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Procura di Reggio Calabria, plenum verso la conferma di Bombardieri

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La quinta commissione del Consiglio Superiore della Magistratura ribadisce la fiducia al procuratore di Riace nominato quattro anni fa
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Il Csm si appresta a confermare oggi la nomina di Giovanni Bombardieri alla guida della procura di Reggio Calabria. Una nomina licenziata dal plenum già l’ 11 aprile del 2018, ma messa in discussione a maggio scorso dal Consiglio di Stato, che aveva accolto il ricorso (respinto prima dal Tar del Lazio) dell’ex procuratore capo di Lucera, Domenico Angelo Raffaele Seccia, attuale Pg in Cassazione.

I giudici amministrativi avevano infatti sottolineato la necessità di un ulteriore giudizio comparativo tra i due magistrati, in particolare sulle esperienze di funzioni direttive inquirenti. La Commissione direttivi di Palazzo dei Marescialli non ha però fatto marcia indietro, riconfermando all’unanimità la propria preferenza per Bombardieri, che nella sua carriera ha coordinato delicatissime inchieste contro la ‘ ndrangheta, sia da sostituto procuratore della Dda di Roma sia da procuratore aggiunto di Catanzaro. Ma non solo: il magistrato originario di Riace è stato anche applicato alla Procura di Locri, alla Dda di Reggio Calabria e alla Procura generale presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria, vantando anche una «significativa esperienza di coordinamento investigativo» presso e con la Direzione nazionale antimafia, «in misura decisamente superiore alle analoghe del dr. Seccia».

Bombardieri, dunque, ha dalla sua un’esperienza complessivamente più ampia, della durata di 21 anni, di cui 16 e mezzo di funzioni requirenti e inquirenti cui fa riferimento l’articolo 32 del Testo unico della dirigenza giudiziaria, a fronte dei 10 anni di Seccia. Un’esperienza più ampia anche per quanto riguarda la permanenza in Dda (9 anni contro 7 anni e mezzo) e nel contrasto a ‘ ndrangheta e camorra, grazie agli anni trascorsi a Reggio Calabria, Roma e Catanzaro, mentre Seccia si è occupato solo di gruppi mafiosi pugliesi, nel solo distretto barese, e, in particolare, dei clan garganici e foggiani, «storicamente più recenti e all’epoca meno radicati».

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