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Kennedy-Nixon, sessant’anni fa il padre di tutti i confronti Tv che cambiò la politica

Sessant’anni fa, l’evento che ha cambiato per sempre la comunicazione politica, proiettando la politica stessa nella modernità
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«Quel figlio di puttana ci ha appena fatto perdere le elezioni!». Cabot Lodge, candidato alla vicepresidenza per il patito repubblicano aveva capito tutto: il primo confronto televisivo nella storia delle presidenziali americane aveva segnato il trionfo di John Friztgerald Kennedy e la completa disfatta per Richard Nixon.

Doveva essere un autentico orco delle favole JFK per Lodge che, otto anni prima, era stato umiliato proprio dal giovane democratico alle senatoriali del Massachussett. E adesso aveva malmenato anche il povero Nixon davanti quasi ottanta milioni di americani.

Accadeva esattamente sessant’anni fa ed è stato il padre di tutti i confronti televisivi, l’evento che ha cambiato per sempre la comunicazione politica, proiettando la politica stessa nella modernità. Oggi, nell’era dei social dominata da slogan, meme, messaggi emozionali e tanta spazzatura ci sembra una cosa normale, ma nel 1960 era come lo sbarco di un’astronave aliena al centro di una metropoli, Nervoso, impacciato, la fronte imperlata di sudore, un vestito grigio topo che si confonde con la tappezzeria dello studio, Nixon viene fatto a pezzi dalla sfrontata scioltezza del rivale, sicuro di sé, sorridente, abbronzato. Kennedy non ha bisogno di colpire duro e rimane nel recinto dellla disputa cordiale, è sufficiente sfruttare le goffe sortite del rivale che appare stanco, quasi malato, un pesce fuor d’acqua in quel ring elettronico che per la prima volta avrebbe deciso la battaglia per la Casa Bianca.

Dal suo entourage provano a balbettare qualche giustificazione; aveva avuto un forte raffreddore la sera precedente, anzi no, la settimana prima era stato in ospedale per una ferita ad una gamba che lo aveva fiaccato. I comunicatori di Nixon non si accorgono di scavare una fossa ancora più profonda al loro protetto che appare alla nazione come un uomo debole, dalla salute precaria. E poiché non aveva il carisma pazzesco di Franklin Roosevelt il popolo non era disposto a farsi guidare da un comandante malfermo.

Eppure Nixon era un uomo politico esperto e navigato, lo chiamavano “Tricky Dick”, “Dick il furbetto, nomignolo che si conquista con le prime spregiudicaste manovre all’interno del Gop e che si porta appresso per tutta la carriera, fino all’inglorioso epilogo del Watergate, Mentre Kennedy era un giovanotto di belle speranze, membro però della minoranza cattolica in un paese protestante fino al midollo, e fino a quel giorno era indietro nei sondaggi rispetto al l’avversario.

Contro ogni previsione bucò il piccolo schermo con la stessa forza dirompente e rivoluzionaria con cui il primo soldato utilizzò la polvere da sparo contro le lance e le spade del nemico.

La vecchia politica viene rivoltata come un calzino; non sono più i contenuti, il merito, la sostanza delle proposte a tenere banco ma la loro confezione, l’empatia silenziosa che si stringe tra Kennedy e gli elettori, colpiti dalla freschezza e dai sorrisi del candidato che guarda dritto nell’occhio della telecamera, All’epoca non esisteva alcuno studio sull’influenza della televisione nei comportamenti dell’elettorato, sulla necessità di “vendere” un personaggio politico come un qualsiasi prodotto, di promuoverlo come accadeva alle nascenti rockstar che, un fenomeno assieme all’invenzione dei “giovani” segnò l’inizio degli anni 60. Da quel 26 settembre i sociologi e gli studiosi delle società di massa hanno trovato un nuovo e fecondo campo di ricerca. Un territorio vergine, occupato interamente dal corpaccione e dai lineamenti irlandesi di JFK.

Per Nixon l’esperienza è traumatica al punto che, nel 1968 e nel 1972, quando sarà nuovamente candidato alla presidenza, rifiuta categoricamente ogni dibattito in tv.

L’ultimo duello tra Donald Trump e Joe Biden sembra il figlio deforme di quel primo confronto, una versione distopica e marcita della democrazia telematica, con i due sfidanti che si sono affrontati a colpi di insulti, contumelie e continue interruzioni, quasi a scimmiottare il bullismo che impera nei social. La prima elezione di Trump, il referendum sulla Brexit e l’affermazione di forze politiche che utilizzano la rete come un oggetto contundente sono tra gli effetti più tangibili di questa traformazione, È stata scena avvilente che in qualche modo potrebbe marcare un ulteriore balzo in avanti della comunicazione politica moderna, ormai in completa balìa dei capricci e del livido malanimo del web. La televisione non è più la scatola magica che può causare le fortune e le sfortune dei predatori politci, ma un sipario stanco che rimastica malamente modelli di informazione nati su altri media, Secondo tutti gli istituti di ricerca d’oltreoceano, oltre a disgustare gli elettori, la rissa verbale tra il tycoon e l’ex vice di Barack Obama non ha infatti spostato di un millimetro le loro intenzioni di voto. Oltre che ad essere fastidioso e sgradevole, il dibattito presidenziale in diretta tv si rivela anche un esercizio inutile.

 

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