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«Servono giudici tributari indipendenti: possono esserlo anche i non togati»

Leone, presidente Cpgt. «La professionalizzazione dei giudici tributari non potrà avvenire in tempi brevi. Serve turnover senza l’epurazione degli onorari»
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«Il Consiglio di presidenza, già nel 2019, aveva affrontato questo tema, approvando una delibera di indirizzo per un eventuale turnover progressivo, afferma Antonio Leone, presidente del Cpgt, riguardo alla proposta di introdurre giudici tributari di ruolo, a tempo pieno e assunti per concorso.

L’attuale assetto “onorario” della giustizia tributaria è da tempo al centro del dibattito. L’assenza di giudici non di ruolo determinerebbe, innanzitutto secondo l’avvocatura, una scarsa qualità delle sentenze e sarebbe la causa principale dell’arretrato presso la Cassazione.

Una tesi respinta da Leone: «Numeri alla mano, delle circa 100mila sentenze emesse mediamente ogni anno dalle Commissioni tributarie provinciali, non più del 5 per cento viene modificato. L’arretrato in Cassazione è addebitabile ad altro».

I ministri dell’Economia e della Giustizia, comunque, lo scorso aprile, hanno nominato una commissione presieduta dal professor Giacinto della Cananea, per “analizzare ed elaborare proposte ed interventi in materia di giustizia tributaria”. E fra le proposte vi è anche quella di professionalizzare i giudici tributari.

«Premesso che ci sono vincoli di bilancio, tale professionalizzazione non potrà avvenire in tempi brevi ma, ripeto, bisognerà approfittare del turnover dei giudici che lasciano l’impiego volontariamente o per raggiunti limiti di età», puntualizza Leone, evidenziando quindi che «anche volendo fare una transizione verso una giustizia tutta togata, tale transizione non potrà che essere graduale, in modo che i nuovi giudici che prendono le funzioni possano imparare da quelli che già ci sono, come avviene in tutte le giurisdizioni».

Per Leone, comunque, chi «vuole una riforma radicale della giustizia tributaria parte dal presupposto della totale inadeguatezza dell’attuale giudice tributario e dunque vuol fare tabula rasa dell’esistente e concepire un nuovo giudice professionale, mandando sostanzialmente a casa tutti quelli che oggi svolgono questo ruolo».

Si tratta, prosegue il presidente del Cpgt, di una idea «da respingere. La giustizia tributaria – sostiene Leone presenta sicuramente alcuni difetti, come del resto tutte le altre giurisdizioni, ma non è certamente peggiore delle altre e anzi per alcuni aspetti è anche tra le più efficienti. Con questo non si vuole dire ovviamente che tutto funziona benissimo, è ovvio che si può migliorare, ma bisogna avere le idee chiare su dove si deve intervenire», aggiunge il vertice del Consiglio di presidenza.

La proposta di reclutare in pochi anni diverse centinaia di esperti del diritto tributario, in ogni caso, lascia perplesso Leone: «Io credo che si debba sfatare il mito della specializzazione: un giudice al suo primo giorno di udienza, anche se super preparato in una certa materia non sarà mai all’altezza di chi svolge il medesimo lavoro da un certo numero di anni». È per questo che, secondo il presidente del Cpgt, una riforma radicale rischierebbe di richiedere tempi lunghi: «Del resto – aggiunge – un problema del nostro paese è quello di fare riforme senza mai guardare al lungo periodo con l’illusione che fatta la legge tutto si realizzi spontaneamente e velocemente».

Per il presidente del Cpgt il punto focale resta invece l’autonomia e indipendenza dei giudici tributari. Assicurare l’autonomia e l’indipendenza dei giudici tributari, infatti, è compito proprio del Cpgt. «La priorità in questo momento dovrebbe essere quella di riformare l’organo di autogoverno della giustizia tributaria per rafforzarne la capacità di assicurare al giudice tributario autonomia e indipendenza».

 

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