Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Ecco le sarte per la Patria: dai vestiti d’alta moda alle mascherine antivirus

Viaggio nel laboratorio sartoriale di Miranda (Is), dove un'azienda di vestiti griffati ha convertito la produzione in mascherine
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

«Venire ogni giorno a lavoro in una situazione del genere ti fa sentire utile al Paese, senti che stai facendo la tua parte per uscire da quest’incubo, penso a tutte le persone che…». Non riesce a finire la frase Angela, gli occhi si fanno lucidi. Gira la testa dall’altro lato per nascondere il viso e con la mano chiede una piccola pausa. È lei la responsabile del laboratorio sartoriale di Modaimpresa, un’azienda di Miranda, in provincia di Isernia, nata per produrre abiti griffati e convertita, nel giro di pochissimi giorni, in una fabbrica di mascherine. Angela respira profondamente e torna subito a guidare la sua squadra: sette sarte che cuciono senza sosta, tutte distanziate e protette dai filtri facciali costruiti con le loro stesse mani. Ci mostra tutto il ciclo produttivo: dal taglio all’impuntatura, passando per ripulitura, stiratura e impacchettamento finale. Tutto intorno è uno sferragliare di macchine per cucire e sbuffi di ferri da stiro. Solo da questo stabilimento, a fine giornata, usciranno circa 650 mascherine di cotone doppio strato lavabile, con una tasca interna in cui inserire un filtro riutilizzabile almeno un paio di volte. Obiettivo dichiarato: produrre 10 mila pezzi al giorno nel giro di poco tempo, grazie all’ausilio di altri dieci laboratori sartoriali sparsi tra Molise, Lazio, Abruzzo e Campania.

«Eravamo smarrite quando ci hanno chiesto di passare dalla moda alle mascherine, ma ci siamo rimboccate le maniche e ci siamo subito messe al lavoro», racconta ancora Angela. «Anche noi, del resto, come tutte le persone là fuori, faticavamo a trovare una semplice protezione per il viso, per noi e per le nostre famiglie. Il nostro non è solo un lavoro, è un servizio alla collettività». E in una settimana si è passati dai prototipi alla produzione vera e propria, una conversione lampo che ha consentito all’azienda, 35 dipendenti – tra sarte, amministrativi e reparto logistica di sopravvivere e garantire i posti di lavoro. Il blocco degli impianti previsto dai decreti governativi avrebbe infatti condotto l’impresa verso un sicuro fallimento. Per rendersene conto basta fare un giro per i magazzini sterminati di questo capannone: migliaia di capi avvolti nel cellophane, appesi a dei ganci dai quali nessuno, probabilmente, li sfilerà. È l’intera collezione autunno- inverno 2020 e parte di quella primavera- estate. Materiale già cucito su commissione e pronto per essere spedito nei negozi. Resterà in questi spazi desolati per tutto il tempo dell’emergenza o forse per sempre, mettendo in conto il rischio fallimento di parecchie attività commerciali cui erano destinati: commesse e investimenti che nessuno forse sarà mai in grado di pagare. Il danno economico, anche per il comparto della moda, è ancora tutto da calcolare, ma qui a Miranda hanno scelto di resistere.

«Nel giro di quindici giorni siamo stati travolti da uno tsunami», spiega Romolo D’Orazio, amministratore delegato di Modaimpresa. «Eravamo pronti a chiudere come molte aziende qui intorno». Poi l’idea inattesa. «Un amico che lavora in una casa di cura per anziani qui vicino mi ha chiesto: “Non è che riesci a preparare mascherine nei tuoi laboratori? Noi fatichiamo a trovarle”». È stato un lampo. In poche ora l’azienda si attiva per fabbricare prototipi da testare nella clinica dell’amico. «Dopo vari tentativi siamo arrivati a individuare il modello migliore: ecologico, in quanto lavabile, e affidabile, grazie all’idea dei filtri sostituibili», racconta il ceo della società molisana. La voce si sparge in fretta e il centralino interno diventa un inferno acustico. «Riceviamo dalle 500 alle mille richieste al giorno da tutta Italia», dice D’Orazio, «tutti alla ricerca di un prodotto diventato introvabile in queste settimane». Ordinano nuove forniture farmacie, parafarmacie, cliniche, datori di lavoro preoccupati per i loro dipendenti, persino «qualche politico che vorrebbe donarle in beneficenza». E grazie all’intuizione dello stabilimento di moda, a rimanere attivo è anche l’indotto: fornitori di tessuti, produttori di imballaggi, società di trasporti. «Almeno altre 100 persone continuano a lavorare», aggiunge orgoglioso D’Orazio.

 

Romolo D’Orazio, amministratore delegato Modaimpresa

Ma per non fermare le maestranze bisogna dimostrare di rientrare tra le attività ritenute indispensabili dal governo. Per questo all’improvviso qualcuno bussa alla porta del reparto amministrativo: sono agenti della Guardia di Finanza arrivati a vigilare che la produzione di capi d’abbigliamento sia davvero stata interrotta. Chiedono al personale di poter visionare le autorizzazioni, poi salgono al piano superiore a controllare l’attività sartoriale. È tutto in ordine. «È solo un controllo di routine», ci spiega un impiegato, «sono già venuti altre volte in questi giorni ed è giusto così, è un bene che facciano questo tipo di ispezione». Normale amministrazione, ai tempi del Covid 19.

Ma qui in Molise pensano già al dopo. Il bicchiere mezzo pieno dell’emergenza sta nell’acquisizione di un know how aggiuntivo, quello legato al mondo dei dispositivi di protezione sanitaria, che arricchirà l’azienda di moda di nuove linee produttive anche dopo la fine dell’incubo. «Non ho avviato la conversione solo per l’oggi, l’ho fatto per il futuro», aggiunge il ceo D’Orazio. «Sto acquistando un macchinario per fabbricare mascherine chirurgiche anche quando ritorneremo alla normalità. Ma non solo, siamo un laboratorio di moda e vorremmo specializzarci anche nella creazione di camici ospedalieri e tute monouso». Perché la speranza è che, a crisi rientrata, l’Italia ricominci a produrre quelle merci considerate poco redditizie che adesso siamo costretti a far arrivare dai Paesi asiatici, dove il costo del lavoro è parecchio più basso.

Il laboratorio sartoriale di Miranda (Is)

E pensando al domani, l’amministratore delegato avanza le sue richieste alle istituzioni. «Noi imprenditori abbiamo bisogno solo di una cosa in questo momento: liquidità. Lo Stato si faccia garante con le banche tramite Cassa depositi e prestiti per consentirci di accedere al credito, altrimenti i nostri sforzi saranno inutili».

Fuori dal capannone la pioggia continua a cadere senza sosta e scioglie la neve che si è poggiata sulle colline intorno negli ultimi due giorni. Non sarà l’inizio della primavera, ma da queste parti è obbligatorio sognare.

 

Ultime News

Articoli Correlati