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L’Oms: «Bisogna ridurre le malattie non trasmissibili»

Oms malattie non trasmittibili
La salute dei detenuti è più fragile rispetto agli altri. Dal rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità emerge che queste patologie sono tra le maggiori minacce e le politiche per ridurle sono insufficienti
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In uno studio di 76 pagine, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha illustrato come affrontare il carico di malattie non trasmissibili nelle carceri nella regione europea. Si apprende che circa 30 milioni di persone, la maggior parte delle quali soffre di molteplici svantaggi, si muovono ogni anno a livello globale tra le carceri e le comunità. Il continuo flusso di persone tra la comunità e le strutture penitenziarie rende quest’ultime un punto focale della salute pubblica, poiché gli investimenti effettuati nei servizi sanitari carcerari riducono l’onere per l’assistenza sanitaria della comunità e alla fine contribuiscono a società più sane. Secondo l’Oms, affrontare le disuguaglianze sanitarie nelle carceri è fondamentale.

SONO QUATTRO I MAGGIORI FATTORI DI RISCHIO DI QUESTE MALATTIE

Le malattie non trasmissibili causano il 71% dei decessi a livello globale e rappresentano una sfida per i sistemi sanitari. Sono 4 i fattori di rischio di queste malattie più significativi nei luoghi di detenzione: uso di tabacco e alcol, bassi livelli di attività fisica e diete squilibrate. A ciò si aggiunge l’inquinamento ambientale e i fattori sanitari sistemici come cause di preoccupazione. Tuttavia – secondo lo studio dell’Oms, queste malattie sono scarsamente riconosciute come un problema sanitario importante nelle carceri, dove l’obiettivo principale è stato tradizionalmente la prevenzione delle malattie infettive e degli infortuni. Denuncia che ci sono scarse ricerche sulle malattie non trasmissibili nelle carceri o dati solidi dalle carceri. Il sotto-investimento nelle malattie non trasmissibili osservato nella società in generale è amplificato nelle strutture carcerarie, dove le malattie non trasmissibili non sono ancora considerate una priorità.

Il programma di lavoro europeo dell’Oms definisce una visione per supportare meglio i paesi nel raggiungimento della copertura sanitaria universale. Uno dei suoi fiori all’occhiello è la salute mentale, una componente importante della salute carceraria. Gli attuali sistemi informativi nella Regione Europea, tuttavia, non raggiungono in modo inadeguato l’intero mandato dell’erogazione dei servizi e dei risultati sanitari. Anche le informazioni sui fattori di rischio comportamentali acquisiti nelle cartelle cliniche delle carceri sono scarse. I dati precedenti del database europeo Health in Prisons suggerivano che solo il 2% degli Stati membri della regione disponeva di dati sulla percentuale di persone in sovrappeso in carcere e solo il 15% poteva indicare la prevalenza dell’ipertensione, entrambi fattori di rischio per le malattie non trasmissibili. Questo è il motivo per cui l’Oms ritiene che sia una priorità per i sistemi sanitari carcerari concentrarsi sulla piena attuazione delle cartelle cliniche penitenziarie. I sistemi informativi devono acquisire dati di alta qualità sui fattori di rischio delle malattie non trasmissibili in modo che possano essere adottate politiche basate sull’evidenza.

L’OMS PROPONE INTERVENTI PER RIDURRE IL CARICO DI QUESTE PATOLOGIE IN CARCERE

Il rapporto dell’Oms riassume le prove esistenti e presenta politiche e interventi per ridurre il carico di malattie non trasmissibili nelle carceri, fornendo esempi di buone pratiche in tutto il mondo. Sebbene non siano esaustivi, questi esempi offrono soluzioni pratiche semplici e ben progettate per aumentare l’attività fisica, migliorare la qualità nutrizionale, ridurre l’ uso di alcol e tabacco, controllare il diabete e l’obesità, ridurre la pressione alta e miglioramento degli interventi ambientali. Il rapporto dell’Oms riassume i dati di una recente ricerca sulle disuguaglianze delle malattie non trasmissibili nelle persone che vivono in carcere.

