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Il giudice (un po’ novax) Maddalena punta il Colle: «Draghi un neo liberista e l’Euro un fallimento»

L'ex vicepresidente della Consulta è stato indicato da un gruppo di circa 40 parlamentari del Gruppo Misto come candidato al Quirinale
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«Sono lieto che il mio nome sia uscito per un ruolo così importante». A parlare, ospite di Rai Radio1, a Un Giorno da Pecora, è l’ex vicepresidente della Consulta Paolo Maddalena, indicato da un gruppo di circa 40 parlamentari del Gruppo Misto come candidato alla presidenza della Repubblica. Giurista e ambientalista, Maddalena si definisce «no- vax, uno dei pochi giusnaturalisti». E non fa mistero delle sue posizioni antivacciste: «La natura ha le sue leggi che riguardano ogni organismo – ha spiegato in un’intervista al Dubbio – Nella saggia costruzione dell’universo, la terra ha una capacità di elasticità limitata: troppi vaccini ne indeboliscono la resilienza».

Come ha saputo di questa candidatura? «Mi ha telefonato la senatrice Nugnes che mi ha spiegato che il gruppo Misto aveva indicato me, ne sono stato lieto, è gratificante per me che ho dedicato tutta la mia vita alla Patria». Lei per chi ha votato in passato? «Sono un cattolico di sinistra, in passato ho votato sia per il Pd che per i 5S». La sua candidatura difficilmente si tramuterà in elezione. «La mia è candidatura di bandiera, lo so e la accetto ma so che non sarà facile essere eletto». Chi le piacerebbe venisse eletto? «Qualcuno che abbia a cuore la Costituzione, e non ne vedo in giro». Mario Draghi? «No, è un neoliberista». Giuliano Amato? «No, ha fatto troppe privatizzazioni». E Silvio Berlusconi? «Berlusconi non è un non soggetto», ha tagliato corto Maddalena a Rai Radio1.

È vero che lei vorrebbe introdurre una nuova moneta ed abbandonare l’euro? «Secondo grandi economisti l’Italia potrebbe risollevarsi di parecchio sul piano economico se mettesse una moneta propria, perché quella che noi abbiamo è una moneta privata, emessa da banche private». Vorrebbe tornare alla lira oppure coniare una moneta del tutto nuova? «Se si vuole prendere la lira va bene – ha spiegato l’ex magistrato a Un Giorno da Pecora -, ma il fondamento del discorso è ricostruire il patrimonio pubblico per darlo a pochi soggetti».

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