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Dopo il ciclone Palamara, la messa alla prova piace anche alle toghe. Il caso di Luigi Spina

L’ex consigliere del Csm Luigi Spina, indagato dalla Procura di Perugia nell'ambito del caso Palamara, ha chiesto la messa alla prova, un istituto nato nel 2014 a tutela dei minori, utilizzato per non lasciare "macchie" sul casellario
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L’ex consigliere del Csm Luigi Spina, attuale procuratore facente funzioni di Castrovillari (Cs) ed indagato dalla Procura di Perugia per rivelazione del segreto nei confronti dell’ex numero uno dell’Anm Luca Palamara, ha chiesto nei giorni scorsi la messa alla prova.

I pm umbri titolari dell’indagine Mario Formisano e Gemma Miliani hanno già dato, con il visto del procuratore Raffaele Cantone, parere favorevole. Esce, dunque, di scena il primo degli indagati eccellenti nell’inchiesta che lo scorso anno terremotò l’organo di autogoverno delle toghe, causando le dimissioni di ben cinque consiglieri di Palazzo dei Marescialli. Spina era accusato di aver informato Palamara che la Procura di Perugia lo aveva iscritto nel registro degli indagati per il reato di corruzione. Il magistrato aveva appreso la notizia in quanto all’epoca era componente della Prima commissione del Csm. L’atto era pervenuto a Palazzo dei Marescialli da Perugia in forma “secretata”.

Analoga informazione era stata fornita dal pm di Piazzale Clodio, anch’egli poi indagato per rivelazione del segreto, Stefano Rocco Fava. Spina e Fava avevano comunicato a Palamara anche l’avvenuto deposito di un esposto, redatto dallo stesso Fava, contro il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e contro il procuratore aggiunto Paolo Ielo relativo a loro incompatibilità e mancate astensioni nella conduzione di alcune indagini. Palamara aveva successivamente ricevuto anche dal procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio l’informazione della sua avvenuta iscrizione a Perugia per il reato di corruzione. La posizione dell’ex pg è stata però al momento stralciata.

La notizia dell’indagine di Perugia a carico di Palamara era stata riportata da Fatto Quotidiano a settembre del 2018, pochi giorni prima che terminasse la scorsa consiliatura del Csm. Spina, già gip del Tribunale di Potenza, è stato per lungo un esponente di primo piano di Unicost, la corrente di centro delle toghe.

Nel 2018 era stato eletto al Csm con 1770 voti. Esploso lo scandalo a maggio dello scorso anno, fu il primo a dimettersi. I vertici di Unicost, il presidente Mariano Sciacca e il segretario Enrico Infante, successivamente uscito dal gruppo, appresa la notizia dell’indagine, diramarono un duro comunicato. “Sin da oggi ci riserviamo, in caso di successivo processo, la costituzione di parte civile a tutela dell’immagine del gruppo, gravemente lesa. Parimenti chiediamo alle istituzioni di intervenire tempestivamente”, il contenuto della nota.

Con la messa alla prova il procedimento sarà dunque sospeso e Spina verrà affidato all’ufficio di esecuzione penale esterna ( Uepe) per lo svolgimento di un programma di trattamento che preveda delle attività obbligatorie. Ad esempio, l’esecuzione del lavoro di pubblica utilità, consistente in una prestazione gratuita in favore della collettività, lo svolgimento di condotte riparative, volte ad eliminare le conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato. Il programma può prevedere l’osservanza di una serie di obblighi relativi alla dimora, alla libertà di movimento e al divieto di frequentare determinati locali, oltre a quelli essenziali al reinserimento dell’imputato e relativi ai rapporti con l’ufficio di esecuzione penale esterna. E’ previsto un minimo di ore da effettuare al giorno. Concluso il trattamento, l’Uepe trasmette al giudice le risulatanze. Non c’è una affermazione di responsabilità ed il reato viene quindi dichiarato estinto per l’esito positivo della prova.

Nato nel 2014, inizialmente previsto per i minori, è utilizzato per non lasciare “macchie” sul casellario. Può essere chiesto una sola volta e per reati che abbiano una pena non superiore ai quattro anni. Le sezioni unite della Cassazione hanno stabilito che il limite sia calcola solo sulle fattispecie base, escluse le aggravanti. Non avere alcuna condanna potrà essere per Spina un fattore positivo in vista del procedimento disciplinare al Csm. Procedimento che, ironia della sorte, era stato iniziato proprio da Riccardo Fuzio. La prima udienza davanti alla sezione disciplinare è fissata per il prossimo 15 settembre. Con Spina ci saranno anche gli altri quattro consiglieri del Csm che si era dimessi lo scorso anno, nessuno di loro è indagato, e Palamara. L’ex presidente dell’Anm ha chiesto l’ammissione di oltre 100 testimoni. Sospeso, infine, il giudizio per Cosimo Ferri.

 

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