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Basta paternalismo: Zaia ricorda a tutti che non siamo popolo ma cittadini

In Veneto - la regione che ha gestito meglio l'emergenza sanitaria - si potrà tornare a fare un po' di sport senza rischiare il linciaggio o le maximulte.
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Si potrà fare la famigerata corsetta, quella che ha scatenato i “delatori dei balconi di mezza italia”, e sarà concesso accendere un barbecue –  in famiglia e con tutte le attenzioni del caso.

Poi  si potrà anche tornare a passeggiare, far spesa nei mercati all’aperto e, perché no, fare due chiacchiere con gli amici di “un tempo”.  Certo, si dovrà rispettare la distanza minima di sicurezza indossando mascherine e guanti, ma si potrà uscire senza rischiare la multa o il linciaggio pubblico.

Insomma, la decisione del governatore del Veneto Luca Zaia – peraltro di gran lunga il migliore nel gestire la crisi Coronavirus – di allentare la morsa del lockdown alleggerendo la stretta repressiva e l’ossessione del controllo, è la prima vera buona notizia che arriva dopo giorni cupi. La sensazione, del tutto inedita, è quella di trovarsi finalmente di fronte a un politico che tratta i cittadini come “Cittadini” e non come figli da proteggere.

Dopo mesi di paternalismo asfissiante da parte del governo – compreso quello dal sapore macchiettistico ma non per questo meno rischioso del governatore campano Vincenzo De Luca – c’è un politico che decide di ristabilire, per quel che è possibile e con tutte le precauzioni del caso, il patto democratico che regola i rapporti tra governanti e governati.

Perché dietro ogni paternalismo, anche quello più soft e animato dalle buone intenzioni, c’è sempre una  buona dose di autoritarismo che può avvelenare la struttura democratica di un paese. E non è infatti un caso che tutte le forme di “paternalismo politico” si muovano nel recinto del populismo: è il governante -padre che sa cosa è bene e cosa è male per il popolo.

“L’implementazione del paternalismo è alla base di una nuova forma di dispotismo”, hanno scritto sul Sole24 due storici delle dottrine politiche come Flavio Felice e Maurizio Serio. “E’ il peggior dispotismo che si possa immaginare, che si presenta con il volto mite e rassicurante della democrazia, senza per questo conoscere alcun limite se non quello imposto dalle esigenze funzionali del potere: la propria sopravvivenza mediante l’occupazione di tutti i possibili spazi”, spiegano i due citando Kant.

Insomma, in ogni paternalismo c’è una sempre una dose di autoritarismo che toglie potere e responsabilità ai cittadini. E ora, dopo settimane in cui abbiamo affidato le nostre libertà ai politici-buoni padri di famiglia, c’è un governatore che prova a riconsegnare ai cittadini quel potere e quelle libertà, che sveste i panni del padre del popolo e torna a considerarlo come una comunità di cittadini liberi e responsabili.

 

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