Matteo Renzi hanno affidato il loro punto di vista a twitter. «Un polo di centro, moderato, riformista, coerente con quello che abbiamo sempre detto alle prossime elezioni ci sarà. Saremo noi» ha detto Rosato. Mentre Renzi si è concentrato sul coraggio di correre da soli. «Abbiamo voluto Draghi al governo, soli contro tutti. Oggi non ci alleiamo con chi ha votato contro Draghi. Prima della convenienza viene la Politica. Quello che gli altri definiscono solitudine, noi lo chiamiamo coraggio. Pronti, ci siamo».

Il lavoro di mediazione per Enrico Letta, però, non termina qui. Perché se è vero che la giornata di ieri ha segnato l’accordo con Azione, al segretario dem è subito esplosa in mano la grana relativa ai rapporti con le altre forze di sinistra. Si e Verdi, tramite Fratoianni e Bonelli hanno chiesto un incontro immediato per verificare se esistano ancora i margini di un’alleanza con il Pd. Ed hanno subito rimandato al mittente la proposta di diritto di tribuna che i dem hanno lanciato dopo l’intesa con Calenda. Ma Letta ha incontrato anche Di Maio, nel tentativo di provare a fare stare insieme tutto.

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