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Coraggio: «È un dovere prevedere un fine pena anche per l’ergastolo»

Riforma della Giustizia, presunzione di innocenza e nuovi diritti: tanti i temi trattati dal presidente della Consulta in occasione della sua relazione annuale. Il ddl zan? "Non ho studiato la norma, ma una legge è sicuramente opportuna"
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«È inaccettabile la gogna mediatica di chi è sottoposto a indagini». A dirlo è il presidente della Corte costituzionale Giancarlo Coraggio, nel corso della conferenza stampa seguita stamattina alla consueta relazione annuale sull’attività della Consulta nel 2020. Il presidente Coraggio si dice «ottimista che con la riforma della giustizia si fermino i processi inutili fin dall’inizio» e si esprime quindi favorevolmente sul recepimento della direttiva Ue sulla presunzione di innocenza, auspicando che «si crei una reale cultura» sul tema.

«Il Recovery plan è un’occasione da non perdere. Anche per la riforma della giustizia, sulla quale direi che “ora o mai più” », sottolinea Coraggio.  «Poche volte abbiamo contato in Europa quanto contiamo ora. Abbiamo un ruolo trainante grazie all’autorevolezza del presidente del Consiglio e della maggioranza che lo sostiene». «È un dovere prevedere un fine pena anche per l’ergastolo», aggiunge il presidente della Consulta, richiamando il recente monito della Corte al legislatore  sulla disciplina dell’ergastolo ostativo.

Tanti i temi trattati nella relazione annuale dalla Consulta, tra cui quello dei “nuovi diritti” a cui è necessario garantire tutela.  «È compito proprio del legislatore farsene carico, ma in mancanza di un suo intervento, mancanza a volte giustificata dal tumultuoso evolversi della società, la Corte non può, a sua volta, rimanere inerte, specie quando sono in gioco i diritti di minoranze, la cui tutela è il naturale campo di azione dei giudici, quali garanti di una democrazia veramente inclusiva», sottolinea Coraggio. «Come le altre Corti, anche la nostra, si è trovata ad operare in un contesto caratterizzato insieme da una maggiore complessità e da una maggiore urgenza per il moltiplicarsi delle pretese che chiedono di essere ricondotte a diritti fondamentali e che sono avvertite, a torto o a ragione, come irrinunciabili e non procrastinabili. Il loro riconoscimento – osserva Coraggio – comporta un compito delicato, che richiede, anzitutto, una selezione attenta delle situazioni giuridiche meritevoli di tutela, per evitare che ogni pretesa si trasformi automaticamente in diritto, e poi che il “nuovo diritto” si inserisca armonicamente nel contesto preesistente: i diritti, come i valori che li esprimono, non vivono isolatamente, ma si limitano e si condizionano a vicenda, poiché il loro esercizio comporta altrettanti doveri e oneri a carico dei singoli o della collettività».

A proposito del ddl Zan, il presidente della Consulta ammette di non averlo «studiato proprio per non essere chiamato a dare un parere concreto sulle norme. Ma sicuramente una qualche normativa è opportuna», riconosce Coraggio, aggiungendo che  «il problema è all’ordine del giorno in Parlamento e abbiamo fiducia che il legislatore trovi una soluzione».

 

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