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Altri 5 magistrati contagiati a Milano. Ora è emergenza

La sospensione dei termini fino al prossimo 15 aprile, si spera, dovrebbe interrompere i contagi
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Ancora casi di Coronavirus al Tribunale di Milano: sono almeno altri cinque i magistrati contagiati negli ultimi giorni. E ciò nonostante la maxi sanificazione effettuata due settimane fa dalle squadre speciali. Sembra inarrestabile, dunque, la diffusione del contagio fra le austere mura del Palazzo di giustizia milanese di corso di Porta Vittoria. Ad essere colpiti, questa volta, alcuni alti magistrati. Che il Tribunale di Milano fosse destinato a diventare uno dei principale focolai del virus era apparso subito chiaro. Le prime avvisaglie si erano avute a metà febbraio, allorquando quattro avvocati napoletani e due segretarie, dopo la trasferta di uno di loro in Lombardia, erano risultati positivi.Il 22 febbraio, all’indomani dell’estensione della zona rossa in diversi comuni della provincia di Lodi, i presidenti della Corte d’Appello e del Tribunale, Marina Tavassi e Roberto Bichi, emanarono le prime di una lunga serie di disposizioni interne per tentare di contenere la diffusione del virus.

Il Tribunale di Milano, frequentato ogni giorno da diverse migliaia di utenti, fra magistrati, avvocati, personale amministrativo, forze di polizia, testimoni, rientrava a pieno titolo fra i luoghi “perfetti” per favorire il contagio. Le prime linee guida delegavano ai giudici la gestione dell’emergenza. Le indicazioni date, infatti, invitano le toghe a non fare udienza se l’aula fosse stata troppo affollata, raccomandando di tenersi ad almeno due metri di distanza dalle parti. L’applicazione di queste linee guida aveva determinato lo svuotamento delle aule, facendo però, immediatamente, riversare nei corridoi, soprattutto nel settore civile, centinaia di persone e creando quegli assembramenti che si sarebbero voluti evitare.Infatti, la quasi totalità delle toghe positive al Coronavirus presta servizio al civile, dove le udienze, il cui calendario è sempre molto fitto, vengono effettuate direttamente nelle stanze dei magistrati, senza alcun divisorio fra le parti.

Oltre agli assembramenti di persone, i corridoi stretti e gli ascensori lenti, dove si creano sempre lunghe code, hanno determinato il “cocktail esplosivo” per il dilagare del virus.Senza dimenticare, comunque, alcune situazioni di rischio che si potevano eliminare ricorrendo ad una diversa organizzazione del lavoro. Ad esempio, quella di continuare a fissare da parte di alcuni giudici le udienze del giorno tutte alle 9 del mattino, costringendo decine e decine di avvocati a sostare per ore di fronte alle aule, in particolare al giudice di pace, nell’impossibilità di rispettare la distanza minima fra le persone.Ieri, comunque, il Tribunale era pressoché deserto. Al momento si segnalano diverse Sezioni in quarantena. Estesa sia ai magistrati che al personale amministrativo. La sospensione dei termini fino al prossimo 15 aprile, si spera, dovrebbe interrompere i contagi.

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