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Covid in carcere, comincia a diffondersi il virus e il sovraffolamento cresce

Nel carcere di Taranto con 32 detenuti contagiati, mentre nei penitenziari italiani cresce il disagio per l'aumento del sovraffollamento
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La diffusione del Covid 19 sta ancora mettendo a dura prova l’intero Paese e cominciano a spuntare nuovi focolai nelle carceri. Per ora, nulla da destare allarme. Ma si accende di nuovo l’attenzione per il carcere di Taranto con 32 detenuti infetti. Il dato del focolaio nel carcere tarantino sembra destinato ad aumentare con gli screening successivi e che interesseranno anche il personale. Fra quest’ultimo, infatti, fino a lunedì scorso, vi era un solo appartenente alla Polizia penitenziaria affetto da Covid.

L’Osap: si registrano anomalie tra le Asl per la gestione dell’emergenza Covid

L’Osap, il sindacato di polizia penitenziaria, mette in luce «le proteste che quotidianamente si sollevano dai poliziotti penitenziari pugliesi in ordine alla mancata applicazione attuazione delle procedure di prevenzione e degli screening sanitari finalizzati ad accertare eventuali positività al virus, dal quale – affermano Pasquale Montesano e Ruggiero Damato, dell’Osap – , si registrano penose anomalie tra le Asl territorialmente competenti per le inottemperanze in tema di relazione tra le parti nella gestione dell’emergenza e gli effetti del Covid 19 presso le strutture penitenziarie, in particolare l’Asl di Taranto».

Sul caso interviene anche Gennarino De Fazio, Segretario Nazionale della Uilpa Polizia Penitenziaria. «Da quanto trapela – spiega il sindacalista -, molti dei detenuti cui è stata riscontrata la positività al Covid, per lo più asintomatici o paucisintomatici, avrebbero completato il ciclo vaccinale, ma come sta del resto avvenendo in tutto il Paese, specie quando è passato del tempo dalla vaccinazione, ciò non impedisce il contagio. Soprattutto, non aiuta la prevenzione il persistente sovraffollamento carcerario, che nel penitenziario della città dei due mari è particolarmente pesante con 680 detenuti presenti a fronte di 500 posti. Fra i ristretti, peraltro, più di 100 non sarebbero vaccinati».

La Uilpa: sarebbe opportuno che il Dap indicasse il numero dei ristretti immunizzati ed effettivamente presenti in carcere

Segnala ancora il segretario della Uilpa De Fazio: «A tal proposito sarebbe assolutamente opportuno che il Dap, anziché diffondere il numero delle dosi di siero anti-covid somministrate ai detenuti dall’inizio della campagna vaccinale (ricomprendendo dunque anche quelle iniettate a detenuti poi scarcerati e, di contro, non conteggiando coloro che hanno fatto ingresso in carcere dopo essersi vaccinati), indicasse il numero dei ristretti immunizzati ed effettivamente presenti in carcere. Se si pensa che ogni mese, in periodo pandemico, escono dal carcere circa 2.500 detenuti e ne entrano in maggior numero, tener conto delle dosi somministrate in quasi un anno, senza peraltro sapere se si tratta di vaccini doppia o mono dose, è assai poco significativo».

Ma il sindacalista De Fazio accende ancora l’attenzione sulle misure deflattive finora non varate tramite un eventuale decreto carcere: «Sarebbero necessarie e consone per un Paese civile concrete misure deflattive della densità detentiva la quale, come riconosciuto anche dalla ministra Cartabia, senza che però a questo siano conseguite particolari iniziative tangibili, sta tornando a crescere in maniera molto preoccupante».

Il punto nodale è effettivamente questo. Il sovraffollamento è in costante crescita come ha osservato recentemente il Garante nazionale . La commissione per l’emergenza carcere presieduta dal giurista Marco Ruotolo dovrebbe terminare i lavori per il 31 dicembre. Ma poi le proposte dovranno essere vagliate dal Parlamento e i tempi potrebbero allungarsi. Nel frattempo, però, il disagio cresce.

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