Il leader del M5s Luigi Di Maio tira le somme. E cerca di rispondere ai numeri di Matteo Salvini - quelli dei sondaggi che lo danno già vincente, al netto delle strategie - con quelli dei risultati che il governo del «cambiamento» ha ottenuto grazie alle spinte grilline. Un governo che, secondo Di Maio, la Lega vorrebbe far cadere proprio perché stava andando a toccare gli interessi delle lobbies di potere. E il vicepremier tira in ballo soprattutto la riforma della Giustizia, il vero pericolo avvertito da Salvini e che lo ha portato, sfruttando i risultati ottenuti, a mettere un punto all'esperienza di governo insieme. Di Maio fa il suo resoconto dettagliato parlando dal proprio profilo Facebook e spiando quello del collega, sul quale sottolinea con una penna rossa tutti i commenti di chi non gradisce il comportamento del capitano. «Gli italiani stanno affrontando una crisi di Governo assurda voluta dalla Lega. Evidentemente in questo anno la Lega ha passato il tempo a controllare i numeri dei sondaggi. Noi invece pensiamo che ci siano numeri più importanti da guardare: quelli relativi alle persone che ora hanno un lavoro stabile, quelli sulle redistribuzioni di migranti, le persone aiutate con quota 100 o dei vecchi dinosauri che non prendono più il vitalizio grazie a noi.Cosi, hanno fatto cadere il primo Governo vicino al popolo dopo decenni di sanguisughe, portandoci a votare in autunno», scrive Di Maio.   [embed]https://www.facebook.com/LuigiDiMaio/posts/2405637026139496?__xts__%5B0%5D=68.ARD291NNzyT4EoNrOklxZBPA-xlw0mhvpL_y5V6GhkB1vb4URR7AqLqXh3cRxDKGWUFjv9Y1nso9v86whsuSOnqQjNGIbHECNsL8PDjK6wDPKmpxZqWN_LeLtEg__WeJLrfZW2aK2flAYbKj2rre8Ab5i-r8wWv9Rhj6Vve1Z8aNZ_1qFTTEhO71XhtjHZQO6UcU9Wd3jvo-mG7xjvlrdSJRNxc1rQ8-YtTS4mNkPh3quAG0GbtSR8ZSs4Wi9Y_woS04m9ILrH130v5ntg1OprJrb8AUgwlkNyDBDPIfPHH_slKTQ72-lBiKJYqUUgEZr09v-6auN4W9RSlQ5eXkgt7NVQ&__tn__=K-R[/embed]   I leader grillino elogia il governo a trazione M5s, difende il premier Giuseppe Conte, «che non meritava il trattamento che gli hanno riservato» e parla di «inganno», ordito da Salvini, ma che «prima o poi si paga», rispolverando la logica renziana dello «stai sereno». E dà la responsabilità al collega col quale ha stretto un contratto capestro per parlare di lobbies e poteri forti, avversati, sottintende Di Maio, solo dal Movimento e non dalla Lega, che ha deciso di interrompere il processo avviato con l'era gialloverde. Un processo che per il vicepremier è rappresentato dalla «legge anticorruzione più punitiva d’Europa» e da un insieme di provvedimenti finalizzati «ad aiutare pensionati, poveri e precari». E qui la stoccata a Salvini sulla sua exit strategy: «forse lo ha fatto cadere proprio per questo - dice Di Maio - quando i sondaggi gli hanno detto che poteva staccare, lo hanno fatto. Così la Lega potrà tornare a difendere gli interessi di Autostrade e simili». Una scelta «fatta per puro egoismo», dunque. Ma «queste cose nella storia si pagano», avvisa il leader grillino, «l’ho detto anche nell’ultima telefonata a Salvini prima della fine. La superbia non ha mai portato lontano nessuno». Ma le ragioni della caduta del governo, secondo Di Maio, stanno in ciò che ancora non era stato fatto e, anzi, si stava per fare. «Quando stavamo per abolire la prescrizione, riformare la giustizia e far saltare le concessioni ai Benetton, guarda caso hanno fatto cadere tutto», insinua. E rispedisce al mittente l'ipotesi di un inciucio Pd-M5S, un tentativo di Salvini «di buttarla in caciara», per tentare «di screditarci agli occhi delle persone deluse da loro». Nessuna paura delle elezioni da parte del M5s, anzi, «andiamo a votare subito. E, facciamo subito un'altra cosa: tagliamo 345 poltrone di parlamentari e i loro stipendi. Possiamo farlo subito, manca solo un voto. Ci vogliono al massimo due ore per eliminare definitivamente 345 poltrone e risparmiare mezzo miliardo di euro. Sono tanti soldi. E si possono investire in modo più utile: in strade, scuole, ospedali. Non in stipendi di politici». Una riforma da fare «prima delle dichiarazioni di Conte alle Camere» e per la quale questa mattina il M5s ha iniziato a raccogliere le firme tra i parlamentari, per chiedere la calendarizzazione d’emergenza alla Camera del taglio dei parlamentari. «Contano i fatti, non le parole. E i fatti si possono dimostrare subito, non tra due mesi o tra due anni. Adesso. Poi subito il voto. Gli italiani non volevano e certamente non meritavano una crisi di governo a Ferragosto».