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Cpr di Torino, la disumanità è permanente

Le proteste dei migranti e le denunce di LasciateCientrare. Un tunisino, affetto da una semiparalisi per poter utilizzare I bagni turchi, deve essere legato con corde improvvisate
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Ancora disagi e proteste nel centro di permanenza e rimpatrio ( Cpr) di Torino. Nel corso della notte tra il 24 e 25 novembre scorso è scoppiato un nuovo incendio nell’area viola del Cps. I vigili del fuoco sono dovuti intervenire entrando nelle zone interessate. I migranti reclusi – perché di reclusione si tratta – hanno protestato ancora una volta contro le pessime ed ingiuste condizioni di detenzione. «I reclusi – denuncia la campagna LasciateCIEntrare – continuano a denunciare la mancanza di assistenza sanitaria, di vestiti, di asciugamani, mentre il cibo è immangiabile. Il tutto avviene in una condizione di reiterati trattamenti inumani e degradanti».

Per questo gli attivisti della campagna che si occupa di monitorare le condizioni dei centri per migranti chiedono che vengano chiarite le motivazioni della protesta e vengano ascoltati gli uomini che «da diversi mesi provano a far valere il diritto ad un trattamento umano, rimanendo inascoltati e invisibili».

La situazione è sempre più problematica. In primis la struttura. D’inverno ci sono problemi con il riscaldamento ed in estate non ha mai funzionato l’impianto di condizionamento dell’aria. «Le condizioni di caldo asfissiante, in un’area dove non esiste alcun tipo di ristoro dal sole, poiché interamente costruita in cemento – denuncia sempre LasciateCIEntrare –, hanno costretto i reclusi ogni giorno a dormire all’esterno degli abitati, che sono cubicoli senza finestra non coibentati e che nelle ore più calde diventano delle fornaci».

Ma è l’assistenza sanitaria il punto critico principale del Cpr sia per chi vi arriva già in precarie condizioni di salute che di chi vi si ammala. «Intanto – sottolinea LasciateCIEntrare – sarebbe opportuno fare delle verifiche stringenti sulle certificazioni mediche e quindi sui certificatori che autorizzano la possibilità di ingresso e permanenza nel Cpr». Viene evidenziato che persone con patologie psichiatriche incompatibili con la vita in detenzione, sono state recluse nella struttura. Ci sono casi disumani che sono stati denunciati. Uno riguarda un uomo tunisino, affetto da una semiparalisi e con un esito di resezione del colon: poiché il Cpr possiede solo bagni turchi, egli deve essere legato con corde improvvisate per accedere ai servizi igienici.

Oppure emblematica la denuncia riguardante il caso di un uomo che ingoia 3 pile e beve detersivo. Chiede un supporto medico che gli viene negato. Da suoi contatti esterni viene avvisato il centro antiveleni dell’ospedale Niguarda di Milano, che consiglia un ricovero immediato per il ragazzo. Contemporaneamente viene contattato il 118 da attivisti e medici, ma al ragazzo verrà fornita soltanto una “purga”, senza visita medica. Lo stesso verrà rimpatriato quando ha ancora le pile nello stomaco.

 

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