Quali sono? L’Oms indica alcuni fattori principali. La prevalenza di malattie cardiovascolari nelle persone di età superiore ai 50 anni che vivono nelle carceri in Europa è oltre 3 volte superiore a quella della popolazione generale. Le probabilità di avere una patologia respiratoria, tra cui l’asma e la broncopneumopatia cronica ostruttiva, sono da 3 a 6 volte più alte tra le persone in carcere rispetto alle comunità esterne. Rispetto alla popolazione generale, i detenuti hanno tassi di malattie psicotiche e depressione maggiore da 2 a 4 volte superiori e tassi di disturbo antisociale di personalità 10 volte superiori.

RISCHIO MAGGIORE IN CASO DI CONTAGIO CON IL SARS COV- 2

Inoltre, i dati provenienti dal Canada e dagli Stati Uniti d’America mostrano che alle persone detenute viene diagnosticato il cancro al collo dell’utero a tassi 4- 5 volte superiori e che il rischio di morire di cancro è 1,4- 1,6 volte più alto rispetto alle persone nelle comunità esterne. Le malattie non trasmissibili esistenti pongono le persone infettate con il Sars- CoV- 2 a un rischio più elevato di Covid grave o di morte. D’altronde, questo lo abbiamo visto in Italia. Nel periodo emergenziale, alcuni detenuti con malattie pregresse sono stati mandanti in detenzione domiciliare. Ci furono polemiche, perché diversi di loro erano reclusi per mafia. A seguito dell’indignazione, alcuni di loro furono rispediti dentro. Hanno contratto il covid e sono morti.

L’Oms sottolinea che una popolazione carceraria in aumento e che invecchia presenta ulteriori sfide a una popolazione che già sperimenta peggiori risultati di salute. Nel 2018 c’erano più di 11 milioni di persone che vivevano in carcere nel mondo, con un aumento dell’ 8% dal 2010. Una revisione sistematica incentrata sui dati epidemiologici delle persone in carcere ha evidenziato che gli anziani avevano tassi più elevati di diabete, cancro, malattie cardiovascolari e malattie del fegato. Vale la pena notare che, mentre nei paesi industrializzati e nella regione europea dell’Oms le persone di età pari o superiore a 65 anni sono convenzionalmente indicate come ‘ anziani’, è stato dimostrato che, per la popolazione carceraria, questa definizione vale dai 50 anni in su.

L’OBIETTIVO DELL’OMS È QUELLO DI MIGLIORARE LA SALUTE DEI DETENUTI

Quando le persone finiscono di scontare la pena, la loro salute risulta peggiore rispetto a coloro che non sono mai state incarcerate, perché hanno meno risorse economiche, livelli di stress più elevati, priorità contrastanti e scarso accesso alle cure. Poiché la popolazione carceraria sta crescendo e cambiando, è più probabile che un numero crescente di persone anziane soffra di malattie non trasmissibili. È stato anche riferito che l’invecchiamento di per sé, che si verifica a livello globale, gioca un ruolo nel profilo di età della popolazione carceraria e, di conseguenza, nella prevalenza della malattia.

L’obiettivo che l’Oms indica è quello di migliorare la salute delle persone che vivono in carcere e in altri luoghi di detenzione e raggiungere soprattutto l’obiettivo di sviluppo sostenibile: garantire una vita sana e promuovere il benessere per tutti a tutte le età, e ridurre disuguaglianza all’interno e tra i paesi. Per raggiungere tali obiettivi, è fondamentale affrontare le principali cause di morte prematura. Le malattie non trasmissibili rappresentano la maggior parte delle morti premature nel mondo, comprese le carceri. L’Oms conclude nel suo rapporto che tutti gli sforzi devono quindi essere incentrati sulla trasformazione delle carceri in ambienti che promuovono la salute in cui vi sia l’opportunità di impegnarsi nella prevenzione delle malattie non trasmissibili. La diagnosi precoce di queste malattie migliora la prognosi e quindi massimizza le possibilità di successo di qualsiasi intervento. Molte persone incarcerate provengono da comunità in cui ci sono barriere significative che bloccano l’accesso alle cure. Secondo l’Oms la reclusione può essere addirittura una sfida per ridurre le disuguaglianze poiché i governi, di fatto, hanno il dovere di prendersi cura delle persone private della libertà.

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