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E alla fine tocca sempre alla scienza salvarci: ecco la lezione del virus

Troppi ciarlatani si sono assunti il compito di propalare la loro “verità” al riparo dei social. L’esempio del movimento no vax: ora sono profeti disarmati
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Forse non tutto il male vien per nuocere, se è vero che l’epidemia di Coronavirus e la sua crescita – ora anche in Italia in termini esponenziali – sembra indurre molti a un’analisi più razionale della funzione della scienza e al confine che la separa – o, almeno, “dovrebbe” separarla – dalla ciarlataneria.I ricercatori che hanno isolato il virus e ora lavorano alacremente per produrre un vaccino atto a combatterlo, stanno godendo di un inatteso momento di popolarità.

Dico “inatteso” perché la campagna mediatica contro i vaccini e i loro presunti pericoli è impressa nella mente di tutti.Ci sono ancora, nella Rete, molti blogger che invitano i genitori a non vaccinare i figli, così esponendoli al contagio di malattie dell’infanzia che i vaccini avevano in pratica debellato. Salvo constatare, ora, che tali malattie sono ritornate grazie alla campagna suddetta.

E che dire dei tanti caveat contro i pericoli (sempre presunti, è ovvio) della vaccinazione anti-influenzale? Siamo stati sommersi da ammonizioni di questo tipo, miranti a convincere il pubblico che non occorre vaccinarsi perché l’influenza è un evento naturale che deve fare il suo corso, senza interferenze esterne.Adesso è scattato una sorta di contrordine collettivo, e i più accettano la tesi di medici e scienziati secondo cui anche il vaccino anti-influenzale può servire, se non a evitare il nuovo virus, almeno a mitigarne le conseguenze. Ed ecco quindi esaurirsi rapidamente le scorte di vaccino.

Dove sono finiti, a questo punto, gli anti-vaccinisti arrabbiati, parecchi dei quali hanno nel frattempo conquistato un seggio in Parlamento? Con l’eccezione di alcuni blogger irriducibili e dei loro purtroppo tanti seguaci, si sono azzittiti, magari con la speranza che eventi imprevisti li aiutino a tornare al centro della scena.Sarebbe interessante capire perché la cialtroneria anti-scientifica si è diffusa, in Italia e altrove, così rapidamente da causare addirittura un mutamento di paradigma culturale. Dipende, forse, dal fatto che negli ultimi decenni la scienza ha perduto almeno in parte prestigio, lasciando campo libero a forme di irrazionalismo, tra cui spicca la rinnovata popolarità di vari tipi di pensiero magico.Tuttavia la pandemia sta modificando lo scenario, e ora si chiede a ricercatori e scienziati di “sbrigarsi” a trovare il vaccino contro il Coronavirus, ignorando che si tratta di un processo complesso che richiede – se va bene – almeno un anno. Ed è una previsione largamente ottimistica.

Vi è inoltre un corollario che discende dalla precedenti considerazioni, ed è questo. Contrariamente a quanto si sforzano di dimostrare alcune forze politiche con grande seguito popolare, non è affatto vero che “uno vale uno”. Il discrimine è fornito – sempre – dalla competenza, e quest’ultima richiede studio e specializzazione.E’ proprio questa l’essenza della scienza. Qualcuno può anche avere milioni di followers sui social network ma, se è un ignorante, resterà tale, e solo un lungo apprendistato di studi specializzati potrà trasformarlo in un competente in grado di parlare con cognizione di causa, e non per sentito dire.

Si noti inoltre che se prevale la logica dell’ “uno vale uno”, è in pratica inevitabile avere deputati e senatori che non sanno di cosa parlano. O – ancor peggio – ministri che ignorano i problemi connessi al loro dicastero.

Si tratta di un paradosso su cui vale la pena di riflettere. In apparenza lo slogan “uno vale uno” è la realizzazione della democrazia perfetta mentre, in realtà, è una parodia della democrazia, giacché quest’ultima ha bisogno della competenza per realizzarsi in modo compiuto.

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