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Grazie Pippi Calzelunghe, ci hai insegnato la libertà

Cinquant'anni fa andava in onda per la prima volta la serie tv
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Ognuno di noi deve ringraziare uno scrittore o una scrittrice, un pittore, un poeta o una regista che con una sua opera, un suo personaggio, una sua intuizione non solo ci ha emozionati, ma ci ha cambiato la vita. È quello che è successo per molte donne nel mondo quando hanno letto Pippi Calzelunghe di Astrid Lindgren, la scrittrice svedese morta nel 2002 all’età di novantacinque anni.

È grazie alla sua fantasia che milioni di bambine nel mondo hanno potuto identificarsi con un personaggio femminile libero, ribelle, felice. Un personaggio rivoluzionario. Invece delle solite principesse, principi azzurri, baci, rane e ranocchi, piomba nell’immaginario collettivo una bambina magica e autonoma, capace e determinata, circondata da strani animali che considera la sua famiglia.

Il romanzo viene pubblicato nel 1945. Lindgren si inventa la storia di Pippi Calzelunghe per la sua bambina, e costretta a letto da una caviglia rotta la mette per iscritto. Quasi venti anni dopo, nel 1969, è il momento della serie tv che consacra definitivamente il romanzo, la storia e la scrittrice. Capelli rossi legati in due code laterali, lentiggini, sorriso smagliante, scarpe enormi e calze lunghe, Pippi conquista da subito anche il pubblico italiano. Vive sola in una casetta sull’isola di Gotland con – come recita la bellissima sigla italiana – un cavallo a pois neri e la scimmia, che chiama signor Nilson. Il padre è un pirata dei mari del Sud. Le sue assenze non sono motivo di tristezza, come non crea nessun problema la mancanza della madre. Anzi, è forse proprio questa la scelta vincente. Per essere autonoma, libera e felice Pippi si deve liberare dal modello materno, stare lontana anche dal padre, da prendere a piccole dosi, e costruire da sola una nuova vita. Lindgren è stata pubblicata in oltre cento Paesi e tradotta in circa settanta lingue. Ma nella sua vasta e preziosa produzione non c’è solo la ragazzina ribelle. Ci sono una marea di personaggi e di avventure, alcuni dei quali diventano altrettante serie tv: L’isola dei gabbiani, Karlsson sul tetto, Emily.

Sono tutte storie che raccontano un’infanzia in cui bambini e bambine stanno sullo stesso piano, giocano allo stesso modo, amano ugualmente l’avventura. Lindgren smonta gli stereotipi, distrugge i ruoli e con Pippi Calzelunghe compie il miracolo: costruire una storia di libertà da cui non si può tornare indietro. Ben prima che in Italia venisse pubblicato il saggio Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belot- ti, la scrittrice svedese spezza le cate- ne di un immaginario dogmatico e ste- reotipato e dice alle bambine di tutto il mon- do: anche voi potete sognare, anche voi potete fare le magie, anche voi potete salire sugli alberi, anche voi potete vivere da sole, anche voi… Ma non lo dice solo alle bambine. Lo dice anche ai bambini. Anche loro liberati da fardelli e ruoli, possono sprigionare la propria immaginazione.

Non è un caso che Stieg Larsson, l’autore della trilogia Millennium, poi proseguita da un altro scrittore, facesse spesso riferimento a Lindgren. Uomini che odiano le donne, primo romanzo della trilogia, non poteva che essere scritto da un uomo che aveva messo in discussione se stesso e la propria identità anche grazie alle sue letture. La protagonista Lisbeth Salander che si vendica dell’uomo che la ha violentata si ispira a Pippi Calzelunghe. La trilogia è piena di riferimenti e lo stesso Larsson ammise la filiazione. Lisbeth è una Pippi dell’era digitale, una ribelle di oggi alle prese con un mondo poco fiabesco e molto violento. Eppure del personaggio di Lindgren conserva la determinazione, l’indipendenza, la voglia di raggiungere i propri obiettivi. Anche lei vive sola, non si arrende mai, neanche quando tutto sembra precipitare.

Millennium è una bellissima trilogia, un affresco in alcuni casi addirittura profetico sulle contraddizioni del mondo occidentale. Ma è soprattutto un inno alla libertà femminile. Anche il protagonista maschile della trilogia, Mikael Blomkovist, si ispira al quasi omonimo giovane detective di Lindgren, e per prenderlo in giro lo chiamano come lui, Kalle. Un altro bel libro, un’altra bella storia.

Oggi non ci resta che sperare che le nuove generazioni di bambini e bambine leggano il romanzo e vedano la serie tv.

Molte cose sono cambiate ma l’immaginario collettivo è forse l’ambito più restio a registrare i mutamenti identitari e sociali. Per quello Pippi Calzelunghe

resta ancora oggi il manuale delle ragazzine ribelli, delle ragazzine che vogliono giocare, divertirsi, stare all’aria aperta, sperimentando tutto quello che il mondo offre. L’arte della libertà si impara fin da piccole e il personaggio di Pippi Calzelunghe è il miglior esempio che si possa augurare anche alle bambine di oggi.

 

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