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Il suicidio politico- giudiziario annuciato dei democrat

L’esperimento politico del nuovo centrosinistra naufraga prima ancora di vedere il mare. Il suicidio è servito
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Sulla vocazione tafazzista del Pd si è scritto e detto di tutto. Ma quello che è successo in Umbria negli ultimi mesi è la trama di un libro che potrebbe chiamarsi: “Storia di un suicidio politico annunciato”.

Come spesso accade tutto nasce da un’inchiesta giudiziaria. Lo schema è sempre lo stesso: i magistrati della procura di Perugia inviano un avviso di garanzia alla presidente della regione, la dem Catiuscia Marini, ipotizzando il reato di abuso d’ufficio. Nel giro di qualche ora quell’avviso di garanzia campeggia sui siti e sui giornali di mezza Italia trasformandosi in una condanna senza appello. Anzi, senza neanche lo straccio di un’udienza. A qual punto parte il fuoco di fila dei 5Stelle – che in quei giorni erano ancora al governo con la Lega – i quali chiedono la testa della governatrice.

Il Pd tentenna. Prima tiene duro e chiede alla Marini di restare. Poi schianta di botto e, Zingaretti in persona, ne chiede le dimissioni. La presidente è confusa; proclama la sua innocenza, chiede tempo: almeno quello necessario a capire se ci sarà un rinvio a giudizio oppure – come spesso accade – se le accuse contro di lei finiranno con un’archiviazione. Ma la pressione è troppa e alla fine cede alle richieste del Nazareno e annuncia le proprie dimissioni.

Eppure dietro l’angolo c’è un nuovo colpo di scena: la maggioranza in consiglio regionale disobbedisce agli ordini del partito e vota contro quelle dimissioni. La ribellione dei dem umbri dura poco, giusto il tempo di accogliere Walter Verini, il commissario politico inviato da Roma che accompagna Catiuscia Marini alla porta.

Ma il vero colpo il genio arriva qualche mese dopo. Il governo gialloverde cade e viene sostituito da quello giallorosso. I leader decidono che l’Umbria può diventare il primo laboratorio politico nel quale testare la formula della nuova alleanza di governo. Dunque Pd e 5Selle ( vittime e carnefici) presentano un candidato comune suggellato dalla famosa foto di Narni, un’istantanea che ritrae Giuseppe Conte, Nicola Zingaretti, Luigi Di Maio e Roberto Speranza tutti insieme appassionatamente.

Il finale è scritto: Salvini trionfa e l’esperimento politico del nuovo centrosinistra naufraga prima ancora di vedere il mare. Il suicidio è servito.

 

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