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Fiandaca: “Di Matteo non adeguato al Dap”

Il giurista e garante dei detenuti in Sicilia non ha dubbi: "Lo scontro tra Bonafede e Di Matteo un diversivo, i problemi delle carceri sono altri"
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Lo scontro tra il ministro Alfonso Bonafede e il magistrato Nino Di Matteo?: “Non è un affare importante”. Giovanni Fiandaca, docente di diritto penale e garante dei detenuti in Sicilia, ha altre priorità. Primo, i “gravi problemi di strutture, gestione e disciplina legislativa complessiva del sistema carcerario”. E poi, naturalmente, il sovraffollamento carcerario che, soprattutto in tempi di Covid, avrebbe potuto essere risolto con un maggior ricorso alle misure alternative .

E naturalmente anche ai detenuti per mafia va riconosciuto il diritto costituzionale alla salute. Seondo Fiandaca le Procure antimafia in modo particolare, “esprimono  una concezione unilaterale del trattamento dei detenuti e pretendono di allineare la gestione del sistema carcerario a una logica puramente repressiva legata al ruolo del pm. Deformazione professionale”.

E sulla mancata nomina di Di Matteo al Dap, “Non basta – dice Fiandaca – essere un simbolo antimafia, con tutto il rispetto per l’attività da lui svolta su cui non ho mancato comunque di esprimere qualche perplessità. Ci vogliono altre attitudini. Quella di Dino Petralia, ora nominato capo del Dap, mi sembra una scelta promettente: è un magistrato di grande equilibrio, competenza giuridica e capacità organizzativa”.

Il governo sta introducendo nuovi limiti al potere discrezionale dei giudici di sorveglianza. È una giusta misura di cautela la richiesta di parere alle Procure sulle domande di scarcerazione? “Si poteva chiedere anche prima – risponde Fiandaca – anche se non era obbligatorio. Ma su questo punto condivido le preoccupazioni di Antonietta Fiorillo, responsabile del coordinamento dei magistrati di sorveglianza. Non vorrei che dalla Procure arrivassero solo carte e si intasassero gli uffici. I dati cartolari devono essere aggiornati sulla pericolosità attuale del detenuto. E vanno integrati con notizie sull’evoluzione dei rischi di contagio e sulla adeguatezza delle strutture sanitarie intramurarie”. Il rischio più grave che Fiandaca paventa è che sulle scarcerazioni “si diano ora risposte palliative e buone solo per tranquillizzare l’opinione pubblica e salvare a Bonafede il posto di ministro”.

 

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