Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Caso Eitan, il nonno materno agli arresti domiciliari

L’accusa è di aver rapito Eitan e di averlo portato in Israele. Indagata anche la nonna materna Ester Cohen Peleg per sequestro di persona
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

La polizia israeliana ha messo agli arresti domiciliari Schmulik Peleg, il nonno del piccolo Eitan Biran, 6 anni, unico sopravvissuto alla strage del Mottarone dello scorso 23 maggio. L’accusa contestata è quella di aver rapito Eitan e di averlo portato in Israele, secondo quanto riporta Times of Israel.  «A me risulta che gli sia stato richiesto di restare a disposizione della polizia», spiega invece l’avvocato Paolo Sevesi, che assiste il nonno di Eitan.

Secondo i media israeliani, l’uomo è stato interrogato oggi dagli inquirenti israeliani. Il nonno era in visita in Italia e presumibilmente avrebbe trasportato in Israele Eitan su un aereo privato. Una volta in Israele ha scritto ai familiari in Italia che Eitan era «tornato a casa» e i familiari tutori del piccolo hanno sporto denuncia sia in Italia che in Israele. A seguito della denuncia, Peleg è stato convocato per essere interrogato. Secondo «Israel Hayom», il nonno del minore ha affermato di non averlo rapito e che i suoi genitori volevano che crescesse in Israele. Al termine dell’interrogatorio è stato inviato agli arresti domiciliari per cinque giorni.

Intanto procedono le indagini sul caso: oltre al nonno, anche la nonna materna Ester Cohen Peleg è ora indagata nell’inchiesta sul sequestro. Per il resto, silenzio serrato da parte degli inquirenti su un caso che assume sempre più i contorni di una vicenda internazionale, e non solo per questioni meramente geografiche. Tante le risposte che dovranno dare gli investigatori su quanto accaduto sabato, quando una tranquilla giornata nonni-nipote si è trasformata in una fuga all’estero. La vicenda è delicata, non solo perché riguarda un minore, che ha perso mamma, papà, fratello e bisnonni nella gita a Stresa. Di mezzo ci sono due famiglie, entrambe colpite dalla perdita di loro cari, che si contendono il piccolo.

La zia tutrice Aya affida ai legali il ricorso al Tribunale della famiglia di TelAviv per attivare la procedura prevista dalla Convenzione dell’Aja, la via giudiziaria per riportare Eitan in Italia. L’Ambasciata israeliana sembra orientata a questa soluzione e fa sapere che se ne occuperà in collaborazione con l’Italia, a beneficio del minore e in conformità con la legge e le convenzioni internazionali. Lo zio manifesta altre idee, che annuncia ai cronisti davanti alla villetta di Travacò Siccomario: «Serve una soluzione politica, quella legale è troppo lunga, non siamo di fronte a una battaglia tra avvocati, ma a un crimine serio. Le autorità israeliane dovrebbero sapere che è stato rapito». Il suo appello: «Per il benessere e la salute di Eitan fatelo tornare subito in Italia»

«Le autorità israeliane stanno seguendo questo triste caso e se ne occuperanno in collaborazione con l’Italia, a beneficio del minore e in conformità con la legge e le convenzioni internazionali pertinenti», fa sapere l’ambasciata israeliana in una nota in cui si precisa che si seguiranno «la legge e le convenzioni internazionali pertinenti», con un richiamo chiaro alla Convenzione dell’Aja.

Lo zio invece attacca il nonno che venerdì scorso ha preso il bambino e l’ha portato in Israele con un aereo privato, tirando un ballo anche un misterioso uomo coi baffi della cui presenza il piccolo avrebbe riferito agli zii. «Nel corso di una visita Eitan è stato tenuto due ore e mezza dentro la macchina da Ester Cohen e interrogato da una persona sconosciuta che non si è mai identificata e che hadetto che il suo lavoro è quello di cambiare i baffi. Gli ha fatto un sacco di domande, Eitan era sconvolto quando è tornato a casa, aveva gli incubi». Il bambino sarebbe stato «in agitazione tutte le volte che incontrava il nonno» che poi l’harapito. Dalla parte dell’uomo che l’ha sequestrato, l’avvocato Sara Carsaniga punta alla volontà del bimbo: «Andrebbe chiesto a lui con chi vuole vivere ma il Tribunale ha rigettato la nostra richiesta di sentirlo. Il bambino aveva il diritto a vivere sia in Israele sia in Italia. Tutte e due le famiglie hanno gli stessi diritti di rappresentare le proprie ragioni, la questione andava risolta prima ma il contraddittorio del Tribunale è sempre stato a favore di una persona sola».

Ultime News

Articoli Correlati