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Caso Meredith, parla il professore che ha seguito Guede: «Aiuta i più fragili, non è problema ma una risorsa»

Il tribunale di sorveglianza di Roma ha concesso ieri l'affidamento ai servizi sociali
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«Siamo felici, anche se, non so bene cosa voglia dire essere contenti in queste circostanze. Parliamo di un caso di cronaca nera che ha fatto epoca e che vorremmo non ci fosse mai stato. Nei confronti di Rudy però, del suo reinserimento nella società, siamo soddisfatti. In 14 anni il ragazzo è cresciuto molto dal punto di vista umano, è maturato, ha studiato, ma, soprattutto si è messo a servizio della comunità. Anche in questo periodo di totale emergenza per il paese». Così all’Adnkronos il professor Claudio Mariani, direttore del dipartimento Criminologia del Centro Studi Criminologici di Viterbo, città dove Rudy Guede, unico condannato per la morte della studentessa inglese Meredith Kercher, uccisa a Perugia nel 2007, svolgeva attività di volontariato in carcere e fuori dal carcere. Il tribunale di sorveglianza di Roma ha concesso ieri l’affidamento ai servizi sociali, accogliendo l’istanza del suo avvocato, Fabrizio Ballarini. Guede era detenuto nel carcere di Viterbo in regime di semilibertà, per scontare i 16 anni che gli sono stati inflitti per l’omicidio di Meredith.
L’ivoriano ora è uscito dall’istituto penitenziario viterbese ed è stato affidato ai servizi sociali. «Nell’ultimo anno – racconta – di giorno lavorava da noi al Centro Studi Criminologia e anche alla mensa della Caritas, poi la sera tornava a dormire in carcere. Da domani questo non sarà più necessario. Inizialmente prestava attività come tirocinante qui, poi, per la pandemia, tutti i corsi sono stati sospesi e ha iniziato a fare volontariato alla Caritas, sette giorni su sette. Ha aiutato le persone fragili, serviva e portava loro da mangiare. Pasti agli anziani che non si potevano muovere, i poveri».
Il professor Mariani parla di un ragazzo che in questi 14 anni è cambiato molto. «Ecco possiamo dire che, ad di là di tutto, Rudy non è un problema ma una risorsa – afferma – E sono contento di quello che fa oggi rispetto a quello che è stato scritto per anni. Mi spiego, si è scritto di lui di un detenuto modello, che ha studiato, che si è laureato. Tutte cose belle per carità, ma fatte per se stesso. Mentre ora le fa per gli altri, questo è il vero cambiamento».
Mariani non dimentica la vita che è stata spezzata a Meredith Kercher. «È chiaro che la vera vittima di questa storia è una sola: Meredith, insieme alla sua famiglia, ai suoi affetti. Questo non va mai dimenticato. Nei vari passaggi dell’ordinanza di ieri – racconta – il Tribunale ha sottolineato più volte che Rudy ha chiesto scusa alla famiglia. Non di quello che non ha mai ammesso, ma le sue responsabilità sì. Di essere scappato, di aver avuto paura, di non aver chiamato il 118. Non ha giustificazioni per questo e infatti ha chiesto scusa. Ha scritto alla famiglia a sentenza conclusa quando tutti i gradi di giudizio si erano pronunciati. Non per ottenere un beneficio di pena, ma perché se lo sentiva. Cosa penso di questa storia? Non ho certezze sulla sua innocenza ma molti dubbi sulla sua colpevolezza», conclude il professor Mariani.

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