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Il discorso del Presidente, quell’invito a rigettare intolleranza e divisione

Il Presidente sveglia gli italiani dagli imbonitori. Il capo dello Stato ha tracciato l’elogio dei tanti «italiani silenziosi», quel paese reale, «che opera con altruismo e dovere»
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Per il quinto messaggio agli italiani, il settantesimo dell’intera storia repubblicana da quando nel 1949 Luigi Einaudi fece propria, simultaneamente a Konrad Adenauer, una tradizione che discende dal Christmas Message della Corona ai cittadini del Commonwealth britannico, Sergio Mattarella ha composto una prolusione che si dispiega come un arco, invitando gli italiani a ritrovare se stessi guardandosi nello spazio e nel tempo. Ricordandoci quello che siamo sempre stati e che siamo.

L’Italia degli “italiani silenziosi”, «l’Italia vera, che è una sola: quella dell’altruismo e del dovere». E ritrovarla guardandoci con gli occhi del mondo in cui siamo. Un mondo che ci guarda, e che ci ammira.

L’Italia vera è per l’appunto «una sola, quella del civismo, della solidarietà, del dovere, dell’altruismo», dice il presidente.

L’Italia la cui «identità è fatta di sapienza, genio, armonia» e, si badi bene, «umanità». Altro che sovranismi, strepiti, ubriacature, polemiche sterili con le quali gonfiare il dibattito pubblico, drogandolo e sfuggendo ai veri problemi. Altro che quell’ “altra Italia”, scandisce colui che dell’identità nazionale è in ultima istanza il custode, che «non appartiene alla nostra storia e al sentimento profondo della nostra gente».

Quale sia questa altra non vera Italia, Mattarella non vuole “neppure definire”. Ma a cosa si riferisca è chiarissimo, specie considerando i numerosi e forti richiami, in questo come in precedenti discorsi alla politica, alla necessità che chi ricopre incarichi istituzionali ritrovi il senso della propria funzione che è quella di «dare risposte ai problemi dei cittadini», ritrovando dunque anche senso di responsabilità, affinché «le istituzioni tengano vive un ragionevole senso di speranza». La responsabilità- precisa Mattarella non è certo solo affare della politica o delle istituzioni. «La cultura della responsabilità è presidio di libertà».

Per tutti. Si tratta di uscire dal marchingegno di ossessioni e paure, guerre mediatiche e campagne di odio sollevate ad arte che distolgono l’attenzione dai veri problemi del Paese. Si tratta di uscire dall’ubriacatura ipnotica degli ultimi tempi, è il sottinteso, «per dar corpo alla speranza di un mondo migliore».

Svegliatevi, è il senso ultimo del discorso di concisa efficacia. Ricordatevi da dove venite e chi siete, «arte e paesaggi, creatività e stile di vita» ma anche «politica di pace, e capacità di dialogo nel rispetto reciproco».

Occorre dunque che l’Italia ritrovi la fiducia in se stessa. Che l’anno, e il nuovo decennio che si aprono, portino tutti ad «arginare aggressività, prepotenze, meschinità, lacerazione delle regole della convivenza».

La missione, se così si potesse chiamarla, del messaggio di fine anno del presidente Sergio Mattarella è stata certamente ambiziosa, e solo il tempo ( e la speranza) potranno dire se sarà centrato l’obiettivo. Ma di certo l’invito diretto ai «concittadini e concittadine», e celato in sguardo e linguaggio segnati dalla serenità di un pater familias, suona come uno “svegliatevi!”.

Quando gli italiani hanno acceso la tv prima di accomodarsi per il tradizionale cenone hanno visto un capo dello Stato che, da una insolita anonima e defilata saletta dell’immaginifico palazzone quirinalizio, parlava loro come uno di loro. Il timoniere della Repubblica tracciava l’elogio dell’italiano comune, dell’ordinary people – come si direbbe altrove-, dei tanti «italiani silenziosi» : sono la maggioranza, quelli «che non hanno mai smesso di darsi da fare». E che costituiscono l’Italia reale, «quella che opera con altruismo e dovere».

E attenzione. I giovani, di tutto questo si sono ben accorti. Al di là dei social, che pure della campagne di odio sono diventati strumento – ragiona Mattarella- «le nuove generazioni avvertono meglio degli adulti che soltanto con una capacità di osservazione più ampia si possono comprendere e affrontare le realtà di un mondo sempre più interdipendente».

I giovani, dice più avanti nello stesso passaggio del discorso, «lo hanno capito, e fanno sentire la propria voce». Il riferimento al grande movimento ambientalista cui ha dato vita Greta Thunberg e a quello neonato e spontaneo delle Sardine è trasparente. Così come è chiaro di cosa Mattarella parli quando stigmatizza «aggressività, prepotenze, meschinità, lacerazioni delle regole della convivenza». Il salvinismo. Il guado che rischia ancora di farci deviare dalla nostra storia, dal nostro destino di europei e mediterranei, e dalla nostra identità nazionale.

 

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