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Ankara ha paura di donne, avvocati e giornalisti

Erdogan spinge sul suprematismo e cerca di tacitare qualsiasi opposizione, mentre il Covid e la crisi economica minacciano il paese
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Mentre il Covid 19 ha ripreso a marciare in Turchia con un numero di contagiati al giorno (ieri 26.000) che non si vedeva da dicembre e di morti (138) che non si vedeva da gennaio, Erdogan ha tenuto il congresso del partito Akp davanti a migliaia di persone “in presenza”, anzi, belle stipate, al Palazzo dei Congressi di Ankara, con altrettanti spettatori osannanti stipate nel piazzale antistante.

Il suo discorso è stato di chiaro stampo suprematista: sbaglia chi sta a guardare quello che non va all’interno, la Turchia deve guardare invece al proprio ruolo espansivo, sia all’interno che soprattutto all’esterno; ha annunciato una nuova Costituzione meno inficiata dell’attuale dal ruolo dei militari: la attuale è, sì, figlia del colpo di stato militare del 1980, ma, occorre rimarcare, è stata emendata in senso presidenzialista e autoritario tre anni fa; ha parlato anche delle donne, che non vanno tutelate con delle “carte”, ma con una seria “coscienza familiare”: ed ha pure lamentato che nel Paese ci si sposa troppo poco e si divorzia troppo. La stessa linea della ministra della Famiglia, del Lavoro e dei Servizi Sociali Zumrut-Selgiuk.

Nessun accenno alla richiesta di messa fuorilegge del partito Hdp avanzata in questi giorni dalla Procura Generale di Ankara ed ora in pre-decisione davanti alla Corte Costituzionale (assieme alla rimozione dagli incarichi politici di 687 membri del partito e alla confisca di tutti i beni del partito stesso).Eppure c’è un nesso politico chiaro in tutto ciò. Erdogan, messo alle strette da una crisi economica ormai fuori controllo e da una pandemia gestita senza una linea, ha cercato e cerca un ruolo per la Turchia al di fuori delle vicende interne, galvanizzando i suoi e soprattutto cercando spazi economici in tutta l’area orientale del Mediterraneo: Cipro non si molla; in Siria si interviene, anzi ci si colloca stabilmente, per prevenire e contrastare l’esempio di autonomia del curdi siriani; in Libia si diventa arbitri di un governo di unità nazionale che non può non tenere conto dei due garanti stranieri: Turchia e Russia. E quando si parla di Libia, per la Turchia si parla di petrolio, di cui la Turchia ha bisogno quanto i paesi europei; per la Russia si parla di una presenza a mare inseguita da secoli.

Ma per mantenere la maggioranza politica bisogna neutralizzare il partito di opposizione Hdp (partito socialdemocratico, inizialmente di ispirazione curda) che col suo 10% e i suoi combattivi parlamentari è la vera spina nel fianco dell’Akp, più che il Chp (primo partito di opposizione) con cui si potrebbe anche venire a patti, basti vedere come esso non abbia criticato l’intervento in Siria e blandamente quello in Libia. E per neutralizzare, almeno temporaneamente, un partito di opposizione cosa c’è di meglio che chiedere di metterlo fuorilegge, secondo una prassi ben nota in Turchia nei confronti appunto dei partiti di opposizione?Ma in Turchia vi è anche una forte opposizione sociale ai dettati delgoverno e il soggetto politico più importante su questo versante sono le donne. La scelta di Erdogan di disdettare la Convenzione di Istanbul va proprio nel senso di cercare di tacitare le istanze della parte più progressista dell’elettorato femminile: tanto, quelle che scendono in piazza non voteranno mai lo Akp, mentre così non potranno contagiare le altre, quelle che stanno a casa intendendo il proprio ruolo come di obbedienza al marito, al padre, al fratello. Vi sono poi i lavoratori delle fabbriche e delle miniere, una volta forti e oggi piegati dalle politiche neoliberiste.

Vi sono infine gli oppositori che difendono i diritti e denunciano i soprusi (avvocati, giornalisti, accademici: i magistrati che si opponevano o semplicemente volevano riaffermare le regole del diritto sono stati fatti fuori tutti). Per tutti costoro vi è soprattutto la galera, minacciata e comminata, come purtroppo ben sappiamo. Così pure per gli attivisti Lgbt+, non numerosi, ma tutt’altro che insignificante: esporre una bandiera arcobaleno può portare in carcere, come sta succedendo ad una studentessa universitaria.Vi è ancora un altro modo per indebolire l’opposizione, che ha la sua forza nelle grandi città e che infatti ha conquistato il municipio nelle quattro maggiori città turche: siccome spesso queste città hanno espresso un sindaco del Chp, ma la maggioranza in consiglio comunale è rimasta in mano alla compagine governativa,

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