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Scudo penale, l’incognita dal renzismo ai giallorossi

Voluto nel 2015, prevede l’immunità dai reati ambientali per I commissari che operano per il risanamento della fabbrica. Ridotto dal governo gialloverde, ora Italia Viva vuole estenderlo a tutti gli impianti che fanno bonifiche ambientali
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Secondo il Movimento 5 Stelle, non è lo scudo penale la ragione della volontà di recesso di Arcelor Mittal. Il premier Giuseppe Conte, invece, è pronto a reintrodurlo a patto che la multinazionale mantenga il livello occupazionale. A prendere l’iniziativa, tuttavia, è stata Italia Viva con due emendamenti che puntano a reintrodurre la norma nel dl Fiscale.

La norma, introdotta ad hoc per lo stabilimento di Taranto nel 2015 sotto il governo Renzi, prevedeva l’immunità penale per responsabilità oggettiva dei manager dello stabilimento, per tutti i reati di tipo ambientale, che derivavano da condotte illecite precedenti alla loro gestione dell’ex Ilva ma che ancora producevano effetti negativi ( Il testo prevedeva l’esclusione della “responsabilità penale e amministrativa del commissario straordinario, dell’affittuario o acquirente dell’Ilva in relazione alle condotte poste in essere in attuazione del Piano ambientale”).

La ratio era quella di salvaguardare i nuovi conduttori dello stabilimento, in virtù del fatto che si erano impegnati a bonificare l’area. Nel 2019, il governo gialloverde ha ridimensionato lo scudo con un articolo del decreto Crescita. La nuova previsione viene limitata “dal punto di vista oggettivo l’esonero da responsabilità alle attività di esecuzione del cosiddetto piano ambientale, escludendo l’impunità per la violazione delle disposizioni a tutela della salute e della sicurezza sul lavoro’, e ‘ individua nel 6 settembre 2019 il termine ultimo di applicazione dell’esonero da responsabilità’. Nel febbraio 2019 il gip di Taranto ha sollevato la questione di costituzionalità davanti alla Corte, che tuttavia ha restituito gli atti al giudice l’ 8 novembre, in virtù delle modifiche normative.

L’ipotesi di ripristinare lo scudo o almeno di dargli una scadenza progressiva ( coprendo gli impianti da mettere a norma per il periodo necessario ai lavori) è stata avanzata dal Pd nel decreto Salva- imprese, cassata però dai 5 Stelle. Ieri, infine, Italia Viva presenta due emendamenti. Uno per reintrodurre lo scudo per le ‘ condotte poste in essere dal 3 novembre 2019 alla data di scadenza del termine di attuazione del Piano ambientale’ fatti salvi ‘ i principi stabiliti dalla giurisprudenza costituzionale in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori’. Il secondo, invece, per evitare un sindacato sfavorevole da parte della Consulta, prevede l’estensione dello stesso tipo di tutela penale a tutte le imprese impegnate in procedure di risanamento ambientale. 

 

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