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I talebani si sono rifatti il trucco ma restano dei fanatici

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I nuovi talebani sono più giovani ma non più progressisti, solo più pragmatici. Di certo non sono diventati femministi
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Sono più giovani ma non più progressisti, solo più pragmatici. Mettiamo subito in chiaro uno cosa: i nuovi talebani non saranno femministi. Il burqa potrebbe non essere obbligatorio ma di sicuro sarà fortemente consigliato, le donne potrebbero essere autorizzate a frequentare le elementari, ma non oltre, e potrebbero lavorare solo nel campo delle pulizie e dei lavori più umili. Vietato andare in giro da sole.

Ma le donne, si sa, fanno effetto solo quando le vedi coperte come fantasmi, non quando sono chiuse in casa. La diplomazia internazionale si sta concentrando piuttosto sul livello di pragmaticità della nuova leadership talebana e sul suo desiderio di intrattenere rapporti con il resto del mondo. Il capo degli studenti del Corano oggi è un signore anziano e tutto d’un pezzo come Haibatullah Akhunzada, rispettato per la sua austerità, ma anche per la sua capacità di intavolare negoziati con gli Stati Uniti, negoziati che, ricordiamolo, prima che il presidente Ghani rifiutasse ogni tipo di compromesso, avrebbero consentito il ritorno a Kabul dei talebani non come plenipotenziari, ma come parte di una coalizione in cui avrebbero detenuto solo un terzo del potere.

I tre vice di Haibatullah saranno il mullah Ahmed Ghani Baradar, possibile futuro leader di Stato, talebano della prima ora e uomo di fiducia del mullah Omar ( quello con un occhio solo, per chi si stesse perdendo) e due “figli di” come Mohammad Yaqoob, 30enne primogenito del mullah Omar, e Sirajuddin Haqqani, figlio di Jalaluddin, che con la sua organizzazione per tanti anni fu tramite dei finanziamenti di Reagan per la “resistenza” ai sovietici. Con nomi come questi non c’è tanto da essere ottimisti, eppure. Eppure i nuovi talebani vogliono restarci, al potere, e nel 2021, a guerra fredda estinta, sanno di non poterlo fare senza avere qualche rapporto con i vicini. Accennano all’ipotesi di ripartire dalla Costituzione del 1964, una Costituzione democratica, giungono addirittura voci che la tv non sarà vietata e che gli uomini non saranno obbligati a farsi crescere la barba lunga. Ma soprattutto, non sono ancora partite le esecuzioni di massa, ma un lavoro di cooptazione dei funzionari che hanno lavorato con le ultime amministrazioni. I Talebani hanno addirittura accettato di organizzare una serie di incontri con un consiglio di coordinamento per la transizione formato dall’ex presidente Karzai, l’altro ex presidente Abdullah e il super signore della guerra Hekmatyar. È come dire: cerchiamo di metterci tutti insieme, di tenere unito questo paese che ha mille comunità e mille padrini esterni, per fare i nostri interessi senza che vengano di nuovo a invaderci.

Per riuscirci, non bisogna esagerare con il fanatismo, non dobbiamo sembrare il diavolo come l’Isis e dobbiamo fare i conti con il XXI secolo. Kabul ha vissuto 20 anni di scambi internazionali e cosmopolitismo, e anche nell’Afghanistan più rurale arriva il segnale del telefonino e qualcuno che fa funzionare i social network lo trovi sempre, non basta staccare la spina della tv per staccare i contatti con il mondo. C’è da immaginarsi che i Talebani vogliano continuare i loro commerci con i vicini e mantenere buoni rapporti con Cina e Russia, che per ora prendono tempo. Anche i più retrogradi tra i Talebani sanno che le loro vecchie posizioni sulla chiusura delle scuole, il divieto di ascoltare musica e di organizzare qualsiasi tipo di intrattenimento – persino il volo degli aquiloni – sono controproducenti. La facciata del loro governo dovrà essere più moderna – si parla addirittura di elezioni – ma sul grado di apertura il dibattito interno a un movimento ancora molto variegato è ancora totalmente aperto. Un dibattito, si intende, esclusivamente maschile.

 

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