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È caos vaccini in carcere, ma le Regioni proseguono e Salvini fa autogol

Il commissario Figliuolo nell’ultima ordinanza ha indicato per i vaccini in carcere gli stessi criteri come per il resto della popolazione, in alcune zone continua la campagna vaccinale: su tutte l’Abruzzo, dove l’assessore alla Salute è leghista
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La campagna vaccinale per mettere in sicurezza la popolazione penitenziaria, detenuti e agenti, rischia nuovamente di procedere a singhiozzo. Un problema che nasce dall’ultima ordinanza numero 6/2021 emessa dal generale Figliuolo dalla quale emerge chiaramente che bisogna procedere con i vaccini in carcere seguendo gli stessi criteri indicati per la generalità della popolazione. Quindi l’indicazione è di dare la priorità agli anziani e persone con elevata fragilità. È la seconda volta che si crea un cortocircuito. Ricordiamo che durante la scorsa conferenza Stato-Regioni, il commissario avrebbe dato indicazioni di vaccinare solo la popolazione detenuta colpita da un focolaio. Poi la marcia indietro, anche se la regione Piemonte aveva preso alla lettera tale indicazioni. Grazie all’intervento del garante regionale Bruno Mellano e quello nazionale Mauro Palma, si è avuto un chiarimento.

L’ira di Matteo Salvini

Ma ora siamo al secondo dietrofront e si rischia di bloccare la già lenta campagna di vaccini in carcere iniziata a marzo. A tal proposito, per quanto riguarda la regione Lazio, è intervenuto l’assessore regionale Alessio D’Amato che ha riassicurato annunciando che nelle prossime ore arriveranno le prime dosi del vaccino Johnson&Johnson e saranno somministrate ai detenuti. Anche la regione Campania ha annunciato che proseguirà la campagna vaccinale per la popolazione penitenziaria. Ciò ha creato una reazione di indignazione da parte del leader della Lega Matteo Salvini: «Lazio e Campania vogliono vaccinare i detenuti prima di anziani e persone disabili. Roba da matti». Alle sue parole ha risposto il coordinatore dei garanti territoriali Stefano Anastasìa: «Salvini ha perso un’altra occasione per stare zitto. Attacca Lazio e Campania per le vaccinazioni ai detenuti, ignorando che in Lombardia e Veneto sono iniziate a marzo e che in tutta Italia interesseranno non solo i detenuti, ma anche il personale, gli uni e gli altri parte di comunità a rischio».

Il vicepresidente del Consiglio Regionale del Lazio, il leghista Cangemi, chiede vaccini in carcere

Non solo. Nella giornata di ieri è giunta anche la dichiarazione del vicepresidente del Consiglio Regionale del Lazio Giuseppe Emanuele Cangemi: «Più volte abbiamo denunciato l’assurda mancanza di immunizzazione degli operatori dei penitenziari, che si sono trovati a dover lavorare in condizioni di rischio di contagio elevato, tanto è vero che spesso gli istituti sono diventati a loro volta cluster di diffusione del Covid. Finalmente, il 19 aprile prossimo inizieranno le vaccinazioni all’interno degli istituti penitenziari, a partire dagli agenti di Polizia Penitenziaria e dai detenuti». Parole importanti, perché Cangemi è un consigliere della Lega.

In Abruzzo è stato vaccinato circa il 90% dei detenuti e l’85% del personale penitenziario

Le parole di Salvini diventano un ulteriore autogol visto che l’Abruzzo, governata dal centrodestra che comprende anche la Lega, è la regione virtuosa proprio per quanto riguarda la vaccinazione dei detenuti. Infatti, già a metà marzo, il Garante dei detenuti dell’Abruzzo Gianmarco Cifaldi ha fatto sapere che è stato vaccinato circa il 90% dei detenuti e l’85% del personale penitenziario. Un grande risultato che riguarda una giunta regionale che ha come assessore alla Salute la salviniana Nicoletta Verì.Ma perché è necessaria la vaccinazione, reclamata da tutti i sindacati di polizia penitenziaria, compresi quelli che erano stati cavalcati dalla propaganda leghista? A spiegarlo è l’associazione Antigone. Denuncia che il Covid 19 sta significando un aggravio alla pena che i detenuti e le detenute scontano: il blocco delle attività lavorative, scolastiche e formative; dei colloqui con i propri familiari; in alcuni casi gli isolamenti e le quarantene che li costringono in cella per giorni e giorni. Un esempio è l’accorata lettera, pubblicata da Il Dubbio, della figlia di Giuseppina Cianfoni, donna di 65 anni, positiva al Covid, da un mese in isolamento in una cella a Rebibbia, senza la possibilità di vedere nessuno, con soltanto una branda, un wc a disposizione e senza potersi fare la doccia. Come lei, tanti altri detenuti vivono questa atroce realtà. Per questo la somministrazione dei vaccini in carcere deve rimanere una priorità. In tutto questo c’è l’aggravante del sovraffollamento penitenziario. Ecco perché si dovrebbero emanare provvedimenti legislativi ad hoc. Uno di questi potrebbe essere l’aumento dei giorni di detrazione della pena prevista nell’ambito della liberazione anticipata speciale.

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