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«Secondigliano, Mario rischia di suicidarsi. Fatelo uscire dal carcere»

Secondigliano
Il caso è seguito dal garante campano Ciambriello. Lo psichiatra consiglia la terapia farmacologica e il ricovero in ambiente idoneo. Il suo difensore ha presentato due istanza di differimento della pena rimaste inevase
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Si dice che i suicidi sono imprevedibili, ma non è sempre vero. Soprattutto per quanto riguarda le patrie galere, accade che i segnali dei detenuti ci sono tutti e si possono, quindi, prevenire. Nel carcere di Secondigliano, a Napoli, è recluso un ragazzo di nome Mario Argenio, persona psicologicamente fragile che ha dimostrato, anche poco prima della propria incarcerazione per fatti commessi 13 anni prima, tutta la propria fragilità con gesti autolesionistici. Deve scontrare tre anni di pena, ma la sua situazione è peggiorata.

Per lo psichiatra il detenuto Argenio è affetto da Sindrome Depressivo – Ansiosa con sintomi protratti post- Covid

L’avvocato difensore Danilo Iacobacci ha inviato una istanza urgente alla magistratura di sorveglianza per chiedere un differimento pena. Ma tuttora è rimasta inevasa. La preoccupazione trova fondamento anche dall’ultima visita effettuata dallo psichiatra. Nel certificato si legge che il medico ha trovato il detenuto Argenio, affetto da «Sindrome Depressivo – Ansiosa con sintomi protratti post- covid (astenia, abulia, inappetenza) in soggetto con disturbo di personalità fobico- ansiosa e storia di ritardo nell’apprendimento e nel linguaggio con attuale ideazione suicidaria». Per questo, lo psichiatra consiglia una terapia farmacologica e, soprattutto, un ricovero in ambiente idoneo. Per “idoneo” si sottintende che non può essere il carcere.

Dopo la prima istanza rimasta inevasa, l’avvocato tenta nuovamente con la richiesta urgente di differimento dell’esecuzione della pena, in subordine la richiesta della detenzione domiciliare per gravi motivi di salute, stante la manifesta incompatibilità delle condizioni di salute mentale del ragazzo con la detenzione carceraria. L’istanza è stata integrata allegando diverse certificazioni mediche attestanti i gravissimi problemi psichiatrici e le tendenze suicidarie di Mario Argenio.

Secondo il suo avvocato «per come constatato dai familiari, è soggetto incapace di intendere e di volere»

«A tal fine – scrive l’avvocato Iacobacci nell’istanza urgente – si rappresenta che la situazione è allarmante ed i familiari ancora ignorano diagnosi e cure effettuate in carcere, non essendo mai stata consegnata allo scrivente la chiesta documentazione/relazione sanitaria, né mai comunicati i farmaci che si stanno somministrando all’Argenio; il quale, allo stato, per come constatato dai familiari, è soggetto incapace di intendere e di volere, non presente a sé stesso ed in preda ad allucinazioni visive ed uditive».

L’avvocato e la famiglia non conoscono neppure quali diagnosi e cure siano state predisposte in carcere

Com’è detto, il ragazzo è un soggetto psicologicamente fragile, che ha dimostrato, anche poco prima della propria incarcerazione, tutta la propria fragilità con gesti autolesionistici che hanno condotto alle cure del caso negli appositi reparti della sanità pubblica locale. Una condizione patologica che attualmente è giunta ad un punto limite, essendo stato constatato dai familiari che il ragazzo si trova letteralmente fuori di senno, non ragiona ed ha allucinazioni.

«Parallelamente – si legge sempre nell’istanza – non è stata ancora consegnata al difensore la documentazione sanitaria richiesta per iscritto al Direttore della Casa di Reclusione, e quindi l’istante difesa e la famiglia del detenuto si trovano nella drammatica condizione di non conoscere neppure quali diagnosi e cure siano state predisposte in carcere, anche perché il Mario è soggetto che francamente, per come constatato dai familiari, non è in condizione di prestare il consenso a trattamenti sanitari».

Il garante della Campania, Samuele Ciambriello, sta seguendo il caso

Il ragazzo però è seguito dal Garante regionale Samuele Ciambriello che subito si è attivato, a seguito della segnalazione dei famigliari. Con non poca difficoltà, visto che Argenio ha fortissimi problemi cognitivi, è stato convinto nel farsi aiutare e trasferito nell’articolazione psichiatrica del carcere di Secondigliano dove può essere seguito meglio. Il problema è che risulta singolare la condanna alla pena carceraria, mentre – come è stato certificato – ha evidenti problemi di ritardo mentale e il carcere gli ha peggiorato lo stato di confusione mentale. Nel frattempo, almeno ad oggi, le istanze per il differimento pena o, in subordine, la detenzione domiciliare, risultano ancora inevase dalla magistratura di sorveglianza.

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