Prima pagina 1 Apr 2020 20:40 CEST

Parlamento a distanza? Meglio di no

L’interpretazione “evolutiva” dell’articolo 64 della Costituzione è suggestiva ma non convince. Meglio razionalizzare garantendo la salute dei parlamentari

La pandemia condiziona i lavori delle camere. Come possono infatti assemblee così numerose riunirsi senza il rischio di un pericoloso diffondersi del virus tra i parlamentari?

La pandemia condiziona i lavori delle Camere. Come possono infatti assemblee così numerose riunirsi senza il rischio di un pericoloso diffondersi del virus tra i parlamentari? Ieri l’Assemblea di Montecitorio ha convertito in legge un decreto del governo votando a ranghi ridotti e per scaglioni in modo da non affollare l’aula. La votazione si è svolta, per garantire la distanza di sicurezza, con un appello nominale non richiesto per l’approvazione delle leggi, ma dalla Costituzione riservato ai voti sulla fiducia al governo. Una analoga soluzione era stata sperimentata al Senato.

Questo metodo non convince chi sostiene con forza l’idea di una partecipazione telematica, da remoto. A ciò però osta il chiaro disposto dell’art. 64 della Costituzione che richiede la presenza fisica di deputati e senatori. Si ribatte: quella norma va interpretata in maniera evolutiva, tenendo conto di mezzi tecnici sconosciuti all’epoca dell’Assemblea Costituente. L’argomento, pur suggestivo, non pare risolutivo.

La deliberazione parlamentare è il momento finale di un confronto che non solo serve a saggiare i diversi orientamenti ( e se possibile a trovare punti di mediazione), ma anche a formalizzarli e a renderli manifesti al Paese nella sede propria. Come si potrebbe svolgere da remoto un dibattito di assemblee di centinaia di persone? La partecipazione telematica verrebbe ridotta solo al voto, come hanno fatto in Spagna ove la discussione è stata tra i soli leader di partito e gli altri hanno votato stando a casa. Ma ciò non sminuirebbe l’immagine del Parlamento ridotto a un votificio? Un domani qualche bello spirito, che già oggi preconizza il superamento della democrazia rappresentativa, potrebbe sostenere che facendo votare deputati e senatori da casa si otterrebbe un bel risparmio sulle spese di trasferta e di diaria e potrebbe chiedere che un sistema per tempi eccezionali divenga una regola ordinaria. La conclusione potrebbe essere che si può fare a meno di tanti parlamentari affidandosi ai soli rappresentanti dei partiti dotati di voto plurimo. Sul piano pratico poi vi sarebbero numerosi problemi da risolvere per garantire che il voto sia effettivamente espresso dal parlamentare e, se del caso, che esso rimanga segreto. Ma vi è di più. Ogni sistema politico non può fare a meno di elementi simbolici che ne esplicitano i principi fondatori. Quale sarebbe l’immagine di una democrazia rappresentativa con il Parlamento che opera con il lavoro a distanza? Di fronte ad una emergenza come quella che stiamo vivendo appare ragionevole che l’organizzazione dei lavori parlamentari si sviluppi tra l’esigenza di mantenere visivamente operanti le Camere e quella di tutelare la salute dei parlamentari cercando di evitare il rischio che la diffusione del virus tra le loro fila intacchi addirittura la soglia del numero legale e renda impossibile il funzionamento dell’organo. Se ciò è vero, la strada imboccata finora da Camera e Senato è ragionevole: ridurre all’essenziale i lavori, ma dare al Paese l’immagine della loro presenza sia pure con gli accorgimenti che la pandemia impone. Sotto questo aspetto, una buona soluzione, possibile con un accordo di tutti i gruppi, sarebbe quella di convertire in legge i decreti in commissione in sede legislativa. Da condividere è lo svolgimento di audizioni in commissione tramite videoconferenze o l’utilizzo di strumenti telematici per sedi informali e non deliberative, come ha stabilito ieri la giunta del regolamento della Camera. A questo modo di organizzare i lavori si potrebbe obbiettare che finora si è proceduto sulla base di un consenso unanime dei gruppi per contingentare la presenza di deputati e senatori e non ci si è trovati a dover procedere a numerose votazioni. Ma vi sarebbe un reale interesse dell’opposizione a creare situazioni che rendano ingestibili le procedure parlamentari? All’opposizione dovrebbe interessare di avere un ascolto preventivo che si rifletta nei provvedimenti da adottare, non di bloccare le Camere. Al governo e alla maggioranza il compito di evitare ingiustificate fratture. Tutti dovrebbero cooperare per evitare un deterioramento dell’immagine del Parlamento.

 

 

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