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Lavrov: «Nuovi missili a Kiev? Noi avanzeremo ancora di più…»

Lavrov Russia Italia
Il ministro degli Esteri russo aveva in programma per oggi a Belgrado colloqui con il presidente serbo Aleksandar Vučić, ma la Bulgaria, la Macedonia del Nord e il Montenegro hanno chiuso il loro spazio aereo
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Dopo 103 giorni di guerra in Ucraina la situazione sul campo rimane sostanzialmente invariata con i russi penetrati nella città strategica di Severodonetsk nel cuore del Donbass e gli ucraini che resistono sebbene siano, come confermato dagli analisti, in inferiorità numerica.

Secondo il sindaco della città il governo di Kiev avrebbe infatti concentrato forze sufficienti per sostenere una battaglia di lunga durata, quello che è certo, è che nessuna delle parti intende ritirarsi e la situazione, come aggiunto dal sindaco Stryuk, “cambia ogni ora”.Difficile prevedere l’esito finale dello scontro anche se una variabile potrebbe essere il già annunciato arrivo di nuove e piu potenti armi per gli ucraini.In questo senso vanno viste le parole del ministro degli esteri russo Lavrov: “Il presidente Vladimir Putin ha già commentato la situazione che emergerà con l’arrivo di nuovi armamenti, io posso solo aggiungere che più lunga sarà la gittata degli armamenti che fornirete, più noi sposteremo avanti dal nostro territorio la linea oltre la quale la presenza dei neonazisti verrà considerata una minaccia per la Federazione Russa”.

Intanto un fatto di una certa rilevanza contribuisce ad alimentare la tensione tra Russia e Europa. Bulgaria, Macedonia del Nord e Montenegro hanno vietato infatti il sorvolo all’aereo russo che doveva portare a Belgrado il ministro Lavrov e la sua delegazione. Dall’Unione europea alcune fonti hanno confermato che la decisione presa “è in linea con la nostra attuale politica di chiudere lo spazio aereo agli aerei russi”. Non è però di poco conto che la Serbia, proprio insieme alla Macedonia del Nord e il Montenegro, siano Paesi candidati ad entrare nell’Ue.

La decisione del presidente Vucic dunque di accogliere Lavrov rappresenta in tal senso una vistosissima crepa nel contesto politico di un allargamento dei confini europei.Anche perché più di una volta l’Alto rappresentante per la politica estera europea, Joseph Borrell, ha invitato tutti i paesi membri ad adeguarsi alle sanzioni contro Mosca senza se e senza ma.Una contraddizione sulla quale ha cercato di far leva lo stesso Lavrov dichiarando durante una conferenza stampa che “se la visita del ministro degli Esteri russo è percepita in Occidente come una minaccia su scala globale, allora, a quanto pare, le cose in Occidente vanno piuttosto male”, ha concluso il capo della diplomazia russa.Qualche spiraglio per sbloccare un’altra situazione critica è quello che si è aperto rispetto alle spedizioni di derrate alimentari dai porti ucraini chiusi dalla guerra. Una situazione critica che potrebbe avere pesanti ripercussioni sul mercato alimentare europeo appena sarà terminata l’estate.

Secondo quanto riferito dal presidente Zelensky se non si modifica il blocco delle esportazioni, entro l’autunno potrebbero esserci 75 milioni di tonnellate di grano ferme in Ucraina.La soluzione prospettata da Kiev sarebbe quella di una scorta navale da parte della marina militare anche se sono in corso fitte trattative tra Gran Bretagna e Turchia per una protezione da parte di un paese terzo dei cargo nel Mar Nero.Un’ intesa parallela sarebbe pero stata raggiunta da Turchia e Russia almeno per sbloccare le spedizioni di prodotti agricoli ucraini da un porto chiave sul Mar Nero.

Si tratta di un piano parziale che dovrebbe funzionare sotto l’egida delle Nazioni Unite per spedizioni sicure, in particolare i turchi si occuperebbero dello sminamento e della scorta nel Mediterraneo, inoltre a Istanbul dovrebbe essere istituito un centro per il coordinamento della missione.Insomma, la Turchia di Erdogan continua a giocare un ruolo di primo piano nella crisi e si propone continuamente come mediatrice. A quanto sembra però l’Ucraina rimane scettica e non ha partecipato alla stesura dell’accordo.

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