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Carcere di Padova, detenuti “declassificati” per necessità

La direttrice di "Ristretti orizzonti" Ornella Favero spiega: "Lo prevede l'ordinamento penitenziario, nel momento in cui si raggiungono i requisiti per un regime meno duro"
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Il carcere Due Palazzi di Padova, da almeno due anni, è nell’occhio del ciclone per presunti traffici di droga e di cellulari che avverrebbero con la complicità di alcuni agenti. Episodi simili sono stati riscontrati anche in altre carceri. Ma i riflettori sono oggi puntati sul carcere padovano. Nell’aprile del 2015 è stato chiuso il reparto di alta sicurezza ( as3), il regime duro riservato a condannati per reati di tipo associativo ( mafia, traffico di droga a livello internazionale, sequestri di persona, reati di terrorismo) a una sorveglianza più stretta rispetto ai “ comuni” in quanto inseriti nella criminalità organizzata. È stato un duro colpo per molti di quei detenuti che avevano intrapreso un percorso di cambiamento legato al territorio padovano e, interrompendolo, hanno subito un forte danno; inoltre c’è da ricordare che da qualche anno – proprio all’interno del carcere di Padova – vengono organizzati dalla redazione di Ristretti Orizzonti dei convegni assieme a docenti universitari, giuristi e persone, ai quali intervengono anche detenuti ristretti in sezioni di alta sicurezza.

Altro problema che si è verificato è stato anche quello del mancato rispetto della territorialità della pena: molti detenuti ospitati sono stati trasferiti a centinaia di chilometri dalle proprie famiglie, senza tener conto della vicinanza degli affetti e dei programmi di recupero avviati. Per ovviare a questa situazione alcuni detenuti reclusi in as3, per i quali era stato verificato il raggiungimento di obiettivi risultati di progressione trattamentale, sono stati declassificati dal Dap e ristretti assieme agli altri detenuti comuni di media sorveglianza. Nessuna anomalia, anzi una necessità. Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti, e sempre in prima fila per la difesa dei diritti dei detenuti, ha spiegato che la declassificazione è stata applicata raramente e ciò è uno sbaglio. « Come prevede l’ordinamento penitenziario – spiega la direttrice -, ogni sei mesi andrebbe svolta una vesottoposti rifica su ogni detenuto recluso nel regime di alta sorveglianza per valutare se abbia raggiunto i requisiti per ricevere una carcerazione più tenue » . Quelli che vengono “ declassificati” non sono restituiti alla libertà. Ornella Favero ha spiegato che “ non significa regalargli chissà quali privilegi, significa solo trattarli un po’ più da persone e un po’ meno da merci da scaricare da un carcere all’altro. O pedine da spostare su una scacchiera per rendere più funzionali quei circuiti, nati nell’emergenza e fatti per durare il tempo necessario per superare quella fase e dilatati invece all’infinito come succede per tutte le emergenze nel nostro Paese”.

Ma che cosa è accaduto? In questi giorni è stata aperta un’inchiesta generica della procura di Padova che mette sotto la lente d’ingrandimento le declassificazioni, come se dietro ci fosse qualcosa di anomalo o ambiguo. Un’inchiesta legata a quella del traffico di droga. Eppure è difficile capire quale sia il legame tra le due cose. Il traffico di droga e di cellulari, come già detto, avviene in molte carceri italiane e indistintamente tra detenzione dura o tenue. Gli inquirenti si sono focalizzati su Mario Pace, 57 anni, ristretto al carcere di Padova per omicidio e associazione mafiosa. È stato arrestato ( in carcere) pochi giorni addietro per spaccio: dalla sua cella gestiva un giro di cocaina dall’Olanda alla Sicilia. Era stato declassato. Però c’è un particolare: il declassamento avvenne nel lontano 2010, nulla a che vedere con i declassamenti recenti dopo la chiusura del reparto di alta sorveglianza. Quindi la presunta connessione tra traffici criminali e declassificazioni che sembrerebbe paventata dall’inchiesta ancora in fase embrionale, sembra inconsistente. Soprattutto perché il traffico di droga o di cellulari può avvenire anche nelle sezioni dure. Dall’altro canto è stata una fortuna l’avvenuto declassamento per alcuni detenuti del carcere di Padova, perché come dice Ornella Favero « essere declassificati a detenuti comuni significa rischiare meno di essere trasferiti, significa non finire in carceri con circuiti di Alta Sicurezza che sono il deserto, come la maggior parte di queste sezioni, significa poter lavorare fuori dalla sezione, incontrare la società che entra, come le migliaia di studenti con cui la redazione di Ristretti si confronta ogni anno, significa cominciare a perdere quella etichetta di mafiosi e basta e a sentirsi persone » .

DAMIANO ALIPRANDI

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