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Addio a Franco Cordero: grande giurista e opinionista fulminante

Aveva 92 anni. Celebre il suo manuale di procedura penale, almeno quanto la sua battuta su Berlusconi: "E' un Caimano"
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Aveva 92 anni ed è stato un intellettuale a tutto tondo: giurista, scrittore, opinionista. La morte di Franco Cordero è stata annunciata ieri da Elisabetta Sgarbi, fondatrice della casa Editrice, La Nave di Teseo.

Professore emerito di procedura penale presso l’Università La Sapienza, Cordero è stato tra i più insigni giuristi italiani del secondo Novecento: il suo manuale di “Procedura penale” (pubblicato per la prima volta da Giuffrè nel 1966, poi riscritto ex novo sul codice del 1988), è arrivato nel 2006 alla diciassettesima edizione. Nato a Cuneo il 6 agosto 1928, Cordero vince il concorso per la cattedra di procedura penale alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trieste (1960). È poi chiamato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove gli viene affidato anche l’incarico di insegnamento della filosofia del diritto (1960-1974).

E proprio mentre insegna all’Ateneo fondato da padre Agostino Gemelli, il giurista è protagonista, suo malgrado, del clamoroso “caso Cordero”. Per l’insegnamento della filosofia del diritto scrive il libro di testo “Gli osservanti” (Giuffrè, 1967), un’analisi di come nascono i sistemi penali, rispettoso della sensibilità religiosa ma anche fedele alle verità storiche. Nel 1970 il testo vene accusato di “eterodossia” dal teologo monsignor Carlo Colombo: così l’Università Cattolica decide di escluderlo dall’insegnamento.

Profondamente amareggiato, Cordero riepiloga la vicenda in un pamphlet, “Risposta a monsignore”, e al tempo stesso si rivolge anche alla giustizia amministrativa, la quale a sua volta investe la Corte Costituzionale di una questione di legittimità. Con la sentenza 195 del 1972 la Consulta si pronuncerà per la non fondatezza della questione di legittimità. In seguito all’esclusione dall’insegnamento dalla Cattolica per motivi ideologici, Cordero è chiamato alla cattedra di procedura penale della Facoltà di Giurisprudenza dall’Università di Torino e infine nel 1977 dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, succedendo a Giuseppe Sabatini. Dal 2003 era professore emerito. Con pamphlet e saggi ha attraversato i territori del diritto e i labirinti teologali, coniugando idee e fantasie in alcuni romanzi. Tra i suoi libri che hanno accompagnato gli anni dell’attività accademica: ”Trattato di decomposizione” (De Donato, 1970), ”L’Epistola ai Romani” (Einaudi, 1972), “La fabbrica della peste” (Einaudi, 1972), “Riti e sapienza del diritto” (Laterza, 1981), ”Savonarola” (quattro volumi, Laterza, 1986-88), “Criminalia. Nascita dei sistemi penali” (Laterza, 1986). CORDERO interrompe un lungo silenzio pubblico nel 2002 iniziando a collaborare con editoriali e commenti su ”La Repubblica”.

Con una corrosiva vena satirica e un peculiare talento stilistico da pamphlet Cordero prende di mira i vari provvedimenti in materia di giustizia varati dal governo Berlusconi e dalla maggioranza di centrodestra. Cordero si sofferma sulle conseguenze dei provvedimenti legislativi sia dal punto di vista dei loro effetti immediati sia da quello dell’ordinamento complessivo del sistema penale: esamina così le leggi sulle rogatorie dall’estero e sul falso in bilancio, fino alla legge Cirami attraverso le varie forme del confitto d’interessi. Raccoglie questi suoi scritti nel libro ”Le strane regole del signor B.” (Garzanti), con cui nel 2003, tra le polemiche, vince la 68esima edizione del Premio Bagutta. E’ proprio in uno dei suoi editoriali, per la prima volta nel 2002, che Cordero paragonò con disprezzo Silvio Berlusconi a “un caimano”, fornendo poi l’ispirazione al regista Nanni Moretti per il film “Il Caimano” (2006), la cui trama ruota intorno alla figura del leader di Forza Italia. Cordero ha spesso riproposto la metafora Berlusconi-Caimano, non mancando di equipararlo a un Mackie Messer della contemporaneità, ossia il criminale senza scrupoli protagonista de “L’Opera da tre soldi” di Bertolt Brecht.

Riprendendo l’antica passione per la narrativa, che lo aveva visto esordire con il romanzo “Genus” (De Donato, 1969), con cui vinse il Premio Viareggio Opera Prima di Narrativa, Cordero si è dedicato alla scrittura a tempo pieno, pubblicando negli ultimi vent’anni numerosi libri: “Nere lune d’Italia. Segnali da un anno difficile” (2004), “Fiabe d’entropia. L’uomo, Dio, il diavolo” (2005, Premio Brancati), “L’armatura” (2007) per Garzanti; “Che cos’è la giustizia?” (con cd audio, Luca Sossella Editore, 2007); “Aspettando la cometa. Notizie e ipotesi sul climaterio d’Italia” (2008), “Savonarola” (2009), “Il brodo delle undici. L’Italia nel nodo scorsoio” (2010), “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani. Seguito dai pensieri di un italiano di oggi (G. Leopardi)” (2011), “L’opera italiana da due soldi. Regnava Berlusconi” (2012) per Bollati Boringhieri. E ancora: “Morbo italico” (Laterza, 2013), “Rutulia” (Quodlibet, 2017), “Bellum civile” (Quodlibet, 2017).

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