Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Così il regime di Erdogan perseguita e criminalizza gli avvocati turchi

Erdogan ha ripudiato la Convenzione di Istanbul
La sentenza contro i colleghi di Ebru Timtik conferma le anomalie del sistema giudiziario di Ankara
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Il funzionamento del sistema giudiziario turco è talmente al di fuori delle regole procedurali pur ancora esistenti, che diventa difficile perfino riportare semplici notizie di cronaca giudiziaria. In particolare quando gli avvocati sono imputati, come nel caso del processo cosiddetto “Chd2”, nei confronti dell’associazione degli avvocati progressisti, tra cui il presidente Selçuk Kozagaçli, ancora in carcere dal 2017 insieme ad altri 5 colleghi della stessa associazione, la defunta Ebru Timtik e l’altro collega che con lei era in sciopero della fame, Aytac Unsal, il quale, liberato, ha interrotto lo sciopero della fame e che ieri, per la prima volta dalla sua liberazione, ha dedicato due ore al ricevimento delle visite, inondato di affetto e di fiori da colleghi e conoscenti.

Già la liberazione di Aytac Unsal era stata alquanto anomala: il provvedimento con il quale veniva disposta la sua temporanea scarcerazione infatti utilizzava un termine tecnico che faceva riferimento all’esecuzione della pena, eppure in quel giorno nessuna sentenza definitiva da parte della Corte di Cassazione era stata depositata in cancelleria, pubblicata o notificata né agli imputati né ai loro difensori. Dunque il 3 settembre 2020 Aytac Unsal è stato liberato in esecuzione di una sentenza che è stata depositata, pubblicata e notificata ai difensori a distanza di oltre una settimana. Ma questa non è certo l’unica peculiarità che caratterizza la decisione. La sentenza della Corte di Cassazione infatti sembra aver risentito delle raccomandazioni rivolte dal Presidente Spano nel corso della sua visita, in quanto, per la prima volta, accoglie la censura mossa dalla difesa degli imputati, secondo la quale per alcuni di loro ( Naciye Demir, Özgür Yilmaz, Sükriye Erden) sarebbe stato violato il principio del ne bis in idem, essendo stati portati a giudizio con le stesse imputazioni per le quali già sono a giudizio nel processo “Chd1”, iniziato nel 2013 e ancora pendente.

Per Barkin Timtik, la sorella di Ebru ancora detenuta, è stata disposta la cassazione con rinvio, in quanto anche Barkin, sulla base delle stesse prove, nel processo “Chd1” era stata accusata di appartenenza all’organizzazione terroristica ed invece nel processo “Chd2” di esserne una dirigente. Il fatto strano è che la Corte non si è limitata come avrebbe dovuto a cassare con rinvio, ma, stranamente e per la prima volta in questo genere di processi, è entrata nel merito quasi suggerendo alla Corte di Appello che la sua posizione dovrebbe essere stralciata e che andrebbe giudicata solo come appartenente all’organizzazione nell’ambito del processo ancora pendente.

Analogamente la Corte si è pronunciata nei confronti di Selçuk Kozagaçli, che al contrario di Barkin era stato dapprima accusato di essere dirigente dell’organizzazione e poi mero appartenente. Anche la posizione di Ezgi Cakir è stata rivista da partecipazione all’organizzazione terroristica a favoreggiamento della stessa. Per tutti gli altri imputati invece la condanna è stata confermata.

Tra di loro, anche per Didem Baydar Ünsal, la moglie di Aytac, che dunque nei prossimi giorni rischia di essere ricondotta in carcere e di non potersi più prendere cura del marito durante la sua delicata convalescenza, per scontare la pena, 3 anni e 9 mesi.

Nel frattempo, proseguono le operazioni antiterrorismo e continuano gli arresti di avvocati ad Ankara ed in 7 altre province. È chiaro oramai che si tratta di eliminazioni mirate, per assicurarsi da parte del dittatore il controllo totale dell’avvocatura in vista delle prossime elezioni delle rappresentanze forensi. Va detto che non si tratta di semplici arresti, ma di arresti illegali ed eseguiti con metodi disumani e degradanti.

Illegali perché non avvengono previo avviso del Presidente dell’Ordine degli Avvocati ed in presenza sua e di un pubblico ministero, come vorrebbe la legge, e disumani perché gli avvocati non vengono prelevati nei propri uffici ma nella propria casa, prima dell’alba, mediante violente incursioni di poliziotti armati. Poi sono stati ammassati per oltre due ore in autobus di polizia, in piena violazione delle norme anticovid.

Tra le avvocate arrestate c’erano anche una donna incinta e una donna che è stata trattenuta insieme alla sua bambina di 20 giorni.

Vengono in mente le parole del Presidente degli Avvocati contemporanei, Selçuk Kozagaçli, nel corso della sua arringa difensiva proprio al processo “Chd2”: «Questi poliiziotti che qui in aula mostrano le loro armi non le stanno puntando contro di me ma contro di Lei, signor Giudice!

Io non mi fido di Lei ( non di certo di Lei personalmente) e non ho alcuna fiducia nel sistema, eppure non ho paura. Rimarrò in carcere tanto a lungo quanto sarà necessario. Il mio pensiero va ai giovani avvocati, e anche se solo l’ 1% di loro si comporterà come gli ho insegnato, allora potrò essere orgoglioso di quello che ho fatto… Sono più preoccupato per Lei, per la sua situazione. Non dimenticheremo quello che state facendo, nessuno di noi lo farà».

 

Ultime News

Articoli Correlati