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L’ex boss Franco Muto ai domiciliari, l’avvocato: «assolto dall’accusa di essere un mafioso»

Le polemiche per la concessione degli arresti domiciliari. Il legale: «Semplicemente non è un condannato definitivo e, per il reato non mafioso, viene a mancare la presunzione di assoluta idoneità della custodia cautelare in carcere»
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La concessione dei domiciliari al presunto boss ottantenne Franco Muto della cosca ‘ ndrangheta di Cetraro, in provincia di Cosenza e soprannominato “il re del pesce” ha provocato una serie di polemiche. Dal 41 bis ai domiciliari per problemi di salute, i titoli di vari giornali che hanno fatto suscitare le indignazioni e polemiche da parte non solo del M5s tramite le parole del presidente della commissione Antimafia Nicola Morra, ma anche da parte del senatore Ernesto Magorno del Partito Democratico criticando la decisione dei giudici. Viene tirato in ballo perfino il ministro della Giustizia Bonafede, affinché intervenga. E a farlo è un altro esponente del Partito Democratico, Stefano Graziano.

Ma è vero che Franco Muto è ai domiciliari per problemi di salute, nonostante sia al 41 bis? Uno dei suoi legali, l’avvocato Luigi Gallo del foro di Cosenza, contattato da Il Dubbio, ha espresso meraviglia per le polemiche. In realtà Franco Muto ha già scontato tre anni al 41 bis e a luglio, al processo di primo grado, è stato assolto dall’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso e condannato a 7 anni – il massimo della pena – per intestazione fittizia di beni.

«Una volta decaduto il 416 bis – sottolinea l’avvocato Gallo – stavamo aspettando la decisione da parte del tribunale di sorveglianza di Roma per la revoca del 41 bis che ovviamente ci sarebbe stata». Sì, perché, non essendo più considerato un boss mafioso, cade anche il senso della carcerazione dura. D’altronde, a titolo esemplificativo, era accaduto per Massimo Carminati quando venne assolto dal reato di associazione mafiosa nell’ambito di mafia Capitale, successivamente ripristinato con decreto del ministro Bonafede dopo la condanna per mafia nel giudizio di appello.

Ma Franco Muto è quindi ai domiciliari per motivi di salute? «È una fake news – spiega l’avvocato Luigi Gallo, – il mio assistito non è ai domiciliari per motivi di salute, perché nonostante le sue condizioni sono gravi, per i magistrati era compatibile con il carcere». Quindi perché ha il diritto ai domiciliari? «Semplicemente perché non è un condannato definitivo e, per il reato non mafioso, viene a mancare la presunzione di assoluta idoneità della custodia cautelare in carcere», spiega sempre l’avvocato Gallo.

In effetti la legge è chiarissima. La misura della custodia cautelare non trova applicazione qualora si riesca a dimostrare che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con il ricorso ad altre misure, tipo gli arresti domiciliari. Salvo appunto i reati particolarmente gravi, quali i delitti di mafia o associazione terroristica. Parliamo di una legge che è servita per arginare l’abuso della custodia cautelare in carcere. Problema, in realtà, tutto non risolto visto la percentuale alta di chi si trova a scontare il carcere nonostante non sia condannato definitivamente. Parliamo della legge numero 47/ 2015 con la quale il codice di procedura penale è stato modificato in materia di misure cautelari personali. Una legge votata anche dal senatore del Pd Ernesto Magorno quando era deputato nel 2014.

Franco Muto è stato assolto dall’associazione mafiosa, quindi viene a cadere l’esigenza del 41 bis, e avendo anche già scontato tre anni di carcere, ha il diritto ai domiciliari in attesa della sentenza definitiva. Un diritto concesso dal Tribunale del Riesame di Catanzaro, poiché l’imputato, ne poteva beneficiare, in virtù di quanto stabilito dalla legge, non essendoci l’obbligo assoluto della custodia in carcere. Se dovesse essere condannato definitivamente, sconterà il resto della pena in carcere.

 

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