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23 anni a Weinstein, l’uomo simbolo del #MeToo

L'ex produttore di Hollywood condannato per crimine sessuale e stupro di terzo grado
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Quello che un tempo era un produttore potentissimo oggi è un uomo caduto in disgrazia. Harvey Weinstein è stato condannato oggi a 23 anni di carcere, da scontare in una prigione dello Stato di New York, riconosciuto colpevole di crimine sessuale e stupro di terzo grado.

Il giudice James Burke lo ha condannato a 20 anni per l’aggressione sessuale all’assistente Miriam Hailey e a 3 anni per il rapporto sessuale non consensuale con l’aspirante attrice Jessica Mann, pene che dovranno essere scontate consecutivamente.La sentenza è una delle prime, importanti conseguenze del movimento #MeToo, che ha preso piede soprattutto dopo le denunce pubbliche di diverse donne sui comportamenti di Weinstein.Prima della condanna, due delle vittime hanno rilasciato dichiarazioni emotivamente molto forti sulle conseguenze delle azioni dell’ex produttore sulle loro vite.

Haley, in aula, ha raccontato di come Weinstein l’abbia costretta ad un rapporto orale nel 2006, un evento, ha sottolineato, che ha alterato per sempre la sua vita e il suo spirito.«Ha violato la mia fiducia – ha sottolineato la donna in aula – il mio corpo e il mio diritto personale di rifiutar avance sessuali».

Da parte sua, Weinstein, in aula su una sedia a rotelle, ha provato a convincere la corte, con un discorso sconnesso, che quei rapporti fossero consensuali e di essere «totalmente confuso» da quanto gli stava accadendo. «Potremmo avere verità diverse, ma ho rimorso per tutti voi e per tutti gli uomini che attraversano questa crisi – ha detto, rivolgendosi ai suoi accusatori -. Provo davvero rimorso per questa situazione. Lo sento profondamente nel mio cuore. Sto davvero provando, sto davvero cercando di essere una persona migliore».

Il giudice Burke è rimasto, però, impassibile. E pur potendo optare per una pena molto più blanda – 5 anni – ha deciso di condannare Weinstein quasi al massimo della pena.Sono state sei le donne che hanno fornito resoconti scritti sul banco dei testimoni delle aggressioni sessuali subite da Weinstein sono entrate insieme in tribunale, sedendosi in prima fila, dietro l’accusa, scoppiando in lacrime una volta pronunciato il verdetto.

A decidere la sua colpevolezza, il 25 febbraio scorso, una giuria di Manhattan composta da sette uomini e cinque donne. La giuria ha assolto Weinstein dalle accuse più gravi nei suoi confronti: due accuse di aggressione sessuale predatoria contro almeno due donne. Secondo l’accusa, l’ex produttore avrebbe infatti violentato l’attrice Annabella Sciorra nei primi anni ’90 nel suo appartamento di Gramercy Park, ma alcuni giurati hanno dubitato del suo racconto. Inoltre, la giuria ha anche sostenuto la sua innocenza per l’accusa di stupro di primo grado nell’aggressione del 2013 ai danni della Mann, derubricato a stupro di terzo grado, senza consenso, dunque, ma senza l’uso della forza.

Nel corso della loro requisitoria, i pubblici ministeri hanno elencato una lunga lista di accuse da parte di donne che hanno puntato il dito contro Weinstein, indicandolo come aggressore sessuale in azione per almeno 40 anni: una delle donne ha infatti affermato di essere stata violentata da lui in un viaggio d’affari risalente al 1978. Tanto che il procuratore capo Joan Illuzzi ha parlato di «una vita di abusi contro altri, sessuali e non, e una totale mancanza di rimorso per il danno che ha causato».

Il collegio difensivo di Weinstein ha provato a contestare tutte le accuse, sostenendo che nessuna di queste fosse stata provata, evidenziando, invece, le attività di volontariato dell’ex produttore, come le raccolte fondi per conto di enti di beneficenza e puntando sul suo cagionevole stato di salute per chiedere clemenza. «Ha perso tutto – hanno scritto in una lettera -. La sua caduta dalla grazia è stata storica».

Le voci sulla vita sessuale di Weinstein circolavano da anni nell’ambiente cinematografico, ma a provocarne la caduta, nel 2017, sono state le accuse rese pubbliche da The New York Times e The New Yorker. Da allora, sono state oltre 90 le donne che hanno accusato Weinstein di molestie, palpeggiamenti e aggressioni sessuali: tra queste anche Asia Argento.

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